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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Cronaca

Blitz Dia: indagini nel brindisino

TARANTO - Fiumi di droga tra l’Albania e la Puglia. E tra le piazze servite, anche quelle del brindisino. Quarantaquattro ordinanze di custodia cautelare in carcere - emesse dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce su proposta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura salentina - sono state eseguite a partire dalle prime luci dell’alba da parte dei carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Taranto.

TARANTO - Fiumi di droga tra l'Albania e la Puglia. E tra le piazze servite, anche quelle del brindisino. Quarantaquattro ordinanze di custodia cautelare in carcere - emesse dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce su proposta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura salentina - sono state eseguite a partire dalle prime luci dell'alba da parte dei carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Taranto.

I provvedimenti sono accompagnati dal sequestro di beni mobili e immobili, di depositi bancari e denaro liquido. La zona maggiormente interessata dall'operazione, denominata "Monkey Business", è il rione Tamburi, nel capoluogo ionico. Sei delle 44 ordinanze sono state emesse nei confronti di residenti nella provincia di Bari, in particolare a Bitonto e a Noci. Raggiunte da misura restrittiva anche 10 donne. Quattro gli arresti eseguiti in carcere. Sono 103, complessivamente, gli indagati.

Nel corso dell'operazione - che ha visto impiegati più di 150 carabinieri, unità cinofile e l'elicottero dell'Elinucleo di Bari - sono stati sequestrati beni mobili e immobili, depositi bancari e denaro contante per un valore complessivo di circa un milione di euro.

L'accusa, per tutti, è di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti. I dettagli del blitz, condotto dai carabinieri, sono stati illustrati dal procuratore della Dda, Cataldo Motta e dal comandante provinciale dei carabinieri di Taranto, Daniele Sirimarco. Nel corso delle indagini, iniziate nel 2009 e caratterizzate da appostamenti, pedinamenti e intercettazioni telefoniche e ambientali, alcuni esponenti del sodalizio criminoso hanno scoperto e distrutto delle microspie che gli investigatori avevano installato nei pressi di una cabina elettrica.

"L'attività investigativa - ha sottolineato Motta - è stata particolarmente difficile proprio per la conformazione del quartier generale dell'organizzazione, ovvero le case-parcheggio, una sorta di apartheid apparentemente inavvicinabile e inespugnabile. I carabinieri con investigazioni classiche e attività tecniche sono riusciti a sferrare un duro colpo allo spaccio".

Il clan, secondo l'accusa, era capeggiato dal 45enne Cosimo Scialpi, soprannominato Scimmietta. La droga importata dall'Albania, approdava a Bari, e da qui raggiungeva Taranto per essere smistata nel capoluogo jonico e nelle province di Brindisi, Lecce, Matera e Cosenza.

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