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Terme, partite di basket gratis e le "soffiate" del finanziere: tre abbreviati e due rinvii a giudizio

L'ex direttore dell'ufficio Inps e l'imprenditore ex presidente dell'Enel Basket Brindisi scelgono il processo con rito ordinario, la moglie dell'ex direttore Inps, il finanziere e l'avvocato invece scelgono il rito abbreviato. L'Inps non sarà parte civile

BRINDISI - L’ex direttore dell’ufficio Inps e l’imprenditore ex presidente dell’Enel Basket Brindisi scelgono il processo con rito ordinario, la moglie dell’ex direttore Inps, il finanziere e l’avvocato invece scelgono il rito abbreviato. Via al processo dunque, con due rinvii a giudizio e tre riti alternativi per il giro di favori, con tanto di rivelazione di segreti istruttori, in cambio di terme e biglietti per accedere gratis al PalaPentassuglia.

L’impianto accusatorio del pm Milto Stefano De Nozza è stato del tutto condiviso dal gup Giuseppe Licci che ha anche accolto l’eccezione formulata dall’avvocato di Corlianò, Ladislao Massari, e non ha ammesso l’Inps che si era costituito parte civile con un atto la cui motivazione era carente. Non era stata formulata l’entità del danno per cui rivendicare un risarcimento, e per altro la costituzione era stata ritenuta necessaria “per contribuire all’accertamento della verità”. Non basta. Anche il pubblico ministero, del resto, aveva rilevato che l’Inps non avrebbe potuto far valere la propria posizione di danneggiato nei confronti di tutti gli imputati, ma soltanto di coloro le cui condotte avevano direttamente interessato l’ente previdenziale.

La richiesta di rinvio a giudizio era stata formulata a carico di Pasquale Lisi, 61 anni, maresciallo della Guardia di Finanza che prestava servizio a Brindisi (difeso dall'avvocato Gianvito Lillo), Giovanni Faggiano, civilista, 54 anni, di Brindisi, difeso da Vito Epifani e Agostino De Caro, Antonio Corlianò, 69 anni, ex presidente della squadra di basket che ha lasciato ogni incarico nell'ottobre del 2012 (difeso dall'avvocato Ladislao Massari), Cesare Bove, 62 anni, già direttore dell'ufficio Inps di Brindisi (difeso dall'avvocato Massimo Manfreda) e la moglie, Gabriella Iafelice, 58 anni, responsabile dell'Unità di processo dell'Inps (difesa da Manfreda e dall'avvocato Francesco Silvestre). Lisi e Faggiano furono arrestati nel dicembre del 2011: Lisi ha poi ammesso le proprie responsabilità.

Il sostituto procuratore Milto De NozzaLe accuse sono a vario titolo di corruzione e rivelazione di segreto d'ufficio. L'inchiesta nasce da un'altra indagine, sulla raccolta dei rifiuti a Napoli che coinvolgeva l'avvocato Faggiano, amministratore della ditta Enerambiente che si occupava di spazzatura, proprio nel capoluogo campano. Dalle intercettazioni emerse che il legale aveva uno stretto rapporto con il finanziere e quindi, dopo altri accertamenti, che in cambio di "soffiate" sulle investigazioni, il maresciallo aveva ottenuto l'assunzione della figlia in un istituto di vigilanza di Faggiano. Spuntarono poi gli abbonamenti per le gare interne dell'Enel Basket al PalaPentassuglia, in cambio di certificazioni rilasciate senza che ve ne fossero i requisiti, una settimana di vacanze in un centro termale pagata a Lisi sempre per ottenere notizie riservate.

Dalle conversazioni ascoltate ma anche grazie all'attività investigativa svolta si comprese il giro. Lisi aveva riferito a Faggiano - secondo l'accusa - notizie coperte da segreto su attività della Gdf riguardanti una delle sue aziende. La figlia del finanziere viene poi assunta come guardia giurata in un istituto di vigilanza di cui il civilista è socio di maggioranza. Entrano poi in scena marito e moglie, entrambi ai vertici dell'ufficio di Brindisi dell'Inps e Antonio Corlianò. La Colmec di Corlianò ottiene un Durc alla velocità della luce. In cambio un contrattino a progetto. Quindi i tre abbonamenti per seguire le gesta della Stella del Sud per le stagioni 2008 - 2011. Altrettanti "free pass" per il Verdi.

Si è poi aggiunto all’elenco quanto contestato dal pm Milto Stefano De Nozza a Bove nel marzo 2013 con un’ordinanza di applicazione di misura cautelare del divieto di avvicinamento alla parte offesa. Con telefonate di minacce, insulti e invettive Bove avrebbe cercato di costringere Tommaso Chimienti, oggi direttore Inps a compiere attività contrarie ai suoi doveri d'ufficio. Avrebbe tentato di impedirgli di conferire con i carabinieri e la magistratura su un'inchiesta interna nella quale si ravvisavano presunti abusi nella gestione dell'ente e per convincerlo, inoltre, a garantire alla compagna (Gabriella Iafelice) un avanzamento di carriera.

Avrebbe proferito al telefono una serie di frasi offensive, affermando che "Brindisi era la sua città e nessuno si poteva permettere di ostacolare i suoi interessi". Il processo con rito ordinario dinanzi al Tribunale in composizione collegiale per Corlianò e Bove inizierà l’8 ottobre prossimo. Gli abbreviati il giorno successivo. I reati contestati sono a vario titolo corruzione, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, favoreggiamento, violenza e minaccia contro un pubblico ufficiale. Parti civili Tommaso Chimienti e Pietro Mingolla, le due persone che avrebbero subito le conseguenze di tali condotte.

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