Avvocato condannato per istigazione e imputato per stalking

Sorpreso dai poliziotti alla guida di un’auto senza assicurazione: “Chiudiamo un occhio, vi offro un caffè”. Denunciato anche dalla ex per atti persecutori

BRINDISI – Condannato a un anno e dieci mesi per istigazione alla corruzione e imputato per stalking ai danni della ex fidanzata: un avvocato del foro di Brindisi è stato ritenuto colpevole dal Tribunale per aver cercato di corrompere i poliziotti che lo sorpreso alla guida di un’auto, senza assicurazione, già sottoposta a fermo amministrativo. Nel frattempo sta affrontato un altro processo dopo la denuncia sporta dalla sua ex compagna.

I due processi

Aula Metrangolo tribunale Brindisi 5-2Il professionista è stato giudicato con rito ordinario dal collegio presieduto da Gienantonio Chiarelli, per fatti contestati con riferimento a quanto avvenne l’11 luglio 2015, in occasione di un controllo stradale ordinario. La difesa ha già annunciato appello.

Lo stesso legale dovrà difendersi dall’accusa di atti persecutori nei confronti dell’ex compagna, dopo la fine della relazione avvenuta due anni fa. Con l’accusa di stalking venne sottoposto agli arresti domiciliari per un breve periodo di tempo, in seguito alla violazione del divieto di avvicinamento. Essendoci la necessità di tutelare la presunta parte offesa, BrindisiReport non pubblica le generalità del legale.

Istigazione alla corruzione

L’accusa più grave, quella legata all’istigazione alla corruzione, è stata mossa in relazione alla frase che l’avvocato pronunciò rivolgendosi agli agenti che lo fermarono: “Ho lasciato la carta di circolazione nel mio studio, se possiamo fare qualcosa, chiudiamo un occhio e vi offro un caffè”, si legge nel capo d’imputazione. Gli ufficiali di pubblica sicurezza gli contestarono la violazione dell’articolo 180 del Codice della Strada. Secondo l’accusa, il professionista avrebbe offerto ai poliziotti “una utilità non dovuta per indurli a omettere di contestargli la contravvenzione”. Offerta che non venne accettata.

Falsa dichiarazione

In quella stessa circostanza, stando alla ricostruzione dell’accusa, il legale avrebbe dichiarato falsamente ai poliziotti di essere un avvocato, “qualità personale non corrispondente al vero” in quel periodo. Gli accertamenti misero in evidenza che all’epoca era iscritto nell’elenco dei praticanti e che aveva sostenuto l’esame scritto.

Il controllo stradale portò alla contestazione di un terzo reato: “Sottrazione o danneggiamento di cose sottoposte a sequestro”, perché l’auto già sottoposta a sequestro il 29 giugno 2015 essendo sprovvista di assicurazione obbligatoria, anziché restare in un deposito, venne usata. Risultò che “aveva percorso 406 chilometri”. Gli agenti accertarono anche che lo stesso giorno del controllo, una volta portata su un carro attrezzi, sotto l’abitazione dell’imputato, l’auto poco dopo non era più lì.

Parti civili

Il pubblico ministero, non togato, a conclusione dell’istruttoria dibattimentale aveva chiesto la condanna a un anno. Il Tribunale ha chiuso il conto a dieci mesi di più, con il riconoscimento del risarcimento danni in favore dei poliziotti che si sono costituiti parti civile, già in sede di udienza preliminare.

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