“Asl, lavori in subappalto senza autorizzazione”: 23 indagati

Avvisi di conclusione a dirigenti, funzionari e impiegati della Asl e a un imprenditore. Contestati anche abuso di ufficio, turbata libertà e falsità

BRINDISI – “Servizi di derattizzazione e disinfestazione in tutte le strutture della Asl di Brindisi e lavori di ristrutturazione degli uffici direzionali, affidati in subappalto o a cottimo, senza autorizzazione”: l’ipotesi di reato è stata contestata dalla Procura nei confronti di 23 persone, tra dirigenti, funzionari, impiegati e tecnici dell’Azienda sanitaria locale di Brindisi e dell’imprenditore titolare della ditta che avrebbe eseguito i lavori. Per alcuni, ci sono le ulteriori contestazioni di abuso d’ufficio, turbata libertà degli incanti e falsità ideologica, stando agli accertamenti condotti dai carabinieri del Nas.

Gli avvisi di conclusione

Il pm Pierpaolo MontinaroL’inchiesta, avviata nel 2017, è arrivata a conclusione:  gli avvisi di chiusura sono stati notificati in questi giorni, a firma del sostituto procuratore Pierpaolo Montinaro (nella foto). I 23 finiti sotto inchiesta a diverso titolo, rischiano di finire sotto processo nel caso in cui il pm dovesse esercitare l’azione penale chiedendo il rinvio al giudizio, formulando il capo d’imputazione.

La difesa

Gli indagati, essendo stati avvisati, hanno venti giorni di tempo per chiedere di essere sottoposti a interrogatorio, per presentare memorie o per rilasciare dichiarazioni e chiedere approfondimenti su aspetti ritenuti di rilievo. Diversi destinatari degli avvisi di conclusione, hanno già avuto modo di nominare avvocati di fiducia in sostituzione di quello d’ufficio. Tra gli indagati ce ne sono alcuni, già finiti sotto processo a conclusione del troncone di inchiesta su appalti indetti dalla Asl per forniture: prescrizione per tutti.

Subappalto

La Procura ha passato sotto la lente d’ingrandimento tutti gli appalti banditi dalla Asl alla fine del 2016 aventi ad oggetto i servizi di “derattizzazione e disinfestazione”. La prima contestazione attiene alla posizione di 12 persone al lavoro negli uffici della Asl, con ruoli di responsabilità, e un imprenditore: “Con più azioni esecutive, avendo” due aziende i cui nomi sono indicati per esteso, “in appalto opere riguardanti la pubblica amministrazione, in virtù del contratto Consip, denominato facility management uffici per la derattizzazione e la disinfestazione di tutti i locali della Asl di Brindisi”, gli indagati avrebbero “concesso al “presidente e all’amministratore di fatto” di una società (il cui nome è leggibile negli avvisi, ndr) “in subappalto o a cottimo, in tutto i in parte, le opere stesse, senza l’autorizzazione dell’autorità competente, in violazione” di disposizioni di legge.

La condotta è stata contestata a partire dal “29 gennaio 2016”. I dirigenti e i funzionari della Asl, secondo quanto sostenuto dal pm, avrebbero “dato direttive sui lavori e verificato l’esecuzione degli stessi, sottoscrivendo i cosiddetti rapporti di prova-scheda rilevazioni lavori”. Oltre alle strutture di Brindisi, tale passaggio sarebbe avvenuto a “Fasano, Ostuni, Cisternino, Mesagne, Francavilla Fontana e Ceglie Messapica, sino al 3 ottobre 2018”. Gli stessi indagati avrebbero continuato a dare in subappalto i lavori anche successivamente, “dal 4 ottobre 2018 sino al 28 febbraio 2019”.

Abuso d’ufficio

A tale ipotesi di reato, si aggiunge quella di “abuso d’ufficio” nei confronti di sei persone, mossa in relazione all’affidamento a una società “già affidataria del servizio integrato energia e gestione tecnologica degli impianti di climatizzazione delle strutture della Asl, lavori di ristrutturazione degli uffici della direzione generale della stessa Asl per 95.454,02 euro Iva inclusa”. Lavori che, sempre stando a quanto sostiene il pm, sarebbero stati affidati “in subappalto” alla stessa ditta che avrebbe seguito i servizi di disinfestazione: “Fatti in violazione dei principi di trasparenza ed economicità degli appalti, nonché dell’obbligo di indire una gara pubblica in caso di superamento della soglia stabilita dalla legge”.

Falsità ideologica

I risultati delle indagini dei carabinieri del Nas hanno portato il pubblico ministero a contestare la falsità ideologica nei confronti di un dirigente della Asl il quale avrebbero “formulato un atto ideologicamente falso”. La contestazione si riferisce alla determinata del 22 novembre 2017 “avente ad oggetto la liquidazione e il pagamento di fatture per lavori extra canone dell’anno 2015 in favore di una società”.In quell’atto “si attestava falsamente l’esecuzione di lavori per manutenzione straordinaria, riqualificazione energetica e adeguamento normativo, mentre si trattava di lavori per la ristrutturazione degli uffici della direzione generale”.

Analoga ipotesi di reato è alla base della ricostruzione che si riferisce al servizio di “prelievo, raccolta e smaltimento di materiali in cemento amianto abbandonati abusivamente sulle aree e lungo le strade del Comune di Cisternino”, a fronte di un impegno di spesa pari a 10mila  nel 2017. Un dirigente della polizia locale di Cisternino avrebbe aggiudicato i lavori alla coop “che non aveva i requisiti di legge, concordando il su-affidamento ad altri”.

Turbata libertà degli incanti

Negli avvisi di conclusione notificati a tre dirigenti dell’Asl e all’imprenditore si fa riferimento a “lavori urgenti di rimozione del guano di colombi presso l’ospedale Camberlingo di Francavilla Fontana, per un importo di 7.562 euro, oltre Iva”. Lavori che sarebbero stati “aggiudicati a una società cooperativa al costo di 3.980 euro dopo aver comunicato alle partecipanti l’importo dell’offerta economica presentata da una spa interpellata il 16 giugno 2017, informalmente e prima delle altre, ed estendevano l’affidamento dopo tre giorni constatando che la rimozione del guano aveva interessato solo il lato interno del presidio”. Nei confronti dei due funzionari della Asl preposti alla gara, è stata contestata l’aggravante.

Non solo. Dalla lettura dei documenti acquisiti negli uffici della Asl, il pm è arrivato a contestare la falsità ideologica anche con riferimento a una delibera del 3 agosto 2017, nella quale si affermava che “dopo un confronto con la direzione sanitaria dell’ospedale Antonio Perrino,  si è riscontrato per problemi tecnico organizzativi, l’impossibilità a far eseguire nell’immediato i lavori dalla ditta affidataria dei servizi di tinteggiatura e di conseguenza l’ufficio ha ritenuto di affidare gli stessi ad altra ditta”. Secondo il sostituto procuratore “questa circostanza” non sarebbe veritiera “non essendo mai stata interpellata la Sanitaservice, in house della Asl, affidataria del servizio”

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