Caporalato: 51 arresti in Puglia. "Lavoratori in condizioni disumane"

Bilancio delle attività svolte dai carabinieri dall'1 gennaio 2019. Nel Brindisino quattro arresti, 46 denunce a piede libero e multe per 333.347 euro

In alcuni casi i lavoratori sfruttati erano costretti a vivere nelle stesse condizioni degli animali di cui si prendevano cura. Uno spaccato drammatico delle condizioni di lavoro in Puglia nei settori dell’agricoltura e della pastorizia emerge dal bilancio delle attività contro il caporalato svolte nel 2019 dai carabinieri dei comandi provinciali di Bari, Lecce, Foggia, Taranto e Brindisi, in sinergia con il Gruppo carabinieri della tutela del lavoro. Il comandante della Legione Puglia, generale di brigata Alfonso Manzo, ha fornito un resoconto delle attività effettuate negli ultimi mesi, nel corso di una conferenza stampa svoltasi stamani a Bari, in presenza anche del comandante del comando provinciale di Brindisi, colonnello Vittorio Carrara, e dei vertici degli altri comandi. 

I dati a livello regionale

Dall’1 gennaio 2019, in Puglia sono stati effettuati complessivamente 261 servizi anti caporalato, che hanno portato a 51 arresti (20 dei quali a carico di stranieri) e 211 denunce a piede libero (39 delle quali a carico di stranieri). In totale sono stati controllati 967 lavoratori (di cui 494 stranieri). Trecentotrentotto, invece, le sanzioni inflitte, per un importo complessivo pari a 3,864 milioni di euro. 

La parte più cospicua di questi risultati è stata conseguita a partire dall'1 giugno, quando in ogni comando provinciale è stata istituita una task force anti caporalato. Basti pensare che in appena quattro mesi sono state arrestate 44 persone (di cui 17 stranieri) e si è proceduto alla denuncia a piede libero di altri 89 individui (21 dei quali stranieri). In questo arco temporale i militari hanno controllato 343 lavoratori (di cui 310 stranieri) ed elevato 120 ammende, per un importo complessivo di 2,253 milioni di euro. 

attività anticaporalato-2

I risultati nel Brindisino

Per quanto riguarda la provincia di Brindisi, i carabinieri, dall’1 gennaio, hanno effettuato 67 controlli, sfociati in quattro arresti e 46 denunce a piede libero (11 delle quali a carico di stranieri). Sono 210 i lavoratori sottoposti a controllo nel Brindisino (di cui 7 stranieri e cinque clandestini). Settanta, invece, le sanzioni elevate, per un importo complessivo di 333.347 euro. 

Le altre province

I frutti più cospicui sono arrivati in provincia di Bari (69 attività, nove arresti, 55 denunce a piede libero, 264 lavoratori sottoposti a controllo, 133 sanzioni amministrative per un importo totale pari a 1,365 milioni di euro). Nel Tarantino, a partire dal mese di gennaio, sono state arrestate 33 persone (di cui 19 stranieri) e altri 40 soggetti, di cui 13 stranieri, sono stati denunciati a piede libero. Complessivamente in terra ionica sono stati controllati 147 lavoratori e sono state contestate sanzioni amministrative per un importo di 1,582 milioni di euro.

In provincia di Foggia, si sono registrati i seguenti dati: 30 servizi, due arresti, 39 denunce a piede libero (sei delle quali a carico di stranieri), 170 lavoratori di cui 137 stranieri, sottoposti a controlli, multe per 207.966 euro. Nel Leccese, infine, tre arresti, 31 denunciati, fra cui un solo straniero, 176 lavoratori controllati, fra cui 51 stranieri, e ammende per 355.451 euro. 

"La legge anti caporalato funziona"

Il generale Alfonso Manzo ha rimarcato come la decisione, inedita, di istituire delle task force provinciali sia stata adottata con l’obiettivo di evitare il ripetersi di stragi di braccianti come quelle avvenute nel 2018 in Capitanata (Foggia), sulle cui strade, in due diversi incidenti, morirono 14 braccianti.  “Ogni task force – spiega l’alto ufficiale – è composta da carabinieri dell’organizzazione territoriale della Legione Puglia e da carabinieri dell’Ispettorato del lavoro. Quindi abbiamo unito le tecniche tradizionali con la conoscenza tecnica della materia dell’Ispettorato del lavoro, che è stato prodigo di uomini e di risorse”. 

Grazie al lavoro svolto dalle task force “in questi tre mesi abbiamo conseguito i risultati – prosegue Manzo - che normalmente si ottengono in 3-4 anni”. Un terzo degli arresti riguarda imprenditori “che sfruttano malamente – spiega il comandante regionale - i braccianti”. I carabinieri hanno acceso un riflettore anche sulla pastorizia, “settore in cui il personale sfruttato - afferma ancora Manzo - viveva più o meno alla stregua degli animali che governava”. 

La legge contro il caporalato entrata in vigore nel novembre 2016, dunque, “funziona molto bene”. Questo grazie soprattutto alla grande mole di lavoro svolta dai carabinieri. “I nostri uomini – dichiara Manzo - hanno fatto stessa vita dei braccianti, con partenza alle 3 del mattino per effettuare un’attività di monitoraggio sui luoghi idi lavoro e dei greggi. Una volta accertate le violazioni dei diritti dei lavoratori, poi, sono stati eseguiti i controlli. Questo – conclude il generale - sia da monito per tutti coloro che non intendono seguire la via della legalità”. 

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