“Frode fiscale con gasolio agricolo”: indagati anche tre imprenditori di Ceglie

Notificati complessivamente 22 avvisi a conclusione dell'inchiesta: contestata evasione pari a 16 milioni di euro

CEGLIE MESSAPICA – Tre imprenditori di Ceglie Messapica rischiano di finire sotto processo con l’accusa di frode fiscale nel settore delle accise, in relazione alla cessione di gasolio agricolo, ora che la Procura ha chiuso le indagini.

Gli avvisi

Nei giorni scorsi sono stati notificati gli avvisi di conclusione nei confronti di 22 persone tra il Brindisino e la provincia di Lecce. In elenco ci sono anche: L. M. 33, di Ceglie Messapica; C. U, 53, di Ceglie Messapica, e A. G. 30, di Ceglie Messapica. Ruolo di primo piano è contestato al titolare di un’impresa di Taviano, nel Leccese. L’inchiesta, chiamata Aurum petrol, è della Guardia di Finanza  riguarda il settore delle accise.

Le ipotesi di reato

Secondo l’impostazione accusatoria, la frode sarebbe stata consumata attraverso “la cessione a soggetti non aventi titolo, di oltre milioni di litri di gasolio agricolo, sottoposto ad aliquota accisa agevolata”. Il gasolio, sempre stando a quanto contestato, sarebbe stato “destinato ad usi diversi da quelli consentiti”, come ad esempio “autotrazione e riscaldamento domestico”.

Nel corso del periodo di indagine, i militari della Finanza hanno scoperto depositi commerciali nel Salento e altri destinati al prodotto petrolifero  abusivi, diventati “impianti di distribuzione stradale di carburante per autotrazione, ovvero in punti di distribuzione del carburante da destinare al riscaldamento domestico”.

Il presunto danno all’Erario

La contabilità dei finanzieri ha portato a contestare un danno all’Erario relativamente alla sottrazione all’imposizione di una somma di “oltre 37 milioni di euro per una corrispondente evasione di imposta (tra Ires ed Iva) di 14 milioni di euro, oltre a una accisa  per circa due milioni di euro”.

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La difesa

I destinatari degli avvisi di conclusione indagine hanno venti giorni di tempo, a fa data dalla notifica, per presentare memorie difensive per chiarire la propria posizione, di chiedere di essere sottoposti a interrogatori o di rilasciare dichiarazioni al pubblico ministero. Successivamente il pm deciderà se chiedere il rinvio al giudizio del Tribunale, nel caso in cui gli elementi raccolti siano tali da essere sostenuti al dibattimento, oppure procedere con richiesta di archiviazion al gip per infondatezza della notizia di reato.

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