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Sabato, 27 Novembre 2021
Cronaca

“Bed&breakfast a luci rosse”: chiesto il processo per magistrato e poliziotta

La difesa pronta a replicare

BRINDISI – A conclusione delle indagini, la Procura ha confermato l’accusa inizialmente mossa legata allo sfruttamento della prostituzione, guardando a un appartamento di Lecce adibito a bed&breakfast, di proprietà di un magistrato salentino: sarebbe diventata una casa a luci rosse, contestazione per la quale è stato chiesto il processo per il cassazionista G.C., in qualità di titolare dell’immobile, e dell’agente di polizia P.B., compagna del giudice.

La richiesta di rinvio al giudizio del tribunale porta la firma del sostituto procuratore Maria Vallefuoco, a conclusione delle indagini condotte dagli agenti della Mobile di Lecce. L’esercizio dell’azione penale, con la formulazione del capo di imputazione, arriva a distanza di tre mesi dalla notifica degli avvisi di conclusione.

Sulla richiesta del pm, dovrà pronunciarsi il gup. La difesa degli imputati è pronta a replicare con gli avvocati Ladislao Massari, Simona Attolini, entrambi del foro di Brindisi, e David Brunelli, di Lecce. Già in sede di interrogatorio di garanzia, gli indagati aveva respinto l’accusa sostenendo che si sarebbe trattato di un equivoco. Il confronto tra le parti, accusa e penalisti, avverrà in sede di udienza preliminare, ancora da fissare.

Secondo l’accusa, nell’appartamento ci sarebbe stato un giro di prostituzione. Le prime segnalazioni partirono dai residenti nella zona, secondo i quali ci sarebbe stato un via vai di uomini. Da qui l’inizio delle indagini sotto il coordinamento del dirigente Sabrina Manzone, già alla guida del commissariato di Mesagne. Gli appostamenti dei poliziotti hanno portato a scoprire che gli indagati organizzavano anche il collegamento, tramite navetta, tra Lecce e Brindisi, per raggiungere l’aeroporto del Grande Salento.

La Corte d'appello annulla sentenza di condanna 

Il 19 dicembre 2020 la Corte di appello di Lecce, rilevando l'assenza formale dell'accusa, ha annullato la sentenza di condanna di primo grado emessa nei confronti dei due imputati e restituito gli atti alla Procura della Repubblica. Entrambi erano stati assolti dal reato di sfruttamento della prostituzione e condannati ad un anno di reclusione per quello meno grave di favoreggiamento della prostituzione. Tale capo di imputazione, però, non era mai stato formalmente contestato dal pm. Il motivo della mancata contestazione è stato appunto accolto dalla corte d’appello, che ha azzerato il processo di primo grado. 

Articolo aggiornato alle ore 15:58 dell'11 giugno 2021 (la sentenza della corte d'appello)

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