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Berat Dia, al processo rigettata memoria difensiva

BRINDISI – Rigettata l’opposizione alla contestazione di un nuovo capo di imputazione ai fratelli Arbel e Viktor Lekli e ai brindisini Gianfranco Contestabile e Antonio Lococciolo presentata dall’avvocato Raffaele Missere, il processo “Berat Dia” è proseguito con l’interrogatorio del sostituto commissario della Dia di Lecce che, da verbalizzante, ha continuato a riferire come furono acquisiti gli elementi di prova e come si svilupparono le indagini.

BRINDISI - Rigettata l'opposizione alla contestazione di un nuovo capo di imputazione ai fratelli Arbel e Viktor Lekli e ai brindisini Gianfranco Contestabile e Antonio Lococciolo presentata dall'avvocato Raffaele Missere, il processo "Berat Dia" è proseguito con l'interrogatorio del sostituto commissario della Dia di Lecce che, da verbalizzante, ha continuato a riferire come furono acquisiti gli elementi di prova e come si svilupparono le indagini.

Il processo riguarda i fratelli Raffaele e Giovanni Brandi, i fratelli Lekli, i fratelli Cosimo e Giuseppe Gerardi, il gioielliere di Carovigno Florenzo Borselli, l'autodemolitore Roberto Brigida, Vito Ingrosso, Antonio Lococciolo, e Massimiliano Oggiano, il politico del gruppo, colui che attraverso le sue cariche al Comune e alla Provincia avrebbe dato secondo l'accusa appoggio esterno a questa organizzazione mafiosa.

I reati loro contestati sono numerosi. Si va dal traffico di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti (si ipotizzano cinquecento chili di droga, anche se non ne è stata mai sequestra), alle minacce, alle rapine, alla guardiania abusiva, al riciclaggio del denaro sporco, agli attentati estorsivi. Borselli, ricco gioielliere che viaggia in Ferrari, viene accusato di avere riciclato cinquantamila euro del gruppo mafioso nel casinò di Venezia.

Furono arrestati il 10 dicembre del 2007. Fecero scalpore le manette ai "fratelli semaforo", giunti a Brindisi nel 1991, con il primo grande esodo dall'Albania, e stabilitisi in città dove si erano fatti apprezzare, tanto da essere insigniti nel 2002 con il premio "Cittadini dell'anno", regolando il traffico automobilistico sotto il ponticello del Canale Patri. Vivevano con gli oboli che ricevevano dagli automobilisti. Ma, stando alle indagini della Dia, di denaro ne avevano in abbondanza, tanto da avere acquistato in Albania un albergo con annesso distributore di benzina e da avviare una fabbrica di porte blindate.

Nel corso della precedente udienza il sostituto commissario Demetrio Labrini, durante il suo esame, elencò dei nuovi capi di accusa. E per questo il tribunale rinviò concedendo un congruo termine per dare la possibilità ai difensori di studiare le nuove carte. Oggi è stata depositata la memoria. "Nell'udienza del 26 aprile scorso - scrive l'avvocato Missere -, il teste Demetrio Labrini, riferiva sui risultati di indagine svolte e in particolare riferiva sui risultati di indagine che si sarebbero svolte in data 4 ottobre 2007. Fatti questi che esulavano dalle contestazioni così per come formulate dal decreto di rinvio a giudizio".

"A seguito di tanto, il pubblico ministero, modificava la contestazione. Le nuove contestazioni sono state avanzate dal pm e ammesse dal tribunale ai sensi degli art. 516 e 517 del Codice di procedura penale. Le rispettive difese avanzavano doglianze circa le garanzie che non venivano rispettate con la contestazione di un fatto nuovo, non connesso agli altri, ma autonomo e ben individuabile. Si contestava un episodio di sbarco di sostanze stupefacenti avvenuto nell'ottobre 2007, fatto, questo, che non è emerso dall'istruttoria dibattimentale ma era già conosciuto dal pubblico ministero dal momento in cui erano stati depositati gli atti di indagine".

La memoria si conclude con la richiesta di revoca della nuova contestazione. Il tribunale, presieduto da Giuseppe Licci ha rigettato e il processo è andato avanti con il teste Labrini. Quindi è stato aggiornato per l'escussione degli altri testimoni.

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