Cronaca

Bonifici online per i trafficanti

BRINDISI – Una volta negli uffici cambi di Brindisi circolava una gran mole di buoni di American Express e altri operatori internazionali del trasferimento di valuta. Erano gli anni d’oro dei movimenti di giovani europei, americani e persino australiani e neozelandesi verso la Grecia. Adesso pare che attraverso i canali del trasferimento di denaro viaggino sino a Brindisi anche finte rimesse in euro e dollari, destinate però non a studenti giramondo rimasti a secco sulle banchine del porto, ma a trafficanti di uomini, che senza i bonifici stoppano il viaggio dei clandestini arrivati sino all’ombra della Colonna Romana.

BRINDISI - Una volta negli uffici cambi di Brindisi circolava una gran mole di buoni di American Express e altri operatori internazionali del trasferimento di valuta. Erano gli anni d'oro dei movimenti di giovani europei, americani e persino australiani e neozelandesi verso la Grecia. Adesso pare che attraverso i canali del trasferimento di denaro viaggino sino a Brindisi anche finte rimesse in euro e dollari, destinate però non a studenti giramondo rimasti a secco sulle banchine del porto, ma a trafficanti di uomini, che senza i bonifici stoppano il viaggio dei clandestini arrivati sino all'ombra della Colonna Romana.

Partendo da questo giro, in meno di due mesi gli investigatori della Polizia di Frontiera hanno chiuso il cerchio attorno al nucleo locale che si occupava di smistare nelle regioni dell'Italia Settentrionale, e soprattutto in Francia chiunque avesse intrapreso il viaggio con la loro "compagnia", imboccando la via dalle montagne dell'Afghanistan o del Kurdistan (la grande e sfortunata regione virtuale a cavallo di quattro nazioni), ma anche dai campi profughi italiani.

Il vicequestore Salvatore De Paolis e il pm che ha diretto le indagini, Pierpaolo Montinaro, hanno puntato volutamente solo sul nucleo brindisino dell'organizzazione, per rendere immediata la relazione tra le attività di polizia giudiziaria ed i provvedimenti del gip. Altre volte importanti operazioni partite da Brindisi si sono diramate in tutta Italia, ma agli arresti si è giunti dopo due o tre anni dai fatti. Qui è stato tutto molto veloce, ha spiegato il procuratore capo Marco Dinapoli, non a caso l'operazione è stata chiamata Passeur Express.

Il filo andava tagliato subito: avvio a gennaio delle osservazioni e delle intercettazioni telefoniche, chiusura questa mattina con tre arresti sui sei disposti dal gip Giuseppe Licci, per associazione a delinquere in favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, con l'aggravante della natura transnazionale del reato. Il capo era Abdul Kader Mohammed, 45 anni di Baghdad, detto Abd, ufficialmente richiedente asilo politico e residente all'Hotel Venezia, ma lo hanno preso a Perugia. Arrestati anche un altro iracheno, ma di Kerkuk, Nahro Muhamad di 21 anni, ospitato al Cara di Restinco, quello che andava ad incassare le rimesse, il cassiere, e Anwar Khadim, detto Anuar, 33 anni, ospitato a Casa Betania.

La polizia sta cercando ancora il palestinese Ahamad Yunis di 38 anni, detto Ahmid, nato ad Homs e residente all'Hotel Venezia come il suo capo, e due compaesani del giovane cassiere (anche loro di Kerkuk), Kasem Khidr di 27 anni e Mariwam Kamaran di 30 anni, ospite di Restinco. Pedinati, fotografati, intercettati con un sistema semplice ma solido sul piano probatorio. Una volta risaliti alle schede telefoniche dei sospettati, la polizia ha affiancato il servizio di osservazione a quello di verifica delle utenze, visto che i numeri erano intestati a persone che non ne facevano uso. Dalla sala operativa veniva effettuata una chiamata-civetta, e quando il sospettato rispondeva veniva anche immortalato dal servizio di osservazione.

Brindisi era una necessaria testa di ponte dell'organizzazione che ha grosse basi in Grecia, punto di arrivo dei gruppi di immigrati dal Medio Oriente e dall'Asia Centrale. Mohammed era l'emissario a Brindisi di quelle centrali e proveniva a sua volta dalla Grecia. Come funzionasse il traffico, lo ha illustrato il comandante della Polizia di Frontiera di Brindisi, Salvatore De Paolis. Chiunque si rivolgesse a loro, sia se spedito via mare dalle sponde elleniche (spesso in condizioni fortunose e di rischio) a cura dell'organizzazione - madre, sia se in fuga dai campi di Restinco o Crotone, e ancora prima del permesso di soggiorno, doveva pagare 2-300 euro solo per garantirsi l'appoggio dei trafficanti in territorio italiano, oltre alle spese di viaggio.

La partenza verso il Nord avveniva solo quando ad un paio di tabaccherie brindisine di via Indipendenza e di corso Umberto (sempre nei paraggi della stazione ferroviaria, punto nevralgico delle indagini, partite proprio dai contatti che vi avvenivano), corrispondenti del circuito Western Union, giungevano i bonifici intestati a Nahro Muhamad. Soldi raccolti da amici o parenti già in Italia o in Francia, e contattati telefonicamente dal richiedente. A quel punto, il gruppo di Abdel Kader Mohammed provvedeva all'accompagnamento ai treni e alla fornitura dei biglietti e delle indicazioni necessarie, o in altri casi anche all'accompagnamento sino alla frontiera francese, con ultimo tratto in auto. Dal paese di partenza a destinazione, il viaggio poteva costare tra i 3 e 4mila euro, il tratto italiano forse era il più economico.

I contatti tra i clienti in arrivo dalla Grecia o dai campi profughi avvenivano quasi sempre in due luoghi convenzionali: una sala biliardo di piazza Anime, o nel vicino supermercato Eurospin di piazza del Popolo. Chi cercava Mohammed e la sua banda doveva andare lì e farsi riconoscere, secondo le istruzioni ricevute dagli altri contatti dell'organizzazione. Questa è una storia della città parallela, quella che si muove fuori dalla portata visiva dei cittadini comuni, ma per fortuna non degli investigatori.

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