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Bionde e vodka nelle lavatrici: giudizio immediato per nove brindisini

Nel periodo di indagine della Finanza, intercettate anche le mail in arrivo e in partenza da una casella considerata sicura

BRINDISI – Pacchi con lavatrici in viaggio tra Olanda, Inghilterra, Macedonia, Albania, per nascondere altro, dalle “bionde” all’alcol. Tutto di contrabbando. E poi droga, soprattutto marijuana, su gommoni e scafi. Le accuse sono state confermate dalla Procura di Brindisi nei confronti di otto uomini e una donna, per i quali è stato chiesto il processo immediato a conclusione delle indagini tenute a battesimo come Musa nera, partendo dall’auto nella quale sono state nascoste le cimici che hanno permesso di ascoltare le intercettazioni, diventate fonti di prova.

Il giudizio immediato

Luciano PaganoLa richiesta di giudizio immediato è stata firmata dal sostituto procuratore Francesco Carluccio nei confronti di: Luciano Pagano, 44 anni, di Brindisi (nella foto accanto); Luisa Savoia, 48 anni, di Lecce; Giuseppe Lorè, 46 anni, di Brindisi; Italo Lorè, 43 anni, di Brindisi (fratelli); Luigi Spina, 38 anni, di Brindisi; Nicola Magli, 37 anni di Brindisi; Keljant Llaka 28 anni e Ali Gockaj, entrambi nati e residenti in Albania.

Gli imputati furono arrestati dai finanzieri all’alba dell’8 gennaio scorso, in esecuzione del provvedimento firmato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Stefania De Angelis. Il contrabbando è stato contestato nei confronti di Pagano e Savoia, mentre l’importazione di sostanze stupefacenti è stata contestata nei confronti dei fratelli Lorè, di  Magli, Spina e dei due albanesi.

Le mail intercettate

Figura di piano, nella ricostruzione dell’accusa, sarebbe stata quella di Pagano: secondo il gip era  diventato punto di riferimento sulla piazza e per la dogana di Brindisi”. Aveva anche “una particolare e ingegnosa modalità di comunicazione consistita nella condivisione di uno spazio web concesso dal gestore di posta elettronica”. Mail intercettate e leggibili, a stralcio, nel provvedimento di arresto.

Le intercettazioni allegate all’informativa di reato trasmessa in Procura il 29 novembre 2016, “consentivano di ritenere che Luciano Pagano fosse coinvolto, oltre che nelle attività di contrabbando e di sottrazione di merci al pagamento delle imposte, anche nel traffico di sostanze stupefacenti”. Anche in questo caso, le conversazioni sono avvenute nella sua Lancia Musa. Come quella ascoltata il 23 novembre 2016 mentre raggiunge una “masseria di Torre Santa Susanna”: “Là si sta guadagnando un sacco di soldi, ci sono tre ragazzini che all’epoca lavoravano per me che erano un poco sbandati”. E ancora: “Ora a Brindisi con due svizzeri sto lavorando”.

Il canale di rifornimento

scafo droga musa nera-2La droga sarebbe stata importata dall’Albania con gommoni e scafi, aspetti dei quali si sarebbe occupato Italo Loré assieme al fratello Giuseppe e  Nicola Magli con Luigi Spina. Secondo l’accusa, la conferma del coinvolgimento, è chiara con riferimento a quanto accaduto il 15 dicembre 2016, quando due cittadini di origine albanese, Keljant Laka e Ali Gockaj “tornavano in Italia con un natante a bordo del quale c’era un ingente quantitativo di droga, in località Lendinuso, per uno sbarco, e ad attenderli c’erano Italo e Giuseppe Lorè, insieme ad altri, tra i quali Nicola Magli e Luigi Spina”.

Lo sbarco finito male

Lo sbarco non andò a buon fine: c’erano i finanzieri ad attendere il gruppo. I militari aspettarono che il carico fosse trasferito, in parte, nel bagagliaio di una Renault e iniziarono l’inseguimento. L’auto venne abbandonata: all’interno furono trovati 436 chili di marijuana. Sullo scafo spiaggiato, altri 41 chili. I brindisini si diedero alla fuga, qualcuno perse pure l’orientamento e fu costretto a chiamare la moglie non riuscendo a contattare gli altri.

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