Capannoni Monteco 'inagibili'. Via al processo: Comune chiede i danni al fianco dell' ex direttore Gioia

Stavolta il Comune vuol essere parte civile e battere cassa. Non è il processo al sindaco in cui pure era stato ritenuto parte offesa, non un giudizio per abuso d'ufficio o per truffa in danno dell'Ente, ma una questione dalle proporzioni giuridiche ben più delimitate,

BRINDISI - Stavolta il Comune vuol essere parte civile e battere cassa. Non è il processo al sindaco in cui pure era stato ritenuto parte offesa, non un giudizio per abuso d’ufficio o per truffa in danno dell’Ente, ma una questione dalle proporzioni giuridiche ben più delimitate, una accusa falso per induzione per cui l’ente municipale ha deciso di dare incarico a un avvocato penalista esterno, Ladislao Massari.

Accanto all’amministrazione c’erano stamani in un aula di Tribunale anche l’avvocato Massimo Ciullo per Piero Gioia, ex direttore di cantiere licenziato da Monteco che a quanto riferito chiederà ora il reintegro alla nuova arrivata Ecologica Pugliese, e anche il legale di Stefano Orassi, altra persona che si ritiene danneggiata.

Parliamo del processo iniziato oggi dinanzi al giudice monocratico Francesco Cacucci a che riguarda la presunta inagibilità dei capannoni utilizzati da Monteco, ditta che si è occupata fino al 17 novembre scorso del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani e che è stata “defenestrata” proprio perché il sindaco riteneva non avesse i requisiti. La ragione addotta? L’inagibilità dei capannoni. Sono imputati, come da decreto di citazione diretta a giudizio del pm Antonio Costantini, l’amministratore della ditta di Campi Salentina Mario Montinaro, dell’amministratore della Ma.Me. (proprietaria del capannone) Salvatore Tommaso e dei due ingegneri Cosimo Tafuri e Donato Longo. I quattro sono accusati, a vario titolo, di falso ideologico commesso da privato in atto pubblico e di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico per errore determinato dall’altrui inganno.

Sulle eccezioni formulate dalle difesa riguardo le costituzioni di parte civile del Comune, di Gioia e Orassi, il giudice deciderà nella prossima udienza. Stando alle contestazioni i quattro “avrebbero presentato al Comune di Brindisi ed allo Sportello unico attività produttive istanze corredate da false rappresentazioni progettuali e conteggi errati, riportati nei grafici depositati, finalizzati a far rientrare gli interventi edilizi nei parametri urbanistici previsti dal piano Asi ed ottenere titoli abilitativi illegittimi (successivamente annullati), falsità evidenziate dal Comune di Brindisi, con nota protocollata numero 67477 del 23 ottobre 2013, che rileva come gli elaborati tecnici e tecnico-grafici allegati alle istanze della società nel corso del tempo, rappresentavano molteplici discordanze rispetto all’effettivo stato dei luoghi ed i parametri tecnici rilevati dagli agenti comunali nel sopralluogo del 12 ottobre 2011”. 

C’è però un retroscena, ed è un contenzioso civile proprio tra la Ma.Me. Srl, azienda che ha dato in locazione i capannoni, e il privato cittadino Stefano Orassi, che vorrebbe ora vedersi riconosciuta anche in sede penale la propria qualità di “danneggiato”. Egli è acquirente di un terreno adiacente ai terreni industriali utilizzati come deposito da Monteco. E vi è una guerra di carte bollate proprio sulla vendita dei terreni e sulla realizzazione dei capannoni.

Ad ogni modo, per quel che riguarda i risvolti penali della vicenda, si tornerà in aula a metà dicembre per sciogliere ogni riserva sull’ammissibilità delle costituzioni di parte civile. 

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