Bonifica area Sin: Legambiente replica al consorzio Asi

Riceviamo e pubblichiamo una di riposta al consorzio Asi sulla questione delle bonifiche nell'area Sin di Brindisi da parte del circolo "Tonino Di Giulio" di Legambiebte Brindisi a firma dei coordinatori provinciali Doretto Marinazzo e Nicola Anelli

Il perimetro dell'area Sin

Riceviamo e pubblichiamo una di riposta al consorzio Asi sulla questione delle bonifiche nell'area Sin di Brindisi da parte del circolo "Tonino Di Giulio" di Legambiebte Brindisi a firma dei coordinatori provinciali Doretto Marinazzo e Nicola Anelli. 

La replica del Consorzio Asi all’invito fatto al Presidente Emiliano di rivedere la Delibera di Giunta n. 449/2016 ci lascia fortemente basiti: in quanto ci saremmo aspettati un plauso per aver proposto la possibilità, concreta, di effettuare subito la “bonifica” dei soli 91 punti d’indagine “contaminati” della zona industriale (petrolchimico escluso). 

La proposta avanzata da Legambiente consente di anticipare di almeno 2,5-3 anni la bonifica che va effettuata comunque e per gran parte dei richiamati 91 punti, rinunciando all’inutile passaggio della “Analisi di Rischio”.  Fra l’altro, siccome i punti contaminati del suolo e del sottosuolo sono allocati a profondità variabile, dalla quota dal piano di campagna ad un massimo di 6 metri, la “bonifica” è del tutto agevole e può essere effettuata utilizzando anche i circa 2 milioni di euro destinati dal Consorzio ASI alle “Analisi di Rischio”. 
Potremmo soffermarci su ciascuno dei 17 punti della replica del Consorzio ASI, ma ci limiteremo solo ad alcuni elementi che appaiono nebulosi, a noi comuni cittadini.

Legambiente non ha mai criticato l’intervento pubblico effettuato su tutta l’area agricola interclusa fra la zona industriale e Cerano; anzi, tutt’altro! Senza quella caratterizzazione chimica non si sarebbe mai giunti a definire, da parte del Ministero dell’Ambiente e dell’Arpa, lo stato di “contaminazione acuta” rilevato in tutte le matrici ambientali. Stato di contaminazione che ha imposto agli imprenditori agricoli della zona di operare per soli 120 giorni all’anno e che ha rilevato la forte capacità di bio-accumulo di metalli pesanti da parte di coltivazioni a: lattuga, cavolo, ecc., altrimenti rientranti nella catena trofica umana.

La decisione degli enti locali di demandare, dal 2004, all’Asi compiti delle rispettive istituzioni è una scelta politica. Qual è, infatti, la competenza e l’esperienza maturate dal Consorzio Asi in tema di caratterizzazioni e schede tecniche, prima del 2004? Le responsabilità della salute dei Cittadini è forse stata anche demandata al Consorzio Asi?

Le perplessità sono tanto più fondate se si pensa che il Consorzio Asi ha autorizzato e non controllato le discariche di Alfa Edile (l’emergenza continua!), e della piattaforma polifunzionale per i rifiuti pericolosi, ecc, ecc. Nelle 17 risposte fornite alla nostra nota non vi è alcun cenno alle motivazioni che hanno portato il Consorzio Asi a caratterizzare, con soldi pubblici, ben 583 ettari di terreni di “privati” e definiti, dallo stesso Consorzio, di “interesse pubblico”. Se vi è un reale “interesse pubblico” su terreni di privati, per quale motivo il Consorzio non li ha espropriati? 

In nome dell’“interesse diffuso” che rappresenta, Legambiente ritiene necessario spiegare, in primo luogo ai privati che hanno fatto fare le caratterizzazioni a proprie spese, l’anomala scelta di dichiarare di “pubblico interesse” 583 ettari di terreni agricoli in zona industriale di privati, ed altri no. 

Infine, per voler essere essenziali e non tediare i lettori, la risposta del Consorzio Asi concerne per tre punti la “perimetrazione” dell’area Sin, apparentemente attribuendone la responsabilità al Comune ed a se stesso il ruolo di semplice spettatore.  Legambiente nella richiesta mandata al Presidente Emiliano di snellimento della procedura di “bonifica” non ha fatto cenno alla “perimetrazione” dell’area Sin, approvando anche la caratterizzazione chimica proposta dal Consorzio ASI (punto 2 della tabella 4 per circa 400.000,00 €) del quartiere S. Pietro che, guarda caso è al di fuori della “perimetrazione”.

In merito alla “perimetrazione” rileviamo un vuoto di memoria nel Consorzio Asi e rammentiamo che lo stesso Consorzio ha partecipato all’incontro con il Ministero dell’Ambiente e gli Enti interessati, presso il Comune di Brindisi in data 21/06/1999 (prot. 10284/AR), nel quale il Ministero, nell’approfondire lo stato ambientale della “area a rischio” di Brindisi, richiedeva documentazione inerente la classificazione urbanistica delle varie aree, rappresentate con colori differenti (petrolchimico, zona industriale, Cerano, area agricola interclusa). 

Il Consorzio, nell’addebitare al Comune la “perimetrazione” dell’area SIN, dimentica che nella stessa è inserito anche il “bacino idrografico del Cillarese” che, per norma (Legge 426/98), non poteva essere interessato da “inquinanti industriali”. Ci chiediamo se le caratterizzazioni  erano il presupposto per tutelare e valorizzare l’oasi o erano funzionali alla realizzazioni dei prospettati resort e campo da golf a ridosso di essa?

Legambiente, nella nota mandata ad Emiliano, non ha fatto cenno alla caratterizzazione chimica effettuata sui 55 ettari di “pubblica proprietà” del Cillarese, ritenendo che i 30 punti individuati come “contaminati” e quindi anche il resort privato ed il campo da golf, avessero meno importanza rispetto alla salute dei cittadini e dei lavoratori della zona industriale che meritano, invece, un’immediata bonifica dei danni prodotti sulle matrici ambientali da parte dell’apparato industriale ed in parte, se pur minima, dell’utilizzo incontrollato di fitofarmaci. 

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