Cronaca

Buona sanità al Perrino: "Mia figlia è viva grazie alla brava equipe dell'Utin"

Riceviamo e pubblichiamo una lettera da parte di un cittadino che racconta un caso di buona sanità accaduto all'ospedale Perrino di Brindisi, dove la competenza, la professionalità e la passione del personale sanitario dell'Unità di Terapia Intensiva Neonatale, diretta dal dottor Enrico Rosati, hanno salvato da morte certa una bambina appena nata

BRINDISI - Riceviamo e pubblichiamo una lettera da parte di un cittadino che racconta un caso di buona sanità accaduto all'ospedale Perrino di Brindisi, dove la competenza, la professionalità e la passione del personale sanitario dell'Unità di Terapia Intensiva Neonatale, diretta dal dottor Enrico Rosati, hanno salvato da morte certa una bambina appena nata

Buongiorno mi chiamo Davide M. Mi permetto di scrivere queste righe, per raccontarvi un caso che ho personalmente vissuto, di ottima sanità.  In quest’ultimo periodo purtroppo, di gravidanze finite male, se ne sono sentite tante ma questa volta, fortunatamente, ho incontrato sulla mia strada, in un bruttissimo momento, dei medici ed un'équipe di infermieri che vanno ben oltre i più alti standard desiderabili e grazie a loro, oggi vi posso raccontare di una storia con un lieto fine.Il dott. Enrico Rosati e' uno degli autori della ricerca

Per darvi l'idea della situazione, vi devo raccontare i fatti che abbiamo vissuto mia moglie ed io: nel tardo pomeriggio del 07 gennaio 2016, siamo andati presso uno studio privato di un bravo ginecologo per l'ecografia dell'ottavo mese di gravidanza (quella che normalmente si fa prima di iniziare i cosiddetti monitoraggi). 

Fino a quel giorno era andato tutto bene, considerando che mia moglie faceva un’ecografia al mese più tutte le analisi di routine più la classica morfologica e, in più, aveva anche fatto l'esame del Dna del feto attraverso il sangue materno (ultimo ritrovato per la ricerca di diverse malattie genetiche).

Pochi minuti dopo l’inizio dell'esame, il medico ginecologo si fermava avendo rilevato immediatamente una fortissima tachicardia proveniente dalla nostra bambina (mi disse che il cuore era accelerato all’inverosimile) con un forte versamento di liquido nell’addome della stessa e senza perdere un secondo, preparava una lettera da presentare all'ospedale di Brindisi perché era necessario un "parto cesareo d'urgenza" per cercare di salvare la bambina da morte certa. Immediatamente io e mia moglie ci presentammo in tutta fretta direttamente presso il pronto soccorso dell'ospedale Perrino di Brindisi e da lì fummo inviati direttamente nel reparto di ostetricia, dove ci fu confermata la gravissima diagnosi del ginecologo privato. Da lì, mia moglie fu portata immediatamente in sala operatoria.

Un'ora e mezza dopo circa, vidi passare dal corridoio dove attendevo con i miei parenti, l'incubatrice contenente mia figlia, due medici e due infermieri tra cui mi dissero dopo che, tra quelli c’era il dottor Enrico Rosati, diretti verso il reparto Utin. Lo stesso dottore era stato chiamato urgentemente ed era intervenuto appositamente data l'estrema gravità del fatto. Dopo un'oretta abbondante circa, usciva dall'Utin lo stesso dottor Rosati (foto a destra, ndr) che con molto garbo, franchezza e onestà, mi diceva che le condizioni di mia figlia erano a dir poco disperate e che la stessa si trovava in una situazione di tachicardia parossistica sopraventricolare da rientro in stato avanzato (da alcuni giorni presumibilmente) e che avrebbe fatto comunque di tutto per cercare di salvarla e che sperava che cuore e organi avrebbero retto a tutte quelle sollecitazioni rimarcando comunque il fatto che questa situazione doveva essere sopraggiunta già da diversi giorni vista l’estrema gravità.

Dopo quasi quattro giorni dalla nascita e dopo diversi tentativi infruttuosi con manovre vagali, defibrillazioni e diversi farmaci, fui informato dallo stesso dottor Rosati che il cuore di mia figlia stava iniziando a rispondere seppur minimamente alla terapia per qualche ora appena, ritornando a funzionare "normalmente" anche se in modo molto accelerato per poi ripartire in tachicardia e contestualmente, mi spiegava che cercava di risolvere un problema legato alla presenza di diversi edemi in varie parti del corpo dovuto sempre a questo malfunzionamento cardiaco.

Dopo più di una settimana dalla nascita di Margherita Maria, il dottor Rosati ci rassicurò, confermandoci che il pericolo che non ce la facesse era scongiurato ed erano riusciti a far rientrare definitivamente lo scompenso. L’intera équipe di medici ed infermieri dell’Utin, hanno salvato mia figlia, e ci ha dato una speranza che praticamente era inesistente appena dopo la sua nascita. Per questo vi scrivo, perché voi sappiate quello che queste persone fanno ogni giorno grazie alla loro competenza, condivisa anche con altri centri medici nazionali di eccellenza. G

razie a tutte queste risorse, a volte riescono a sfiorare il "miracolo" come fortunatamente, sono riusciti a fare in questo caso. Vi chiedo quindi, al di là di qualsiasi forma di premio o riconoscimento che vorrete dare a queste persone, per il lavoro egregio che svolgono ogni giorno, di metterli sempre in condizione di operare al meglio perché la sanità in Italia potrà vacillare per diversi motivi ma dovremmo dare sempre la possibilità a questi professionisti di lavorare al meglio soprattutto sui nostri figli, con attrezzatura e sostentamenti adeguati e concreti perché i bambini, sono il nostro futuro e noi viviamo semplicemente per loro. Questa è la nostra testimonianza.

Grazie dalla mia famiglia (oggi finalmente tutta a casa). Grazie da Davide M., da Daniela L., dal piccolo Riccardo M. e da Margherita Maria (a cui se nostro Signore vorrà, potrò raccontare in futuro di questa bellissima storia di speranza).

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