"Droga dall'Albania: la 'ndrangheta scalza i brindisini": 25 arresti

Le indagini della Dda e della Finanza di Catanzaro si intrecciano con quelle salentine. Coinvolti Rosario Fioretti e Gianfranco Contestabile

Le foto sono relative a sequestri di marijuana operati dalla Finanza in acque brindisine

CATANZARO – Se fino a qualche tempo fa le ‘ndrine calabresi avevano bisogno della intermediazione e dei servizi della criminalità brindisina per trattare le partite di droga, soprattutto di marijuana, dei narcotrafficanti albanesi, oggi la situazione è cambiata.  Tra la le famiglie della ‘ndrangheta e i clan di Valona e di altre zone dell’Albania c’è un filo diretto, e ciò che compare nelle indagini degli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, oggetto di un blitz oggi, sul ruolo dei brindisini sono alcuni episodi di sequestro di carichi nel Canale d’Otranto. Ma il peso specifico negli affari è cambiato.

I brindisini

Ci sono tre nomi di Brindisi, infatti, tra gli arrestati di questa mattina nell’Operazione Stammer 2 – Melina del Gruppo operativo antidroga – Scico della Guardia di Finanza calabrese: sono Gianfranco Contestabile, Rosario Fioretti e Fabio Melacca. I primi due sono già stati rinviati a giudizio il 20 febbraio scorso su richiesta dei pm Valeria Farina Valaori e Guglielmo Cataldi della Dda di Lecce, ed erano stati arrestati dalla Guardia di Finanza il 30 giugno del 2017 con l’Operazione Griko, assieme ad altri otto brindisini e a quattro albanesi (i brindisini hanno optato per il rito abbreviato).

Indagini e processo di Brindisi

Oggi il blitz Stammer 2 dimostra che Fioretti e i suoi lavoravano per conto di clienti calabresi, i quali però – stando alle risultanze dell’inchiesta – ormai avevano costruito un canale diretto con i fornitori dall’altra parte dell’Adriatico, con l’obbiettivo, ritengono gli investigatori, di affermare la supremazia di mercato della ‘ndrangheta anche nel controllo e nella distribuzione della marijuana. Chi erano questi destinatari delle partite di droga, alcune delle quali intercettate dalle motovedette e dagli elicotteri del Reparto operativo aeronavale di Bari della Guardia di Finanza?

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I calabresi avevano scalzato i pugliesi

Il traffico, secondo la dda di Catanzaro, faceva capo alle 'ndrine di Vibo Valentia dei Fiarè, Pititto, Prostamo, Iannello e Anello, tutte collegate alla cosca egemone dei Mancuso di Limbadi. Gente che ormai non aveva più bisogno di intermediari, hanno spiegato in conferenza stampa stamani il procuratore della Dda di Catanzaro, Nicola Gratteri, il procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri, il generale Alessandro Barbera comandante dello Scico della Guardia di Finanza, il comandante del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza, Carmine Virno, e il comandante provinciale Davide Rametta.

Secondo Gratteri, la 'ndrangheta “è riuscita a superare il blocco del monopolio delle organizzazioni criminali pugliesi nell'importazione di marijuana dall'Albania, mettendoli da parte e trattando direttamente con i fornitori albanesi. Un dato inedito, anche rispetto a risultanze della Dna e della Dia, secondo cui il traffico dall'Albania era appannaggio dei sodalizi pugliesi che avevano il controllo assoluto delle loro coste". Conferma ciò il generale Alessandro Barbera, per il quale la ‘ndrangheta ha conquistato nel narcotraffico un primato globale “per la sua affidabilità, come dimostra questa operazione nel momento in cui vediamo le cosche vibonesi che in un battibaleno entrano in trattativa diretta con i narcos albanesi senza più ricorrere ai trafficanti pugliesi”.

Il colonnello Davide Rametta ha spiegato che “la stessa organizzazione riusciva a gestire traffici di cocaina e marijuana, e se il primo subiva un momento di crisi, l'organizzazione era subito capace di investire in un altro affare come quello dell'erba albanese". Il colonnello Carmine Virno ha descritto questi contatti diretti, parlando delle trasferte in Albania dei capi ‘ndrina del Vibonese, e dei soggiorni in Calabria dei boss albanesi  (a Mileto), per incassare il denaro delle forniture di marijuana, sottolineando come  il gruppo  "nonostante i sequestri e gli arresti dei corrieri riusciva a trovare nuove leve disposte a compiere il trasporto della sostanza".

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L’accordo tra le ‘ndrine per controllare l’import

L’operazione denominata “Stammer 2 – Melina”, che rappresenta l’epilogo di una complessa attività investigativa condotta dai militari della Guardia di Finanza del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catanzaro, con il supporto del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (Scico) di Roma e coordinata dal procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, dal procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri, e dal sostituto procuratore Camillo Falvo, è sfociata nella cattura di 25 persone (18 in carcere e 7 agli arresti domiciliari), indagate a vario titolo in traffico internazionale di stupefacenti tra Calabria, Puglia, Sicilia, Lazio, Toscana, Lombardia e Albania e l’esecuzione di numerose perquisizioni.

L’indagine nasce da uno stralcio della nota operazione “Stammer”, con cui sono state già colpite, nel mese di gennaio dello scorso anno, le ‘ndrine del Vibonese solitamente impegnate nel business della cocaina, e costituisce un ampliamento delle indagini che hanno dimostrato come i trafficanti calabresi, fiutando la possibilità di ottenere a facili guadagni, investivano ingenti capitali in un imponente traffico di marijuana. L’attività odierna documenta proprio, dice la Finanza, come le potenti ‘ndrine di Vibo Valentia siano entrate in affari con i narcos albanesi, partner di provata efficienza, che, ad oggi, si possono considerare i più importanti produttori di marijuana del continente, vantando basi logistiche praticamente in tutta Europa.

L’organizzazione colpita è “estremamente complessa, basata su un accordo criminoso tra le ‘ndrine Fiarè di San Gregorio d’Ippona, Pititto-Prostamo-Iannello di Mileto, Anello di Filadelfia e Franzè di Stefanaconi, tutte collegate alla più nota ed egemone cosca dei Mancuso di Limbadi. Tra gli elementi di spicco caduti nella rete della Guardia di Finanza compaiono tre capi cosca del calibro di Rocco Anello, indiscusso boss di Filadelfia, Francesco Fiarè, alias “il Dottore”, di San Gregorio d’Ippona, e Giovanni Franzè di Stefanaconi, oltre ad altri soggetti di rilevanza come Pasquale Pititto di Mileto, Antonio Prostamo e Domenico Mancuso di Limbadi.

Le ramificazioni del traffico

Clan calabresi assolutamente a loro agio nel contrattare con i potenti cartelli albanesi l’importazione, in poco meno di tre mesi, di circa cinque tonnellate di marijuana, in grado anche di saltare l’intermediazione delle compagini delinquenziali brindisine, storicamente in affari con i narcos di stanza nel Paese delle Aquile. Il sodalizio criminale calabrese, se in una prima fase sfruttava gli oramai collaudati rapporti, intessuti nel tempo, tra i trafficanti brindisini ed i produttori albanesi, una volta reperiti i contatti ed aver acquisito la fiducia dell’organizzazione albanese, riusciva, senza alcuna difficoltà, a scavalcare gli intermediari pugliesi per contrattare direttamente con i fornitori.

L'Operazione Griko

Secondo gli illeciti progetti, una volta raggiunte le coste pugliesi, i carichi di marijuana sarebbero stati divisi in più partite, pronte per essere cedute sulle molteplici “piazze” dislocate su gran parte del territorio italiano. L’inchiesta diretta da questa Procura della Repubblica – Dda di Catanzaro e svolta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria e dal Gico sezione Goa di Catanzaro, con la collaborazione dello Scico di Roma e il supporto della Direzione centrale servizi antidroga (Dcsa) ha consentito di identificare tutti i 46 soggetti coinvolti, alcuni dei quali già detenuti per circostanze contestate nell’ambito dell’Operazione “Stammer”, ognuno dei quali ricopriva un ruolo ben preciso: dai finanziatori ai mediatori, dai traduttori ai corrieri, da coloro che avevano il compito di monitorare l’uscita delle vedette della Guardia di Finanza ai personaggi incaricati di curare l’arrivo degli emissari dei narcos albanesi più volte giunti nel nostro Paese, fino ai soggetti demandati per lo stoccaggio e la successiva rivendita della marijuana.

Il traffico in mare

Grazie ad una serie di serrate attività che impegnavano, in perfetta sinergia, la Guardia di Finanza di Catanzaro e il Reparto Operativo Aeronavale di Bari, nell’arco temporale agosto-ottobre 2016 sono stati eseguiti, nel Mar Adriatico al largo delle coste brindisine, cinque interventi repressivi che hanno permesso di sequestrare in mare oltre 2770 chili di marijuana, ai quali si sommano ulteriori 90 chili sequestrati presso il porto di Ancona, di ricondurre due ulteriori importazioni di droga, rispettivamente pari a 1178 e 386 chili, oggetto di sequestro da parte della Guardia di Finanza di Brindisi, destinate ai clan calabresi e infine, grazie ad una mirata attività a posteriori, di ricostruire un’ulteriore transazione pari a 400 chili di marijuana che, giunta proprio presso il porto di Ancona, raggiungeva la piazza di Milano, dove il sodalizio calabrese vantava eccellenti ramificazioni per l’immissione in commercio del narcotico.

Gli arrestati

In carcere: Rocco Anello, 57 anni; Francesco Fiarè, 38 anni;  Giovanni Franzè 56 anni; Mario Calesse, 44 anni, di Sant’Eufemia d’Aspromonte; Gianfranco Contestabile 50 anni di Brindisi; Rosario Fioretti 70 anni di Brindisi; Gerardo Gentile 61 anni di Zambrone; Domenico Mancuso 42 anni di Vibo Valentia; Fabio Melacca 31 anni di Brindisi; Shefik Muho 33 anni di Valona; Gregorio Niglia 56 anni di Briatico; Antonio Paladino 29 anni di Rosarno; Giovanni Pastorello 58 anni di Milano; Gianluca Pititto 21 anni di Mileto; Rosario Riccioli 44 anni di Catania. Ai domiciliari: Francesco Colangelo 47 anni di Verano Brianza; Leonardo Florio 53 anni di Vibo Valentia; Andrea Ippolito Fortuna 57 anni di Vibo Valentia; Francesco Paladino 26 anni di Rosarno; Michelle Vincenzo Piperno di 34 anni di San Costantino Calabro; Antonio Prostamo 28 anni di Mileto.

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