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Foto aerea scattata nella fase delle ricognizioni preliminari

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Bloccati ai Degennaro incentivi Gse

BRINDISI – Doppio vincolo di sequestro sui tre grandi impianti fotovoltaici facenti capo a sei società controllate dalla famiglia Degennaro di Bari, che erano stati artificiosamente frazionati in 19 impianti inferiori ad un megawatt di potenza nominale per aggirare l’obbligo della Valutazione di impatto ambientale e utilizzare invece la procedura semplificata della Dia, secondo l’allora vigente regolamento della Regione Puglia poi modificato a fine dicembre 2010 per restringerne le maglie e tutelare maggiormente il territorio. Il nuovo provvedimento (mentre il primo era di natura probatoria) è un sequestro preventivo per equivalente, proporzionato ad un danno per l’erario stimato in poco più di 11 milioni di euro.

BRINDISI - Doppio vincolo di sequestro sui tre grandi impianti fotovoltaici facenti capo a sei società controllate dalla famiglia Degennaro di Bari, che erano stati artificiosamente frazionati in 19 impianti inferiori ad un megawatt di potenza nominale per aggirare l'obbligo della Valutazione di impatto ambientale e utilizzare invece la procedura semplificata della Dia, secondo l'allora vigente regolamento della Regione Puglia poi modificato a fine dicembre 2010 per restringerne le maglie e tutelare maggiormente il territorio. Il nuovo provvedimento (mentre il primo era di natura probatoria) è un sequestro preventivo per equivalente, proporzionato ad un danno per l'erario stimato in poco più di 11 milioni di euro.

L'utilizzo della sola Dia infatti non solo consentì di evitare l'esame obiettivo della conformità dei progetti, ma agevolò la corsa per ottenere gli incentivi più consistenti del secondo stralcio dell'intervento pubblico, che si chiudeva il 31 dicembre del 2010, mentre quelli del terzo Conto energia in vigore dal 2011 erano nettamente inferiori. Tutta la pratica di rendicontazione delle sei società, curata dal tecnico Michele Corona di 51 anni, infatti approdò all'ufficio del Gestore dei servizi energetici (Gse) in tempo utile per ottenere gli interventi più favorevoli.

Considerando che ciò avvenne però, come prescritto, attestando la sussistenza del requisito della assoluta regolarità dell'iter autorizzativo e della conformità alle norme, mentre invece la legge era stata palesemente violata, sostengono gli inquirenti, l'erogazione dei contributi sin qui percepiti dalle sei società avvenne sulla base di un falso in atto pubblico, e quindi si ipotizza l'indebita percezione degli stessi. Di ciò rispondono al momento l'amministratore delle società, Daniele Degennaro, anch'egli 51enne, e lo stesso Corona, peraltro già indagati nel precedente stralcio di indagine con altre undici persone, quello portato a termine il 17 aprile scorso dalla compagnia pronto impiego della Guardia di Finanza di Brindisi (19 impianti su 120 ettari, per violazioni di norme urbanistiche e di vincoli paesaggistici).

Oltre alle responsabilità individuali, il gip Giuseppe Licci, su richiesta del procuratore aggiunto Nicolangelo Ghizzardi, ha ipotizzato anche la responsabilità amministrativa delle sei società. Il sequestro preventivo per equivalente, fondato sulle indagini condotte questa volta dal Nucleo di polizia tributaria del comando provinciale di Brindisi della "fiamme gialle", è stato applicato a liquidità per 4,6 milioni di euro bloccate sui conti riconducibili alle sei società, ai tre grandi impianti fotovoltaici che hanno un valore strutturale stimato in 80 milioni di euro, e a quote societarie.

Come hanno spiegato il colonnello Vincenzo Mangia, comandante provinciale della Guardia di Finanza, e il maggiore Gabriele Sebaste, comandante della polizia tributaria, toccherà ora al Gse valutare - sulla base degli atti trasmessi dagli inquirenti brindisini - se bloccare o meno ulteriori erogazioni di incentivi pubblici ai soggetti giuridici indagati. Secondo le stime della Guardia di Finanza, nei venti anni del ciclo produttivo dei tre grandi impianti, sulla base del calcolo della loro produzione media di energia nelle casse delle sei società sarebbero entrati 182 milioni di euro. Esclusi gli undici già sequestrati, ne resterebbero 171 da erogare gradualmente.

Gli impianti, pur sottoposti a due sequestri, sono regolarmente in funzione. Si trovano nelle campagne nelle contrade Acquaro - Buffi tra Brindisi e Mesagne; Angelini (sempre a Brindisi) e Le Forche a San Pietro. Terreni acquistati a partire da 3 mila euro e rivenduti a 60mila ad altre società, che istruivano i procedimenti per costruire parchi e li rivendevano ad altre società ancora, poi acquistate dal Gruppo Energia dei fratelli Degennaro.

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