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Bancarotta fraudolenta, condanna definitiva per Bozzetti

Ordine di carcerazione per l'imprenditore di Brindisi, 74 anni, ricoverato in ospedale: deve scontare la pena residua di 4 anni, 5 mesi e dieci giorni, dopo essere stato riconosciuto colpevole di reati conseguenti al fallimento della Tubisaldo. Venne arrestato il 3 giugno 2010 nell'operazione Matrioska. La difesa chiede i domiciliari

BRINDISI – Sette anni dopo l’arresto per bancarotta fraudolenta, conseguente al fallimento della società Tubisaldo, all’imprenditore Antonio, detto Uccio, Bozzetti, è stato notificato l’ordine di carcerazione legato alla condanna diventata definitiva nonostante la professione di innocenza.

Il brindisino, 74 anni, deve espiare a pena di quattro anni, cinque mesi e dieci giorni. Bozzetti è ricoverato in ospedale, al Perrino, per via delle condizioni di salute e al momento resta ristretto nel nosocomio in attesa che i medici si pronuncino sulle dimissioni. La difesa, affidata agli avvocati Ladislao Massari e Simona Attolini, è pronta a chiedere i domiciliari in ragione delle precarie condizioni di salute ritenute non compatibili con la detenzione presso la casa circondariale di Brindisi.

L’ordine di carcerazione è stato emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d'Appello di Lecce, ed è stato eseguito dai carabinieri di Brindisi. Bozzetti, ex presidente della sezione metalmeccanica di Confindustria Brindisi, venne arrestato il 3 giugno 2010 con l’accusa di bancarotta fraudolenta dai militari del Nucleo di polizia Tributaria, guidati dal maggiore Massimiliano Tibollo, nell’ambito dell’inchiesta chiamata Matrioska imbastita dal sostituto procuratore di allora Adele Ferraro, dopo la dichiarazione di fallimento della Tubisaldo Eco Industriale srl, società che aveva sede in viale Artom, zona industriale del capoluogo. Le indagini portarono alla scoperta della sottrazione alla curatela fallimentare di tre milioni di euro a fronte di un debito accumulato di sette milioni nei confronti di fisco e Inps.

La sentenza di fallimento risale al 15 luglio 2008. Secondo l’impostazione accusatoria, i fondi distratti ammonterebbero a un milione e seicentomila euro, per i beni il valore sarebbe superiore al milione di euro. La Tubisaldo, azienda metalmeccanica del settore carpenteria, nella ricostruzione dei finanzieri, sarebbe stata abbandonata quando il livello dei debiti era giunto ad un limite pericoloso. Al suo posto sarebbe stata costituita una seconda società, la Plus Service Srl, dopo la cessione di un ramo d'azienda appunto da Tubisaldo a Plus Service, in cui l'ammontare dell'operazione non viene liquidato attraverso regolari operazioni bancarie, bensì pronta cassa, cioè con una serie di rate dell'importo massimo consentito all'epoca, che era di 12.500 euro. Questa venne considerata operazione “spia” di società inscatolate, matrioska. Bozzetti ha sempre rivendicato la propria estranenità ai fatti e scelte il processo ordinario per affrontare il dibattimento: la prima sentenza di condanna risale al 13 luglio 2012, quando il Tribunale in composizione collegiale lo riconobbe colpevole, con pena di sei anni. Al netto del periodo di pre-sofferto, ossia quello della custodia cautelare, l’imprenditore dovrà scontare quattro anni, cinque mesi e dieci giorni.



 

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