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Banda dell’Ipercoop, giallo su bottino, armi e ricetrasmittenti

Mai stati trovati i gioielli della rapina alla gioielleria Follie d'Oro del valore di 100mila euro. Caccia ai ricettatori. Non è stato rinvenuto neppure il fucile a canne mozze. Per evitare di essere intercettati al telefono i cinque del gruppo usarono ricetrasmittenti. Rischiano pene superiori a tre anni

BRINDISI – Dov’è finito il bottino del valore di centomila euro, risultato della rapina nella gioielleria dell’Ipercoop? Non è mai stato trovato, anche se gli agenti della Mobile e i carabinieri hanno ricostruito una parte dei passaggi di mano fra ricettatori. Non è stato rinvenuto neppure il fucile a canne mozze usato per l’azione. E neppure le ricetrasmittenti che il gruppo ha preferito per non correre il rischio di finire sotto intercettazioni.

Rapina all''Ipercoop, i poliziotti sul posto-2Sono le tessere mancanti del puzzle sul colpo del 3 dicembre 2014 nel punto vendita Follie d’Oro del centro commerciale di Brindisi. Rapina che, al momento, è stata addebitata a quattro brindisini su cinque componenti del gruppo armato Cristian Ferrari, 23 anni (già arrestato il 20 ottobre scorso per la sparatoria in viale Commenda avvenuta il 25 luglio), Angelo Sinisi, 29 anni (arrestato di recente per scontare una pena definitiva), Antonio Di Lena, 29, e Francesco Colaci, 23. Sul quinto, ritenuto l’autista, sono in corso gli ultimi accertamenti perché se è vero che i ragazzi temevano di essere “ascoltati” e per questo non hanno usato i telefonini, è altrettanto vero che sono stati loro stessi a fare il nome, o meglio il soprannome, del giovane a cui venne affidato il compito di guidare l’Alfa Romeo Giulietta usata per raggiungere l’Ipercoop e per fuggire. L’auto venne rubata il 31 dicembre 2013 a Carovigno.

Tra gli indizi di colpevolezza indicati nell’ordinanza di arresto ottenuta dai pm Jolanda Daniela Chimienti e Milto Stefano De Nozza, in aggiunta al dna che incastra la coppia Ferrari-Colaci, ci sono le intercettazioni ambientali a casa delle famiglie Coffa e Romano sulle quali, in quel periodo, si stavano concentrando le indagini per l’omicidio di Giuseppe Tedesco avvenuto il primo novembre 2014. Stralci delle conversazioni sono confluite nell’inchiesta sulla rapina che per il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Maurizio Saso, è “espressione di un’attività delittuosa posta in essere in forma professionalmente organizzata”.

Rapina Follie d'Oro Ipercoop (2)-2Ognuno aveva un compito è scritto nel provvedimento di arresto, nel quale sono riportati anche i frammenti ricavati dalle immagini registrate dalle telecamere interne del negozio: si vedono i quattro incappucciati che irrompono mentre una ragazza che parla al telefono esce dal centro commerciale, si vede che uno del gruppo spalanca le porte per garantire la fuga mentre gli altri rompono le couvette del bancone e le vetrine per raccogliere i gioielli. E si vede anche che uno inciampa in un tappeto mentre raggiunge la porta principale. Fuori c’era l’autista.

Secondo alcuni testimoni rintracciati dai carabinieri e dagli agenti della Mobile, l’autista avrebbe urlato agli altri di fare presto, in dialetto brindisino, usando una ricetrasmittente, elemento ulteriore secondo il gip che donato la professionalità della banda che mai avrebbe potuto immaginare di finire comunque sotto intercettazione nell’ambito di un’altra inchiesta. Con una cimice nascosta niente di meno che nel salotto delle abitazioni di Coffa e Romano.

“Il gruppo – scrive il gip – è connotato da una spiccata pericolosità sociale, figlia di frequentazioni assidue tra tutti gli indagati”. Quanto, infine, al trattamento sanzionatorio, secondo il primo giudice, “sarà assai superiore ai tre anni di reclusione”.

La difesa affidata agli avvocati Laura Beltrami, Daniela d’Amuri e Mauro Durante, dovrà valutare come procedere, sembra probabile la scelta del rito abbreviato

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