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"Spari ad altezza d'uomo, in casa anche una donna incinta e un bambino"

I dettagli dell'assalto armato ai danni di una famiglia avvenuto venerdì scorso in una contrada di Fasano. I componenti del commando armato si nascondevano in una masseria diroccata. Trenta carabinieri hanno preso parte al blitz

FASANO – In casa si trovava un intero nucleo familiare composto da circa 10 persone, fra cui un bambino e una donna incinta, ma non hanno avuto alcuna remora a sparare ad altezza uomo. Basti pensare che un proiettile ha bucato una tapparella e si è conficcato nell’armadio di una camera da letto. Con uno spettacolare blitz avvenuto domenica (4 agosto) sulle pendici di una collina di Fasano sono stati consegnati alla giustizia i presunti autori di un brutale raid avvenuto venerdì sera (2 agosto) ai danni di una villetta in contrada Matarano, nelle campagne di Fasano.

Gli arrestati

Il 40enne Francesco Angelini, il 32enne Francesco Girolamo e il 29enne Bartolomeo Abiuso, tutti di Fasano, si nascondevano in una vecchia masseria nascosta fra la vegetazione, in contrada Signora Pulita, sempre nell’agro di Fasano. Erano in possesso di una pistola calibro 7.65 e di 40 grammi di marijuana. Il quarto presunto componente del gruppo di fuoco, il 43enne Onofrio Margaritondo, è stato invece arrestato presso la sua abitazione.

I carabinieri della compagnia e della stazione di Fasano diretti rispettivamente dal capitano Daniele Boaglio e dal luogotenente Pietro Pugliese nel giro di 48 ore hanno chiuso il cerchio su uno dei più gravi fatti di cronaca degli ultimi tempi. I dettagli delle indagini che hanno portato prima alla ricostruzione dell’assalto armato in contrada Matarano e poi all’individuazione del nascondiglio degli esecutori del raid sono stati illustrati dal comandante del comando provinciale dei carabinieri di Brindisi, il colonnello Giuseppe De Magistris, nel corso di una conferenza che si è svolta stamattina (lunedì 5 agosto). I militari hanno dovuto far leva quasi esclusivamente sulle proprie risorse investigative, tenuto conto dell’omertà e della reticenza che hanno avvolto della vicenda.

L'aggressione davanti al bar

Grazie alle telecamere, gli inquirenti hanno ricostruito l’antefatto della spedizione punitiva nei confronti della numerosa famiglia. In una prima fase si verifica una aggressione all’esterno di un bar situato nel centro di Fasano. Qui due giovani vengono schiaffeggiati in pubblico da quattro persone. La scena si consuma davanti agli occhi di decine di persone, fra passanti e automobilisti, ma nessuno chiama i carabinieri. Sarebbe bastata una telefonata al 112 per interrompere la drammatica escalation. E invece nulla. Tutti hanno fatto finta di non vedere.

L'assalto alla villetta

Passata circa un’ora dall’aggressione, intorno alle ore 20 si verifica una prima irruzione ai danni della villetta in contrada Matarano in cui vivevano i due giovani picchiati poco prima davanti al bar. Urla. Spintoni. Una persone cade nel motorino. Anche in questo caso, nessuna segnalazione alle forze dell’ordine. Ma è intorno alle 22,38 di venerdì 2 agosto che si sfiora la strage. Gli assalitori raggiungono nuovamente l’abitazione rurale a bordo di un’auto e sfondano il cancello. Una volta scesi dalla vettura fanno partire una pioggia di proiettili contro il primo piano.

Le persone che si trovavano all’interno fanno appena in tempo a rifugiarsi al piano superiore. Dopo aver sparato, il commando arraffa qualcosa dalla casa e dà fuoco a tre auto parcheggiate nel cortile (un’Audi A3, una Fiat Panda e una Fiat 600), per poi darsi alla fuga. Una volta scampato il pericolo, la madre di famiglia, stavolta sì, chiede aiuto ai carabinieri. Sul posto si recano diverse pattuglie della locale compagnia, oltre a una squadra di vigili del fuoco. I militari, con il supporto degli esperti delle investigazioni scientifiche, trovano nove bossoli appartenenti a proiettili calibro nove e calibro 7,65. “Le vittime – dichiara il colonnello De Magistris – sono state molto ermetiche. Mezza dichiarazione di un testimone ci ha illuminati di più”.

Il blitz dei carabinieri

Immediatamente i carabinieri acquisiscono le immagini riprese dalle telecamere presenti nei pressi del bar in cui è avvenuta la prima aggressione. Fotogramma dopo fotogramma, forti anche di ulteriori accertamenti investigativi, le forze dell’ordine identificano gli autori del raid. Nella tarda mattinata di domenica i carabinieri individuano anche la masseria in cui i sospettati hanno trovato riparo. Si tratta di un edificio, ancora in uso, arroccato in una zona isolata, sovrastante il poligono di tiro. Alla retata prendono parte circa 30 carabinieri, fra cui gli uomini del gruppo Cacciatori di Puglia e della Api (Aliquote operativo di Pronto impiego).

Il video della retata

Un elicottero effettuta la supervisione dall’alto le operazioni. I militari circondano l’area. Resisi conto di essere stati scoperti, Abiuso, Girolamo e Angelini abbandonano in tutta fretta la sala da pranzo, lasciando sul tavolo dei piatti pieni di salsiccia e carne arrosto, e tentano la fuga lanciandosi in un cespuglio di rovi sottostante al casolare. Ma il tentativo di fuga ha vita breve. I carabinieri, dopo aver scalato le pareti del costone, bloccano i tre.

L’intero immobile viene ispezionato palmo a palmo. Sotto a una pietraia viene trovata una pistola calibro 7.65 con cinque colpi nel serbatoio, di probabile fabbricazione est europea. L’arma odorava di polvere da sparo. “Non sappiamo – dichiara De Magistris – se ci hanno sparato addosso. Di sicuro c'è che i nostri uomini non hanno esploso neanche un colpo”. Inoltre i carabinieri recuperano anche 40 grammi di marijuana e delle valige, a dimostrazione del fatto che i tre erano pronti a dileguarsi, forse via mare.

Movente da chiarire

Tutti e quattro gli indagati sono stati raggiunti da un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dal pm della Procura di Brindisi, Giovanni Marino. Sono ritenuti responsabili a vario titolo e in concorso fra loro dei reati di tentato omicidio, porto abusivo di armi clandestine, esplosioni pericolose, danneggiamento seguito da incendio e danneggiamento aggravato, rapina aggravata dalla violazione di domicilio, rissa e lesioni aggravate.

La vicenda ha ancora una zona d’ombra sulla quale gli inquirenti stanno cercando di far luce: il movente. Non è ancora chiaro cosa abbia spinto gli indagati a mettere in pericolo la vita di un’intera famiglia. Non si può escludere che all’origine di tutto ci siano dissidi maturati in ambienti del malaffare. Inoltre sono stati avviati degli acccertamenti per risalire al proprietario della masseria in contrada Signora Pulita, che non appartiene a nessuno dei quattro arrestati. 

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