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Blitz anti droga dei carabinieri di Taranto: un arresto anche nel Brindisino

Anche la provincia di Brindisi è stata lambita da un blitz contro il traffico di droga effettuato stamani dai carabinieri del comando provinciale di Taranto

SAN PIETRO VERNOTICO – Anche la provincia di Brindisi è stata lambita da un blitz contro il traffico di droga effettuato stamani dai carabinieri del comando provinciale di Taranto. Una delle 17 ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del tribunale jonico Pompeo Carriere, su richiesta del sostituto procuratore Rosalba Loparco, è stata infatti notificata a San Pietro Vernotico, dove era occasionalmente domiciliato il 26enne Mirko Suska, residente a Ginosa.

E proprio Ginosa era uno dei centri nevralgici della rete sgominata dai carabinieri della locale stazione e della compagnia di Castellaneta, coadiuvati nella fase di esecuzione del provvedimento restrittivo dai militari del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Taranto e delle Compagnie Carabinieri di Taranto, Manduria, Massafra e Martina Franca, con il supporto di un elicottero del 6° Elinucleo Carabinieri di Bari Palese e di unità cinofile antidroga ed antiesplosivo del Nucleo Carabinieri Cinofili di Modugno. Dei 17 arresati, in 10 sono stati condotti in carcere, mentre gli altri sette sono reclusi in regime di domiciliari. 

Le accuse contestate sono a vario titolo, di traffico, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, a carico di alcuni con l’aggravante del concorso di tre o più persone nel reato e della cessione a minorenni. I soggetti operavano in tre distinti settori come “gruppi” con centri operativi rispettivamente a Laterza e Ginosa ed a Ginosa Marina, frazione balneare di Ginosa, nonché a Castellaneta.

L’indagine è stata avviata nel secondo trimestre del 2014, quando i Carabinieri di Marina di Ginosa arrestarono in flagranza un ragazzo del posto sorpreso a cedere una piccola quantità di hashish. All’interno dell’abitazione dell’arrestato, i militari rinvenirono e sequestrarono 25 dosi della predetta sostanza e vari strumenti usati per il confezionamento.  I carabinieri decisero di approfondire la situazione e d’intesa con la Procura ionica avviarono una sorveglianza tecnica attraverso intercettazioni ambientali e poi telefoniche estese a soggetti a lui vicini, che consentirono di risalire progressivamente ai soggetti ed ai tre “gruppi” sgominati nell’odierna operazione, giovani di un’età media di 23 anni.

In particolare, a  Laterza, è risultato operante un “gruppo” composto da un 26enne del luogo, pluripregiudicato con precedenti anche per stupefacenti, al momento attivamente ricercato, nonché dal 23enne laertino pregiudicato, disoccupato, Nicola Carenza, raggiunto da ordinanza di custodia cautelare in carcere, sovraordinati e collaborati da quattro concittadini: il 23enne Giuseppe Cirielli, disoccupato, destinatario di ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari; il 20enne disoccupato  Alessio Acito, raggiunto da ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari; il 21enne disoccupato Roberto De Biasi, raggiunto da ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari ed il 26enne Giovanni Sorino, disoccupato  anch’esso raggiunto da ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari.

Nel corso delle indagini, è emerso che il  “gruppo di Laterza”, oltre ad operare nel proprio territorio, riforniva di stupefacenti anche la vicina Ginosa. In particolare, per l’abitato di Ginosa, si rilevava un gruppo autonomo, il “gruppo di Ginosa”, appunto, dedito allo spaccio di droghe “leggere”, nell’ambito del quale una posizione di rilievo viene attribuita a Davide Giannini, 22enne ginosino, disoccupato. Del gruppo ginosino fanno parte anche Rosario Madio, 20enne ginosino disoccupato, Michele Daffredo, 24enne,il 22enne Pierluigi Donno, bracciante agricolo. Non accusato di concorso con gli altri del gruppo ginosino,  Rosario Luisi, 23enne ginosino, disoccupato, raggiunto da ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari.

Un terzo sodalizio è quello del “gruppo di Marina di Ginosa” il cui personaggio maggiormente rappresentativo è Giuseppe Renna, disoccupato, residente a Marina di Ginosa, 38enne, che dapprima si riforniva dal “gruppo laertino” e poi si è rivolto a Nicola Schiavarelli, altamurano 51enne, disoccupato, raggiunto da ordinanza di custodia cautelare in carcere, che lo riforniva di cocaina, che Renna riceveva da suoi collaboratori fra cui il ragazzo arrestato in flagranza il 13 maggio 2014, soggetto a carico del quale partivano le attività che hanno condotto all’indagine. Fra i collaboratori di Renna, Mirko Susca, disoccupato, residente a Ginosa, anch’egli tratto in arresto nell’odierna operazione. 

Arrestato anche Valerio Catapano, 24enne ginosino, accusato di spaccio di cocaina, hashish e marijuana. Fra i “ragazzi” di Renna su Ginosa anche l’odierno arrestato Giuseppe Palmisano, 32enne di Marina di Ginosa, celibe, disoccupato. Operativo a Marina di Ginosa nello spaccio di cocaina e hashish in concorso con Renna, Susca e Palmisano, anche Giovanni De Luca di Marina di Ginosa, 25enne, celibe, disoccupato, attinto da ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari.

Nell’indagine è dunque apparsa più organizzata la posizione degli spacciatori Laertini i quali oltre a gestire, con l’ausilio di una fitta rete di collaboratori, una fiorente attività di spaccio nel comune di Laterza, approvvigionandosi da Taranto Vecchia o da Matera da soggetti non identificati, riuscivano ad imporsi quale punto preferenziale per l’approvvigionamento del paese limitrofo di Ginosa. 

Le indagini, che non si sono limitate all’ascolto dei telefoni intercettati, sono state complesse e  meticolose come dimostrano i riscontri acquisiti dai militari che, per lunghi periodi, hanno pedinato gli indagati nei luoghi da loro frequentati (bar, circoli, scuole e discoteche) ricostruendone i movimenti, risalendo alle zone di spaccio ed individuando tre canali di rifornimento dello stupefacente da far giungere a Laterza, ovvero uno da Taranto vecchia da cui si riforniva il gruppo ginosino, uno da Altamura da cui si riforniva il gruppo di Marina di Ginosa e l’altro da Matera da cui si riforniva il gruppo di Laterza.  I Carabinieri, nel corso delle indagini, protrattesi fino ad ottobre 2014, hanno effettuato numerosissimi riscontri, arrestando 7 persone in flagranza, individuando una cinquantina di assuntori, alcuni dei quali hanno collaborato, accusando i pusher. Nell’ambito del procedimento, oltre ai 17 destinatari di misure cautelari, risultano altre 28 persone indagate.

I destinatari delle misure sono stati condotti presso la casa circondariale di Taranto, ovvero sottoposti agli arresti domiciliari presso le rispettive abitazioni. Il nome dell’operazione deriva dal nome di una contrada di Ginosa frequentata da alcuni dei soggetti indagati.
Nell’ordinanza il gip ha evidenziato che la cessione degli stupefacenti, risultati di diverso tipo (hashish, marijuana, cocaina ed eroina), come accertato dagli inquirenti, anche in occasione di numerosi “riscontri” consistenti in frequenti sequestri anche a carico di consumatori, è avvenuta anche a minorenni.

Nel corso delle attività investigative, è emersa l’attitudine di alcuni appartenenti ai gruppi di farsi supportare da amici e parenti per eludere i controlli dei carabinieri, la cui presenza ed operatività sul territorio veniva evidenziata da telefonate ed sms anche in linguaggio convenzionale, come “sta piovendo”, per significare che non conviene uscire con lo stupefacente addosso perché sono in atto controlli per strada; analogamente veniva acclarata la disponibilità incondizionata dei pusher, in grado di soddisfare le esigenze dei clienti anche in piena notte, allorquando venivano chiamati o contattati via sms. Il che non esclude energiche minacce a carico di quei clienti che, riforniti a credito, si attardavano a pagare, con espressioni eloquenti e propositi bellicosi come quando si ipotizzava di sottrarre l’autovettura ad un cliente ritardatario.  

Così come per sms o messaggi in whatsapp molto succinti si convocavano fra loro gli appartenenti al gruppo: “giù alla cantina” è un’espressione con cui si esprimevano per vedersi in una cantina utilizzata come luogo di custodia, confezionamento e spaccio. 

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