Bomba alla cantina, inseguimento subito dopo esplosione: stretto riserbo sulle indagini

L’auto è stata fermata, il passeggero è fuggito il conducente è stato bloccato. La sua posizione è al vaglio degli inquirenti

SAN PIETRO VERNOTICO - Si indaga a tutto spiano per fare luce sull’attentato dinamitardo ai danni dell’azienda vinicola Megale Hellas di San Pietro Vernotico, perpetrato nella tarda serata di mercoledì 2 settembre nella sede di via Torchiarolo. Un ordigno artigianale è stato piazzato sulla manopola di uno dei silos nella sede sita nei pressi del cimitero. Il boato è stato udito a decine di chilometri di distanza. Subito dopo l’esplosione c’è stato un inseguimento tra una pattuglia dei carabinieri e un’auto sospetta. Anche in questo caso le sirene hanno allarmato i residenti della zona, è durato una decina di minuti.

L’auto è stata fermata, il passeggero è fuggito il conducente è stato bloccato. La sua posizione è al vaglio degli inquirenti. Sulle indagini si mantiene lo stretto riserbo. Se i due sono coinvolti nella vicenda lo stabiliranno ulteriori indagini. Intanto sono stati acquisti i fotogrammi delle telecamere installate nell’azienda vinicola. La scena dell’attentato è stata ripresa per intero. I carabinieri sono a lavoro dalla stessa serata di ieri per ricostruire l’accaduto e individuare i responsabili. 

Si è trattato di una bomba carta. É stata piazzata su una manopola, l’esplosione ha deformato il silos ma è stata udita dall’intero territorio comunale e da Cellino San Marco. I proprietari sono stati ascoltati dagli inquirenti, non si esclude la pista legata alla guerra del vino.  

A luglio scorso a Cellino San Marco l’azienda vinicola Cantine Due Palme è finita al centro di due episodi criminali: nella notte tra il 3 e il 4 luglio furono dati alle fiamme tre autocarri parcheggiati nella sede di via San Marco, qualche settimana dopo furono esplosi colpi di pistola contro l’abitazione del presidente Angelo Maci. 

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Va ricordato anche che la Megale Hellas fu investita dall’inchiesta dei carabinieri nel Nas di Lecce e di Taranto, “Ghost Wine” (vino fantasma) che l’11 luglio del 2019 portò a 11 arresti. Fu smantellato un grosso giro di vino adulterato. Sono 61 in tutto gli indagati

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