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Cronaca

Acque Chiare, il pm impugna le prescrizioni dell'ultima ora: rischio Confisca

Il pm della procura di Brindisi, Antonio Costantini, ha impugnato "per saltum" in Cassazione le sentenze del 3 giugno scorso. I ricorsi vengono notificati in queste ore alle persone interessate.

BRINDISI - Gli indecisi di Acque Chiare, i circa cento proprietari che in seconda battuta ci hanno ripensato e hanno quindi revocato la propria rinuncia alla prescrizione, scelta che il giudice Vittorio Testi ha ratificato il 3 giugno emettendo sentenze di non luogo a procedere, dovranno ancora stare col fiato sospeso. Il pm della procura di Brindisi, Antonio Costantini, ha impugnato “per saltum” in Cassazione le sentenze. I ricorsi vengono notificati in queste ore alle persone interessate.

Secondo la procura di Brindisi non sarebbe stato possibile per il giudice Vittorio Testi aprire alla revoca della rinuncia della prescrizione, quando in 70, senza tentennamenti, erano invece già usciti di scena alle prime battute.
La prescrizione, secondo le difese degli imputati, potrebbe sulla base di una sentenza della Corte di Strasburgo su un caso analogo, scongiurare la confisca del complesso edilizio.

Per sciogliere il nodo sulla possibilità di confiscare gli immobili in assenza di una sentenza di condanna si dovrà comunque attendere il pronunciamento della Corte Costituzionale su una questione di legittimità avanzata per un caso analogo. La Corte di Cassazione, che dovrà decidere sul destino delle “villette” di Acque Chiare, frutto secondo l’impostazione dell’accusa di una lottizzazione abusiva, ha deciso infatti a sua volta di attendere la Consulta.

Il 28 marzo scorso la Grande Chambre di Strasburgo aveva rigettato il ricorso dell’Italia sulla sentenza Varvara confermando quanto già stabilito in Europa il 28 ottobre 2013 quando la Cedu aveva condannato l’Italia al pagamento „dei danni non patrimoniali per 10mila euro e patrimoniali da concordare (la difesa ha chiesto 500mila euro) in favore di un imprenditore di Gravina in Puglia che ha attraversato i tre gradi di giudizio da imputato per lottizzazione abusiva per il Garden Village di Cassano Delle Murge, realizzato nell'1985. In Cassazione ci è arrivato quando il reato era già prescritto ma sulla confisca delle 17 villette nulla aveva potuto. "E' illegittima - sostiene la Corte Europea - la confisca di un bene se il reato di lottizzazione abusiva è prescritto". Ciò varrebbe per il processo “madre” di Acque Chiare, quello che riguarda, il costruttore Vincenzo Romanazzi, il notaio Bruno Romano Cafaro, il progettista Severino Orsan e il dirigente dell’Utc del Comune Carlo Cioffi.

Il pm Antonio CostantiniIn quel procedimento gli intestatari di immobili sono parti civili. Sia in primo che in secondo grado è stata stabilita la confisca del villaggio che potrebbe non essere confermata al termine del terzo grado di giudizio (proprio sulla base della sentenza Varvara). L’esercito dei proprietari imputati ha voluto invece scongiurare, accogliendo di fatto la prescrizione, il rischio di una seconda decisione di porre definitivamente sotto chiave il complesso.

Tutto ciò, comunque, nelle more dell’approvazione del Piano urbanistico generale che è indispensabile per far sì che il popolo di Acque Chiare, in caso di restituzione, non debba ottenere stanze d’albergo piuttosto che case al mare. Al momento la destinazione d’uso dell’area, infatti, resta quella originaria e cioè turistico ricettiva.

Qualora dovesse prevalere l'impostazione del pm Costantini il villaggio si ritroverebbe comunque ad essere spaccato in due. Una parte, quella dei 100 prescritti dell'ultima ora, non potrebbe sicuramente beneficiare del bonus offerto dalla sentenza di Strasburgo. 

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