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Bancarotta ed estorsione: interdetti avvocati, farmacisti e commercialista

Eseguite misure cautelari interdittive dall’esercizio delle rispettive professioni nei confronti di 5 professionisti

BRINDISI - Nei giorni scorsi, i militari del Nucleo di Polizia Tributaria di Brindisi, nell’ambito di una complessa indagine coordinata dalla Procura della Repubblica, hanno notificato un’ordinanza di applicazione, per 4 mesi, della misura cautelare interdittiva dall’esercizio della professione nei confronti di due avvocati, due farmacisti ed un commercialista, operanti a Brindisi, Lecce e Torino.

Un avvocato e un farmacista sono di Torino residenti a Lecce, e sono considerati dagli inquirenti "specialisti" in questo genere di interventi, gli altri tre professionisti coinvolti, invece, sono di Brindisi. La nuova pista collegata ad una procedura di concordato fallimentare - richiesto mesi fa dal legale rappresentante della farmacia - è una diramazione, da quanto si deduce, dell'inchiesta su un altro clamoroso fallimento che nei mesi scorsi ha condotto la procura brindisina e gli specialisti della Guardia di Finanza ad indagare alcuni noti professionisti della città, attività inquirente - in questo caso - ancora in pieno svolgimento. 

Gli accertamenti condotti dalla polizia tributaria brindisina, e hanno riguardato, in particolare le vicende proprietarie di una farmacia di Brindisi, hanno consentito di far emergere violazioni da parte dei professionisti, indagati per reati previsti dalla normativa fallimentare e per estorsione. I riscontri investigativi, "sostanziatisi nella capillare analisi della contabilità della società concordataria", hanno permesso di accertare una distrazione di liquidità dalle casse societarie ammontante a circa 2 milioni di euro, configurando in tal senso il reato di bancarotta fraudolenta.

A due degli indagati è stato contestato anche il reato di estorsione commesso in danno dei dipendenti della farmacia al centro del concordato, si tratterebbe di sei lavoratori, costretti a formalizzare rinunce alle mensilità non retribuite e al Tfr, non corrisposto per complessivi 90mila euro, quale condizione per il mantenimento dell'impiego. Alcuni dei dipendenti in questione si erano peraltro rivolti al magistrato del lavoro. Come previsto dalla legge, il provvedimento emesso dal gip del Tribunale di Brindisi è stato reso noto anche agli Ordini professionali di ciascuno degli indagati per gli adempimenti disciplinari di competenza.

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