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Domenica, 16 Gennaio 2022
Cronaca

Esplosioni ai bancomat, condanne anche a Brindisi: pene fino a 6 anni

I cinque furono arrestati la prima volta in flagranza l'8 agosto 2013 a Monteiasi (Taranto), prima di mettere a segno un furto con esplosione e per questo sono già stati giudicati dal Tribunale di Taranto. Poi l'11 dicembre su richiesta della procura di Brindisi furono eseguite cinque ordinanze. Oggi le condanne.

BRINDISI - Grisù era il draghetto dei cartoon che da grande avrebbe voluto fare il pompiere, ma anche una miscela di altamente esplosiva composta da metano. Ed è in fine il nome dato a una operazione dei carabinieri di Brindisi che l’11 dicembre scorso trassero in arresto cinque persone, esperte di furti ai bancomat con boato. Oggi il gup Valerio Fracassi ha condannato i componenti di quella banda: Pietro Leone, 40 anni, di Villa Castelli, a 6 anni e 2 mesi di reclusione e 6.400 euro di multa; Cosimo De Rinaldis, 30 anni, di Ceglie Messapica e Gianluca Giosa, 35 anni di Brindisi a 5 anni e 8 mesi e 6.400 euro di multa, Francesco Barnaba, 38 anni e Oronzo D’Urso, 34 anni, di Ceglie Messapica a 5 anni e 5.600 euro di multa. Il pm Marco D’Agostino, durante il processo con rito abbreviato, aveva invocato pene comprese tra i 6 e gli 8 anni. Esclusa la qualifica di “capo” per Leone: il giudice ha ritenuto che le cinque posizioni andassero equiparate per ruolo svolto e funzione esercitata. Il conto comprende lo sconto di un terzo previsto dalla particolare formula di giudizio "allo stato degli atti".

I cinque furono arrestati la prima volta in flagranza l’8 agosto 2013 a Monteiasi (Taranto), prima di mettere a segno un furto con esplosione e per questo sono già stati giudicati dal Tribunale di Taranto. Poi l’11 dicembre su richiesta della procura di Brindisi furono eseguite cinque ordinanze di custodia cautelare per altri quattro episodi compiuti nel brindisino. In tutto erano più di 20 gli assalti compiuti tra aprile e agosto dello scorso anno in Puglia, con le medesime modalità non tutti attribuiti alla stessa banda. Le indagini furono condotte dai carabinieri: al gruppo sono state contestate le accuse di associazione per delinquere, ricettazione e riciclaggio, furto consumato e tentato aggravato, detenzione illegale di materiale esplodente aggravato e di armi comuni da sparo.

Il tubo del gas infilato nel bancomatLa combriccola agiva facendo filtrare un piccolo quantitativo di gas nelle intercapedini dei dispositivi self-service delle banche. Poi provocava una deflagrazione che mandava in frantumi i bancomat. Le banconote finivano sparse per terra. E così era possibile appropriarsene, qualora non vi fossero marchingegni antifurto per macchiarle. Tutti i componenti del gruppo sono ai domiciliari. Sono assistiti dagli avvocati Aldo Gianfreda, Luca Leoci, Danilo Cito e Salvatore Maggio. Barnaba, proprio su istanza di Gianfreda, è stato posto ai domiciliari oggi: aveva ottenuto il beneficio di tornare a casa già qualche settimana addietro, con il braccialetto elettronico. Poi era stato ricondotto in carcere perché nel domicilio fornito ai carabinieri non v’era segnale Gps. Ha atteso il processo in cella. 

Per il solo colpo di Monteiasi il gup di Taranto aveva deciso pene comprese tra i 3 annie 10 mesi e i 6 anni per le stesse persone. 
 

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