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Cronaca Fasano

Batosta a Ricciolandia, da fenomeno di nicchia a business senza regole

FASANO – La segnalazione arriva dal giornale online cittadino GoFasano.it e segnala che la corsa all’oro è cominciata: perché ormai da tempo i ricci di mare sono oro, per quanto costano (col sovrapprezzo di essere serviti già aperti). L’articolo parla di sei turisti che a Ricciolandia, come è stato ribattezzato il tratto di costa tra Torre Canne e Savelletri dove sono insediati ristorantini, dopo aver fatto fuori circa 600 pezzi con accompagnamento di un chilo di pane ed una decina di birre, si sono visti presentare un conto che nemmeno da Vissani. Qualcuno parla di una cifra non di molto inferiore ai mille euro? E’ possibile, lo è se i ricci sono stati venduti, come ormai capita sempre più spesso, ad un euro l’uno.

FASANO ? La segnalazione arriva dal giornale online cittadino GoFasano.it e segnala che la corsa all?oro è cominciata: perché ormai da tempo i ricci di mare sono oro, per quanto costano (col sovrapprezzo di essere serviti già aperti). L?articolo parla di sei turisti che a Ricciolandia, come è stato ribattezzato il tratto di costa tra Torre Canne e Savelletri dove sono insediati ristorantini, dopo aver fatto fuori circa 600 pezzi con accompagnamento di un chilo di pane ed una decina di birre, si sono visti presentare un conto che nemmeno da Vissani. Qualcuno parla di una cifra non di molto inferiore ai mille euro? E? possibile, lo è se i ricci sono stati venduti, come ormai capita sempre più spesso, ad un euro l?uno.

Breve cenno storico. Anni Settanta, cento ricci mille lire. Se ne vendevano a vagonate, tanto che sul mercato brindisino del riccio di mare si erano riconvertiti nel ventennio successivo anche molti cassintegrati o disoccupati lasciati per strada dalle varie imprese metalmeccaniche ed edili che avevano lasciato Brindisi con le decantierizzazioni nell?area del petrolchimico o a Cerano. Non c?erano limiti di pescato, né periodi di fermo, e sul fatto che i pescatori fossero senza licenza si chiudeva un occhio, perché a Brindisi il riccio di mare è stato un vero ammortizzatore sociale. Con la conseguenza di una sua rarefazione paurosa, ed effetti collaterali come l?allontanamento dalle coste dei saraghi e delle orate, che ne fanno un elemento importante della propria alimentazione.

La seconda ?crisi del riccio? è arrivata con la fine del contrabbando. Anche lì in molti si sono buttati nel settore. I ricci di mare si vendono sempre, non c?è congiuntura che tenga. Ma le coste brindisine ne sono ormai quasi prive. E allora sono cominciate le trasferte. Nel frattempo erano entrate in vigore le nuove norma a tutela della specie (apripista la Regione Sardegna), con fermo biologico nei mesi di maggio e giugno, quelli della riproduzione, e con un pesante vincolo sul pescato: 50 pezzi al giorno per il pescatore sportivo, mille pezzi e non uno di più per il pescatore professionale. Per quest?ultima figura, obbligatoria l?iscrizione negli appositi registri delle Capitanerie di Porto, e se sub anche la visita medica professionale annuale presso un istituti specializzato (tutti al Nord).

E a Brindisi non molti anni fa si arrivò quasi alla rivolta degli addetti al ramo, con tanto di richiesta di moratoria ovviamente respinta. Allora oggi pochi sono in regola, molti sono diventati clandestini del riccio, e si sobbarcano trasferimenti sono nel Lazio. Sono cominciate ad arrivare segnalazioni di pescatori di ricci brindisini bloccati a Civitavecchia o in Molise, in Calabria, qualcuno persino in Toscana. E la stessa cosa accade per i pescatori del Barese, area di consumi record anche di ricci di mare oltre che di cozze e altre specie di molluschi con e senza guscio. Infine, in tempi più recenti, l?import dalla Grecia, terra pressoché vergine se si parla di consumo di ricci di mare, ma dove qualcuno ha fiutato l?affare e carica gli echinodermi sui camion frigo del pesce.

E? chiaro che se la filiera è questa, altro che cento ricci mille lire. Cento ricci cento euro. Ok, ma come osserva qualcuno nei commenti all?articolo dei colleghi di GoFasano.it, almeno sulle bancarelle di Ricciolandia si mettano i cartelli col prezzo ma anche la provenienza, perché ormai alla certificazione bisogna arrivarci, se da fenomeno pittoresco e di nicchia la vendita dei ricci di mare è diventato fenomeno non solo di impatto ambientale rilevante, ma di impatto economico non trascurabile, allora ci vogliono tutte le garanzie di legge, propone qualcuno nella chat. E non ha torto.

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