Botti e fumogeni in curva, 5 denunce

BRINDISI – Chi sgarra difficilmente può uscire dallo stadio Fanuzzi con la certezza di averla fatta franca. Ne sanno qualcosa, ma è solo l’ennesimo episodio della serie, cinque tifosi dell’Ischia tra i quali un minorenne identificati e denunciati dalla squadra tifoseria della Digos di Brindisi, ai quali il conto per l’accensione e il lancio di bombe carta e fumogeni è arrivato dopo sei mesi, ma è arrivato. E oltre alla denuncia per le violazioni previste dall’articolo 6 bis della legge del 13 dicembre 1989 numero 401 e successive modifiche (utilizzo di strumenti per l’emissione di fumo o gas visibile e lancio di oggetti pericolosi), riceveranno un Daspo di almeno due anni, sempre secondo l’articolo 6 della stessa legge 401 del 1989, che sarà loro notificato dalla Divisione anticrimine della questura.

L'ultras minorenne dell'Ischia accende un fumogeno

BRINDISI – Chi sgarra difficilmente può uscire dallo stadio Fanuzzi  con la certezza di averla fatta franca. Ne sanno qualcosa, ma è solo l’ennesimo episodio della serie, cinque tifosi dell’Ischia tra i quali un minorenne identificati e denunciati dalla squadra tifoseria della Digos di Brindisi, ai quali il conto per l’accensione e il lancio di bombe carta e fumogeni è arrivato dopo sei mesi, ma è arrivato. E oltre alla denuncia per le violazioni previste dall’articolo 6 bis della legge del 13 dicembre 1989 numero  401 e successive modifiche (utilizzo di strumenti per l’emissione di fumo o gas visibile e lancio di oggetti pericolosi), riceveranno un Daspo di almeno due anni, sempre secondo l’articolo 6 della stessa legge 401 del 1989, che sarà loro notificato dalla Divisione anticrimine della questura.

L’indagine, coordinata dal procuratore capo Marco Dinapoli, è stata condotta da un nucleo di poliziotti dei quali stamani il dirigente della Digos, Vincenzo Zingaro, ha rimarcato l’abilità e l’esperienza nell’esaminare le centinaia di fotogrammi a disposizione, registrati dal sistema di videosorveglianza del Fanuzzi, ai quali aggiungere quelli delle riprese mobili effettuate dalla polizia scientifica. Questo è un punto di forza dello stadio brindisino, che pur con il passaggio della squadra dalla LegaPro alla serie D, ha conservato la strutturazione prevista per le serie maggiori, e soprattutto l’impianto di videosorveglianza su precisa richiesta del questore e della Digos, ciò non solo ai fini più generali della sicurezza, ma anche per consolidare un processo di consapevolezza dei tifosi brindisini che non è stato né breve, né semplice sviluppare, ha spiegato il vicequestore Zingaro.

Peraltro, la squadra tifoseria della Digos di Brindisi, dopo aver recentemente risolto (denunciando i responsabili) la brutta vicenda dell’aggressione di alcuni cronisti campani al seguito della Casertana da parte di ultras biancoazzurri, che causò anche un incidente stradale, sta per chiudere un’altra importante indagine che parte dalle denunce per pressioni e minacce ricevute da alcuni membri della squadra e dello staff della Ssd Città di Brindisi, ma anche da elementi obiettivi e circostanze riscontrate dalla stessa Digos.

La partita alla quale, comunque, sono legate le cinque denunce di questi giorni è Brindisi - Ischia del 22 gennaio scorso. Tutti gli ultras ischitani, circa 80 su circa 1500 spettatori di quell’incontro vinto proprio dalla squadra in trasferta, furono avvertiti preventivamente dal personale della squadra tifoseria della presenza dell’impianto di videosorveglianza, quindi invitati a consegnare eventuali ordigni e artifizi vari. La risposta fu che da Ischia era arrivata solo gente “disarmata”. In realtà le cose non stavano così, e gli ultras riuscirono a far filtrare all’interno dello stadio di via Brin una certo numero di fumogeni e petardi.

L’accensione dei fumogeni e il loro lancio dalla curva nord, assieme a quello dei petardi, sia in campo che all’esterno dello stadio però furono, come preannunciato, interamente ripresi dalle videocamere a circuito chiuso e dalla polizia scientifica. Isolati i fotogrammi che mostrano bene fisionomie e abbigliamento degli autori delle accensioni e dei lanci (documentati quelli di almeno sette – otto fumogeni e di due bombe-carta), la Digos di Brindisi ha chiesto l’ausilio dei colleghi campani per dare nome e cognome ai soggetti in questione. Alla fine il cerchio si è chiuso.

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