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Martedì, 30 Novembre 2021
Cronaca

Carbone Enel, giudice: "Perizie utilizzabili". Contadino: "Casa all'asta per danni subiti"

Un punto a favore dell'accusa: i campionamenti eseguiti d'iniziativa dalla Digos dopo la segnalazione di un imprenditore agricolo furono fatti a dovere anche se non in contraddittorio. Sono quindi utilizzabili anche gli esiti delle consulenze disposte dal pm

BRINDISI - Un punto a favore dell’accusa: i campionamenti eseguiti d’iniziativa dalla Digos dopo la segnalazione di un imprenditore agricolo, furono fatti a dovere anche se non in contraddittorio. Sono quindi utilizzabili anche gli esiti delle consulenze svolte poi in laboratorio (quelle sì in contradditorio) sugli ortaggi, sul materiale prelevato dai campi in cui secondo la procura di Brindisi vi fu dispersione di polveri di carbone che provocò il danneggiamento delle colture.

Lo ha stabilito oggi, con ordinanza, il giudice monocratico Francesco Cacucci, che ha rigettato l’eccezione di utilizzabilità di quegli accertamenti formulata dalla difesa dei 13 dirigenti Enel che insieme a due imprenditori brindisini sono imputati in un processo che si sta svolgendo a Brindisi proprio per la diffusione “molesta”, secondo quanto sostenuto dal pm Giuseppe De Nozza, di carbone sui campi coltivati vicini al nastro trasportatore e al carbonile della Centrale Enel di Cerano. Tutto il materiale quindi che l’accusa ha fino ad ora prodotto e su cui si stanno incentrando le testimonianze, avrà un proprio peso processuale ai fini della sentenza. 

Nel corso dell’udienza odierna si è proceduto al controesame del maxi esperto, il tossicologo Claudio Minoia che si è occupato anche del caso della centrale di Vado Ligure, che nel 2009 ha eseguito una consulenza su incarico della procura di Brindisi. In particolare la difesa Enel intende dimostrare che la perizia non consenta di escludere che la dispersione di polveri, che avrebbe danneggiato le colture, sia riconducibile ad altre fonti. Il materiale diffuso, per altro, potrebbe non essere carbone. Quanto ai dati sulle concentrazione di metalli pesanti, in particolare di nichel nell’atmosfera che in alcuni casi avevano raggiunto quote di 200 nanogrammi per metro cubo, cifre ben superiori secondo Minoia a città inquinate come Roma e Milano (dove si raggiungono al massimo 15 o 20 nanogrammi per metro cubo), i legali hanno fatto emergere che si tratta di una comparazione di esiti giornalieri con medie annuali. Una guerra di numeri insomma.

Oltre che di composizioni chimiche. Minoia ha difeso a spada tratta gli esiti delle sue rilevazioni. Sì è vero, non si possono accostare dati giornalieri, prelevati in soli nove giorni di analisi, con medie annuali. Ma è pur vero che “in una zona antropizzata – ha spiegato il consulente – non ho mai visto nulla di simile”. Quanto ai venti, alle condizioni climatiche, all’eventualità che potessero essere i rottami metallici a favorire la contaminazione da nichel, ha rilevato il tossicologo - che è stato più volte consulente per diverse procure e tribunali - che la metodologia da lui utilizzata è la valutazione pedissequa e la fiducia assoluta nelle misurazioni. Insomma, al quesito del pm Minoia ritiene di aver risposto esaustivamente: "Polveri di carbone, provenienti dal carbonile Enel e dal nastro trasportatore". 

Una parte del carbonile Enel fotografato dalla DigosPoste le domande dall’accusa, dalla difesa, dalle parti civili, ottenute le risposte, sarà il Tribunale a valutare. Così come sarà sempre il giudice a sciogliere la riserva, dopo l'estate, su un’altra questione sollevata oggi dalla difesa Enel, che riguarda l’ammissione di parte civile di un contadino di 84 anni che ha raccontato, sentito come parte civile, di aver subito grossi danni dallo spargimento di polveri di carbone sui prodotti della propria terra. Nella zona di Cerano, in passato anche colpita da un’ordinanza di divieto di coltivazione, vi sono colture di ortaggi, meloni e vigna. 

Il coltivatore ascoltato ha riferito di aver dovuto affrontare una procedura esecutiva generata dai debiti contratti con le banche per sopperire alla mancata produttività del suo uliveto, dovuta proprio al carbone e culminata nella messa all’asta della sua abitazione evitata da una rateizzazione autorizzata dal giudice. Enel gli aveva proposto una transazione: gli è stata liquidata solo una prima tranche di 6mila euro. E l'azienda ritiene quindi la somma sufficiente (visto e considerato che la difesa asserisce che non abbia diritto l’arzillo signore a rivendicare i danni) perchè l'imprenditore sia considerato persona già risarcita.

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