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Lorenzo Necci

Lorenzo Necci

Borsa di Necci, assolto Paolini

FASANO - La sezione staccata di Fasano del Tribunale di Brindisi ha assolto perchè il fatto non sussiste Giorgio Paolini dal furto della misteriosa borsa di Lorenzo Necci, il manager morto travolto da un'auto nei pressi di Savelletri di Fasano.

FASANO - Era accusato del furto con destrezza del contenuto della valigetta del manager Lorenzo Necci che morì a Savelletri in un drammatico incidente stradale: Giorgio Paolini, 65 anni, l'amico 'di vecchia data' di Necci, l'ex dg di Ferrovie dello Stato, oltre che di Enichem, è stato assolto dal giudice monocratico di Fasano dall'accusa di aver rubato quella borsa dal contenuto top secret perché il fatto non sussiste.

Per l'accusa era la persona che aveva prelevato dalla stanza della Masseria San Domenico la borsa con tutto il suo contenuto per poi restituirla all'autista. Paolini ricevette nel 2011 un avviso di conclusione delle indagini preliminari a firma del pm Milto Stefano De Nozza che indagava sul misterioso episodio verificatosi a margine dell'investimento in bicicletta del 28 maggio 2006, avvenuto durante un periodo di vacanza che Necci stava trascorrendo con la compagna, Paola Balducci.

Fu la famiglia di Necci a firmare un esposto inviato in procura in cui veniva rappresentata la circostanza secondo cui da quella ventiquattrore erano spariti alcuni documenti. L'episodio sarà descritto, due anni dopo, in un volume a firma di Geronimo, edito per i tipi della Cairo Publishing, "La politica nel cuore. Segreti e bugie della Seconda Repubblica".

Dietro lo pseudonimo si nasconde il nome dell'ex ministro dc Paolo Cirino Pomicino, che racconta l'aneddoto carico di un inquietante antefatto. "Un pomeriggio", rivela l'ex ministro devoto di Giulio Andreotti, "al Cafè de Paris di Roma l'ex amministratore delegato delle Ferrovie Lorenzo Necci mi disse di essere in possesso di un dossier che gli era stato consegnato da membri di un servizio segreto straniero".

"Gli chiesi di raccontarmi di più ma Necci rimandò a una successiva conversazione. Disse che avrebbe voluto parlamene con più tempo, al ritorno di una breve vacanza, perché era inquieto e si sentiva spiato e pedinato". Quella conversazione non avrebbe mai avuto seguito.

"La sua borsa - scrive ancora Pomicino - venne prelevata in albergo da un uomo e rimessa in camera 48 ore dopo, vuota. Di recente ho ricevuto una telefonata da un uomo che parlava con accento dell'Est Europa e con tono concitato e che mi diceva di sapere qualcosa sulla vicenda di Necci. La linea si è interrotta all'improvviso".

"Consegno questa storia ai giornali", concluse Pomicino rivolto a Maurizio Belpietro, Vittorio Feltri e Ferruccio De Bortoli invitati a Milano per la presentazione del volume pubblicato nel 2008, "perché comunque mi fido più di voi che della magistratura". Nel corso delle loro audizioni - spiega l'avvocato di Paolini, Giancarlo Pittelli - gli stessi congiunti di Necci parlavano di documentazioni riservate concernenti la sicurezza dello Stato di provenienza dai servizi segreti di diverse nazioni. La verità secondo il Tribunale di Brindisi, sezione distaccata di Fasano, sarebbe tutt'altra. Così come di segno opposto è la ricostruzione della difesa dell'imputato.

L'avvocato Giancarlo Pittelli, difensore di Giorgio Paolini, ha dichiarato: "Si conclude una vicenda kafkiana, originata dalle fantasie di quanti hanno tentato di speculare sulla morte di Lorenzo Necci. Queste fantasie hanno determinato per Giorgio Paolini, a parte la sofferenza e la mortificazione del processo, danni ingenti sul piano dell'immagine e dell'onorabilità oltre che sul piano imprenditoriale".

"La storia ha dell'incredibile: l'ipotesi d'accusa riposava solo ed esclusivamente sulle congetture dei familiari di Lorenzo Necci, in ordine al fantomatico contenuto di una borsa da lavoro! La vicenda - prosegue il legale di Paolini - ha occupato le cronache giornalistiche italiane ed è stata oggetto di esercitazioni letterarie dell'ex ministro Paolo Cirino Pomicino. Alla luce dell'esito del processo valuteremo con il dr. Paolini eventuali azioni legali nei confronti di quanti hanno inteso proporre nei suoi confronti gravi calunnie".

"Il verdetto - prosegue il legale -avrà pesanti ripercussioni sulle cause civili milionarie instaurate dalla famiglia Necci contro Paolini e le sue società, assistiti dall'avv. Fabrizio Faustini, poggiando queste sul presupposto, oggi smontato, di una qualche responsabilità del Paolini in relazione alla sottrazione del contenuto della borsa di Necci".

"Inoltre, consapevole della sua piena estraneità ai fatti, Paolini da tempo ha instaurato procedimenti civili e penali, con il patrocinio dell'avv. Fabrizio Faustini, lamentando il carattere diffamatorio di un servizio trasmesso dalla Rai, che raggiunse una grande diffusione, dal titolo 'il mistero della borsa di Necci' nel quale veniva completamente stravolta la sua immagine e gravemente leso il suo onore, con enormi conseguenze di carattere economico alle sue imprese".

 

 

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