menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay
L'ingresso videosorvegliato della villa degli Scialpi

L'ingresso videosorvegliato della villa degli Scialpi

Banditi scatenati: chiesti 18 anni a testa

BRINDISI - Diciotto anni a testa: è la pena richiesta dal pm Marco D’Agostino, al termine della sua requisitoria, per i due cugini Nicola Chirico, 45 e 46 anni, entrambi imputati per il sanguinario assalto armato messo in atto il 29 aprile del 2012 ai danni dell’imprenditore Cosimo Scialpi e della moglie Caterina De Maria.

BRINDISI - Diciotto anni a testa: è la pena richiesta dal pm Marco D'Agostino, al termine della sua requisitoria, per i due cugini Nicola Chirico, 45 e 46 anni, entrambi imputati di rapina pluriaggravata, sequestro di persona, lesioni aggravate, porto e detenzione di arma da fuoco, per il sanguinario assalto armato con pestaggio e sparatoria messo in atto il 29 aprile del 2012 ai danni dell'imprenditore Cosimo Scialpi e della moglie Caterina De Maria.

Gli imputati sono difesi dagli avvocati Ladislao Massari e Gianvito Lillo. Nella sua requisitoria il pm D'Agostino ha parlato di "pena esemplare" in relazione alla gravità dei fatti. La coppia di rapinatori fu sottoposta a fermo nell'agosto del 2012 dai carabinieri. A incastrare i due fu una traccia di Dna rimasta sull'airbag dell'autovettura a bordo della quale tentarono la fuga dopo che Scialpi riuscì a dare l'allarme. Avevano alle calcagna i militari dell'Arma. Furono però anche eseguite indagini di tipo tradizionale.

Questi i fatti: Il 29 aprile di due anni fa il proprietario della ditta di rottamazione sita sulla provinciale che conduce a Tuturano, Cosimo Scialpi, insieme alla moglie, fu sequestrato all'interno del recinto della sua villa appena dopo aver fatto rientro a casa: aveva partecipato ai festeggiamenti per la cresima della nipotina. Quattro persone col volto coperto e armate di pistole, qualificatesi come appartenenti alla Guardia di Finanza, pestarono i coniugi Scialpi con calci e pugni, provocando alla moglie un "trauma cranico facciale, ematoma subdurale, franto parietale destro, trauma toraco-addominale", poi legarono al collo di Scialpi un tubo di ottone, facendogli quasi perdere conoscenza.

Spararono a scopo intimidatorio un colpo di arma da fuoco all'indirizzo della moglie, che cadde a terra svenuta. Tutto questo perché pretendevano la consegna di 200mila euro. Somma poi ridotta a 20mila e poi ancora a 500 euro. I quattro obbligarono Scialpi a recarsi dal consuocero per reperire il denaro, mentre la moglie rimase sequestrata.

Evidentemente insoddisfatti del bottino, i malviventi continuarono a usare violenza trasferendo l'imprenditore all'interno della sua autovettura, una Opel Astra. Lì esplosero altri colpi di pistola e continuarono a picchiare il 69enne. Una pallottola raggiunse la vittima a una gamba. Dopo l'inaudita e ingiustificata violenza si impossessarono dei 500 euro e fuggirono bordo dell'autovettura Volvo Xc 60, oggetto di furto denunciato il 20 dicembre 2011. La violenza aveva cagionato allo Scialpi una "emorragia cerebrale post traumatica" con prognosi di 47 giorni.

Nel frattempo una pattuglia della compagnia carabinieri di Brindisi era giunta sul posto avvisata dai parenti delle due vittime. I militari intercettarono l'auto dei malviventi con la quale ingaggiarono un inseguimento terminato con la collisione della vettura contro un muretto a secco. I rapinatori fuggirono dileguandosi per le campagne circostanti facendo perdere le loro tracce.

All'interno del mezzo furono trovati una pistola revolver calibro 38, una pistola semiautomatica calibro 7,65 e una pistola semiautomatica calibro 40, tutte con relativo munizionamento e con matricola abrasa, passamontagna e un marsupio. Tutto fu sottoposto a perizia. Scialpi fu ricoverato in ospedale, in gravi condizioni. E' riuscito ad avere salva la vita. Sia lui che la moglie si sono costituiti parte civile e hanno richiesto un risarcimento di 500 mila euro. Sono assistiti dall'avvocato Silvia Franciosa.

Quanto alle indagini fu da una traccia ematica rimasta in auto che si ebbe la duplice svolta. Estratto il Dna fu possibile ricondurlo ai cugini Chirico, uno dei quali, qualche settimana fa, è stato inoltre raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare per il delitto di Cosimo Semeraro, 36enne detto Mimmo Capellone, ucciso a colpi di fucile dopo un atroce pestaggio nelle campagne di Ostuni (Brindisi) nel novembre 2007.

 

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Attualità

Lutto per l'arcivescovo Satriano, è deceduta la mamma Giovanna

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

BrindisiReport è in caricamento