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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Cronaca

Bagagli svuotati in aeroporto: in aula i video dei 'furbetti'. In tre hanno contestato il licenziamento

In tre hanno impugnato il licenziamento dinanzi al giudice del lavoro, ma non l'hanno spuntata. Tra questi ce n'è uno che è ancora sotto processo per le ruberie nei bagagli dei viaggiatori in transito presso l'aeroporto di Brindisi.

BRINDISI - In tre hanno impugnato il licenziamento dinanzi al giudice del lavoro, ma non l’hanno spuntata. Tra questi ce n’è uno che è ancora sotto processo per le ruberie nei bagagli dei viaggiatori in transito presso l’aeroporto di Brindisi (Video). Gli altri due hanno già definito le proprie posizioni con un patteggiamento o dinanzi al gup che li ha condannati al termine del rito abbreviato. Erano dipendenti dell’Ivri, istituto di vigilanza che si è costituito parte civile, con l’avvocato Laura Panciroli, nel processo che è entrato nel vivo oggi. La società intende battere cassa proprio perché ritiene di aver subito un danno ingente: il contratto con Aeroporti di Puglia per lo scalo di Brindisi non fu rinnovato proprio per via dell'inchiesta compiuta dalla polizia di frontiera di Brindisi, coordinata dal pm Milto Stefano De Nozza che ora sostiene l’accusa nel giudizio con rito ordinario che si sta celebrando dinanzi al Tribunale di Brindisi (Cucchiara, De Angelis, Testi) in cui sono imputati Andrea Torino, 24 anni di Brindisi, Claudio Malvaso, 34 anni di Mesagne, Antonio Binetti, 38 anni di Brindisi e Antonio Lazzoi, 27 anni di Brindisi, quest'ultimo operaio aeroportuale. Di questi a ricorrere al giudice del lavoro per non perdere il proprio impiego è stato Andrea Torino.

Il sostituto procuratore Milto De NozzaNell'udienza odierna è stata prima acquisita la testimonianza del dirigente della polizia di frontiera che effettua servizio all’aeroporto come “Polaria”, il vicequestore Salvatore De Paolis, poi vi sono stati l' esame e controesame dell’ispettore Antonio Calò, colui che materialmente si è occupato dell’attività investigativa.

In aula sono stati proiettati i video captati dalle quattro microcamere che erano state posizionate in quattro diversi luoghi dell’aeroporto di Brindisi, puntate sui nastri che trasportano i bagagli da stiva e nello stanzino in cui vi sono i monitor per il controllo delle eventuali anomalie oltre che per la verifica “manuale” nelle valigie. Ascoltati i due testi, mentre venivano proiettati i filmati che si trovano ora nel fascicolo del dibattimento, è stato fissato un punto non di poco rilievo: nessuna delle guardie giurate, men che meno un operaio aeroportuale, avrebbe mai potuto mettere mano nei trolley dei passeggeri senza che vi fosse un poliziotto e il proprietario dello stesso.

E invece, a quanto è emerso dai video, si manipolavano i bagagli. Se poi a questo si aggiungono le intercettazioni ambientali (per la cui trattazione in aula si dovrà aspettare che il consulente nominato termini il proprio lavoro di trascrizione) e le denunce di furto di Ipad, profumi e perfino di un caricabatterie di un cellulare, dal valore certamente irrisorio, allora sembrerebbe più che chiaro che quell’intenso armeggiare dentro e fuori le valigie avesse come scopo la ricerca di qualcosa di cui appropriarsi. Furto o peculato, a seconda di chi ne risponde. 

Antonio BinettiIl primo episodio risale al 2009 e fu compiuto in danno di un passeggero cinese. Era un ragazzo che aveva trascorso un periodo nel Salento per motivi di studio. Un universitario che fu costretto a formulare la denuncia in Cina, via mail. Dei dieci episodi contestati, quattro sono tentativi andati in fumo per varie ragioni: una volta perché c'era la chiusura a combinazione, un'altra volta perché della semplice carta era stata scambiata per banconote attraverso il video del sistema Bhs, un'altra volta ancora perché subito dopo essersi impossessati di una Playstation, uno dei due vigilantes si accorse della presenza di una delle cinque microcamere (e svariati microfoni spia) piazzate dalla Polaria nel locale, e si affrettò col collega a riporre tutto in valigia. E un'altra volta solo perché la valigia era stata già ripassata da altri del gruppo degli otto che furono arrestati nell’aprile 2012 su ordinanza di custodia cautelare.

Andrea TorinoGli indagati in tutto erano nove, ma stamani e anche nelle udienze che verranno, la prossima della quale fissata per il 9 luglio, si tratterà solo la posizione di quattro di loro che rischiano tra l’altro di dover risarcire l’Ivri per il presunto danno arrecato all’azienda con il proprio comportamento.Le difese, sostenute dagli avvocati Danilo Di Serio, Vincenzo Farina, Antonio Maurino e Rolando Manuel Marchionna, puntano a dimostrare che le guardie giurate e anche l’operatore aeroportuale alla sbarra in realtà si occupavano meramente di controlli. Il vicequestore Salvatore De Paolis ha più volte ribadito con estrema precisione quali sono le procedure. E specificato che mai, in nessun caso, la polizia avrebbe potuto delegare ai vigilantes il compito di effettuare manualmente le verifiche all’interno dei bagagli.

Claudio MalvasoIn caso di allarme suscitato dal rischio di presenza di esplosivo, allora sarebbero intervenuti gli artificieri e sarebbe scattato il protocollo di sicurezza che avrebbe impedito ai vigilanti perfino di avvicinarsi alle valigie sospette. Le immagini sono chiare. La “manipolazione” avveniva a ogni ora del giorno e della notte, sempre a opera delle stesse persone. Alle 5 del mattino, così come in orari meno insoliti. Sgabuzzino chiuso, luce spenta e via a cercare qualcosa di interessante.Le sengalazioni giunte alla polizia di frontiera che ha indagato su episodi avvenuti dal 2009 e il 2011 ma principalmente nel 2011, erano numerosissime. C’erano state poi anche fonti confidenziali che avevano confermato che il vizietto era consuetudine in quel dell’aeroporto Papola. L’attività tecnica ha fatto il resto.

Salvatore De Paolis,dirigente della Polizia di Frontiera a BrindisiI quattro imputati si dichiarano innocenti ed erano in aula. Uno di loro, Antonio Binetti, ha oggi reso dichiarazioni spontanee portando con sé un contenitore in pelle rettangolare solitamente agganciato ai trolley e necessario per inserirvi i dati del proprietario. Sostiene che sia stato scambiato per un cellulare, e ha ammesso di essersene appropriato: “Ne cadono a decine sul pavimento”, ha spiegato. Nessuno ha potuto fargli domande, perché in sede di spontanee dichiarazioni non è possibile intervenire. Ma Binetti ha già detto che si sottoporrà all’esame: il suo e quello degli altri tre imputati potrebbe già avere luogo durante la prossima udienza, esattamente tra due settimane.  

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