Sabato, 15 Maggio 2021
Cronaca

Blitz anticamorra, un arresto pure a Brindisi

BRINDISI - Anche a Brindisi un arresto nell'ambito della vasta operazione nticamorra condotta dalle prime luci dell'alba di oggi nell'area di Pozzuoli dai carabinieri. I militari del Nucleo investigativo del comando provinciale hanno ammanettato Carlo Volpe, di 45 anni, originario proprio di Pozzuoli ma residente da qualche tempo a Brindisi. Volpe è uno degli 84 indagati appartenenti secondo gli investigatori al clan Longobardi-Beneduce .

L'arresto di Carlo Volpe

BRINDISI - Anche a Brindisi un arresto nell'ambito della vasta operazione nticamorra condotta dalle prime luci dell'alba di oggi nell'area di Pozzuoli dai carabinieri. I militari del Nucleo investigativo del comando provinciale hanno ammanettato Carlo Volpe, di 45 anni, originario proprio di Pozzuoli ma residente da qualche tempo a Brindisi. Volpe è uno degli 84 indagati appartenenti secondo gli investigatori al clan Longobardi-Beneduce .

I militari hanno eseguito ordinanze di custodia cautelare emesse dal giudice delle indagini preliminari presso il Tribunale di Napoli su richiesta dei pm della Direzione distrettuale antimafia. I soggetti coinvolti sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, tentato omicidio, estorsione, traffico e spaccio di droga. Secondo quanto si e' appreso il clan Longobardi-Beneduce aveva posto in essere una serie di estorisioni ai danni di imprenditori e commercianti di Pozzuoli.

Nel '94 mentre era in corso la faida tra la due cosche, riferisce l'agenzia Adnkronos, Gaetano Beneduce veniva condannato a 3 anni e mezzo di carcere per una estorsione nei confronti dei responsabili di un circolo nautico di Pozzuoli. Beneduce resto' latitante fino al mese di novembre del '99. Dopo il suo arresto le redini della cosca passarono a Gennaro Longobardi. E anche quando nel 2002 Beneduce fu scarcerato l'assetto del clan restò inalterato. Nell'area flegrea poco prima della metà del 2000 esplose lo scontro fra Beneduce e il gruppo di Quarto.

I rapporti all'interno del clan si acuirono quando fu ucciso il quartese Ottavio Garofalo. Seguirono altri omicidi e agguati con feriti. Gli arresti, le latitanze hanno indotto negli scorsi anni i capiclan a stringere un accordo con una cosca esterna, quella dei Sarno "per avere uomini, appoggi, armi -spiegano alla Dda- e quanto necessario per continuare a controllare il territorio, innanzitutto il racket delle estorsioni, vitale per il mantenimento delle famiglie degli affiliati e dei detenuti".

Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione detenzione illegale di armi, tentato omicidio e traffico di droga. L'indagine e' stata coordinata dai pm della Direzione distrettuale antimafia ed ha riguardato episodi criminosi avvenuti tra il 2004 e il 2009

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