Domenica, 24 Ottobre 2021
Cronaca

Beatificazione Matteo Farina: il 24 aprile chiusura processo diocesano

Il 24 aprile 2017, presso la Basilica Cattedrale di Brindisi, alle 18, si terrà la solenne chiusura del processo diocesano della causa di beatificazione e canonizzazione del servo di Dio Matteo Farina

BRINDISI - Il 24 aprile 2017, presso la Basilica Cattedrale di Brindisi, alle 18, si terrà la solenne chiusura del processo diocesano della causa di beatificazione e canonizzazione del servo di Dio Matteo Farina, il giovane nato ad Avellino il 19 settembre del 1990 ma cresciuto a Brindisi, nel rione Casale, e scomparso otto anni fa, il 24 aprile del 2009, a quasi diciannove anni, per un tumore cerebrale.

Matteo dedicò la sua breve esistenza al Signore, di cui era profondamente innamorato, e al suo prossimo, offrendo una testimonianza di vera vita cristiana. Il processo (che ricordiamo si è aperto il 19 settembre del 2016,  in una gremita Chiesa di Santa Maria del Casale, alla presenza dell’arcivescovo di Brindisi-Ostuni, monsignor Domenico Caliandro, dei membri del Tribunale Ecclesiastico e della Postulatrice della causa, la dottoressa Francesca Consolini)  è un evento eccezionale per la storia della diocesi di Brindisi-Ostuni.

Attori della causa di beatificazione e canonizzazione di Matteo Farina sono l’Apostolato della Preghiera della diocesi di Brindisi-Ostuni e l’Associazione Matteo Farina di Brindisi. BrindisiReport ha posto qualche domanda alla presidente diocesana dell’Apostolato della Preghiera, Maria Bafaro,  per conoscere meglio il giovane Matteo Farina.

Chi era Matteo Farina?

“Matteo era un giovane che ha vissuto i suoi brevi ma intensi 19 anni a Brindisi nel rione Casale, manifestando quotidianamente e straordinariamente il suo essere figlio di Dio ai familiari, agli amici ed ai conoscenti. L'esemplarità della sua testimonianza di fede, attinta a quella della sua famiglia, affiora in ogni aspetto della sua vita ed eccelle in modo eroico nei suoi ultimi 6 anni di vita caratterizzati dalla sofferenza derivata dal tumore al cervello. L’esperienza della malattia, che per la natura umana è fonte di amarezza e di sconforto, per Matteo è occasione privilegiata per vivere la sua fede nella gioia e nell’abbandono fiducioso a Dio Padre ed ai Suoi progetti su di lui, nutrendo il solo desiderio di far felici gli altri e dare gloria a Dio”.

Matteo Farina pregava continuamente per i giovani. Sperava di riuscire a realizzare la sua missione di "infiltrato" tra i giovani, parlando loro di Dio. Quale messaggio lascia loro a distanza di otto anni?

“Penso che il senso del messaggio inequivocabile che Matteo lascia ai giovani di oggi è che è possibile conciliare l’essere giovani con l’essere cristiani realizzati e perciò felici. Questo messaggio è espresso anche nelle parole che Padre Pio gli dice in quel sogno fatto all’età di nove anni: “Se sei riuscito a capire che chi è senza peccato è felice, devi farlo capire agli altri, in modo che potremo andare tutti insieme, felici, nel regno dei  cieli”.

Così oggi Matteo vuole raggiungere il cuore e la mente dei giovani per convincerli che è bello amare e seguire Gesù nei suoi insegnamenti, perché è l’Unico che ama da morire, perché chi lo trova e si lascia trovare da Lui è sicuro di avere un tesoro e se chiede qualcosa è solo per restituire il centuplo di quello che si dà. È un messaggio che è espresso in modo eloquente da ogni attimo della sua vita vissuta con impegno, serenità e gioia anche nelle vicende drammatiche, a conferma che la vera felicità è nella preghiera che unisce a Dio e nell’adempimento dei Suoi progetti”.

Come nasce l'impegno dell'Apostolato della Preghiera nella causa di beatificazione di Matteo Farina?

“Sicuramente nasce dal soffio dello Spirito Santo, perché tutto ciò che è relativo all’ esperienza della fede è caratterizzato da una predominante componente di mistero che sfugge alla piena comprensione umana. Obiettivamente l’impegno nasce dalla grande affinità esistente tra la spiritualità di Matteo e quella dell’Apostolato della Preghiera: la vita di Matteo impregnata di preghiera, di consacrazione e di amore a Gesù, di riparazione per i peccati è l’emblema del perfetto appartenente all’AdP.

Concretamente l’impegno ha inizio con alcune iniziative pregresse: l’AdP della parrocchia Ave Maris Stella (la parrocchia di Matteo) usa alcuni suoi pensieri per animare momenti di preghiera di adorazione; questa stessa iniziativa, che riscuote grandi apprezzamenti, viene riproposta all’interno del primo raduno diocesano dell’anno 2009, a pochi mesi di distanza della sua salita al cielo; anche l’AdP della Parrocchia san Lorenzo da Brindisi pubblica la storia di Matteo ed alcuni suoi pensieri in alcuni foglietti informativi e formativi per i parrocchiani associati e non.

In qualità di responsabile diocesana dell’AdP ho accolto con gioia e stupore l’invito a costituire l’AdP attore del processo di beatificazione di Matteo: con gioia perché il processo può essere un originale ed efficace strumento di evangelizzazione e di conversione dei cuori e con stupore perché si combina in modo provvidenziale al processo di ricreazione dell’Apostolato della Preghiera”.

E per sapere qualcosa di più sull’importante evento che si terrà il prossimo 24 aprile, BrindisiReport ha contattato il delegato episcopale, don Claudio Cenacchi chiedendogli:

Il 24 aprile si chiuderà una fase importante per il cammino del giovane Matteo verso il riconoscimento della sua santità. Come si svolgerà la solenne cerimonia di chiusura del processo di beatificazione?

“Saranno celebrati solennemente i vespri, presieduti dal nostro arcivescovo. Seguirà la sessione di chiusura con il giuramento dei membri del tribunale e saranno sigillati i plichi che andranno al vaglio della Congregazione dei santi. Sarà una celebrazione solenne e suggestiva.”

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