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Confisca Buccarella: storia di una dinastia di "braccianti" intrecciata con la Scu. Ora però c'è Libera

In un'ottantina di pagine c'è la storia di una dinastia, quella che porta il nome Buccarella, che si intreccia con la letteratura criminale della Scu brindisina dalla fine degli anni '80 fino ai giorni nostri. Dichiarazioni di pentiti come Massimo D'Amico (Uomo Tigre), Vito Di Emidio (Bullone), Gianfranco Presta. E' il provvedimento di confisca divenuto irrevocabile il 14 febbraio scorso, con la decisione della Corte di Cassazione che ha dichiarato inammissibili i ricorsi delle difese.

BRINDISI - In un’ottantina di pagine c’è la storia di una dinastia, quella che porta il nome Buccarella, che si intreccia con la letteratura criminale della Scu brindisina dalla fine degli anni ’80 fino ai giorni nostri. Dichiarazioni di pentiti come Massimo D’Amico (Uomo Tigre), Vito Di Emidio (Bullone), Gianfranco Presta. E’ il provvedimento di confisca divenuto irrevocabile il 14 febbraio scorso, con la decisione della Corte di Cassazione che ha dichiarato inammissibili i ricorsi delle difese.

Salvatore BuccarellaPer lo Stato italiano, per l’Inps, perfino per l’Asl cui è stata fatta richiesta di indennizzi per l’abbattimento di pecore contagiate da brucellosi, Giovanni Buccarella, il figlio Salvatore, la sorella di quest’ultimo Maria Rosaria e tutto il resto della discendenza (non direttamente coinvolta in questo procedimento) sono braccianti agricoli, o allevatori. Ma il patrimonio acquistato ha un valore di gran lunga superiore rispetto ai redditi dichiarati dai diretti interessati e pure dai famigliari, tutti contadini “a giornata”. L’iter che ha portato oggi alla confisca definitiva dei beni, tra cui anche metà della masseria Buccarella, lì dove si tenevano i summit mafiosi, inizia nel 2002. 

Risulta che Giovanni Buccarella, detto Nino Balla, dal 1988 al 1995 ha speso più di un miliardo di lire. Ha percepito qualcosa in più di 393 milioni. Vecchio conio, naturalmente. Per Salvatore Buccarella anche la sproporzione è netta: dal 1980 al 1995 ha guadagnato 9,5 milioni di lire all’anno, meno di 800 mila lire al mese. Ma i beni acquistati, i capi di bestiame, sono ben più ingenti. Gli investigatori della Dia di Lecce hanno fatto anche i conti in tasca al capo storico della Scu (Buccarella junior) e ai suoi  prossimi congiunti, in termini di spese legali.

E giungono a una conclusione. Deve aver speso una fortuna per pagare gli avvocati, per lo meno Salvatore, che è detenuto dal 1988, salvo un breve periodo di libertà che si era conquistato evadendo dal Vito Fazzi di Lecce nel 1991, se risulta che ha sostenuto 13 procedimenti penali per 717 udienze. I legali hanno presentato in tutto 77 istanze di vario genere. Finiscono insomma nel calderone la gran parte dei beni in qualche modo riconducibili alla famiglia Buccarella che compone l’omonimo clan dalle influenze ramificate a Tuturano, Brindisi e nel sud della provincia brindisina.

Giovanni BuccarellaPer sempre sotto chiave ci sono 850 metri quadri di masseria, in contrada Santa Teresa, un villino di 7 vani, due abitazioni in contrada Colemi, 22 fondi agricoli per complessivi 50 ettari a Tuturano. Poi un’abitazione composta da 5 vani a Torre San Gennaro. Sono beni già da tempo utilizzati, in accordo con l’amministrazione giudiziaria, da Libera Terre di Puglia, l’associazione “contro tutte le mafie” che intorno alla masseria Buccarella coltiva dallo scorso anno 30 ettari di seminativo a grano.

Anche l’abitazione di Torre San Gennaro potrebbe a breve entrare nella disponibilità di Libera che ha un progetto sul turismo responsabile, oltre che per i campi di volontariato e le residenze artistiche. Si parla un luogo in cui realizzare momenti di incontro sulle questioni ambientali (è un immobile vicino alla centrale Enel di Cerano). Il fine? Valorizzare un pezzo di costa molto spesso bistrattato, ma soprattutto “ripulire”, nell’accezione più nobile del tempo, immobili fino a qualche anno fa roccaforte di uno dei principali gruppi criminali del Brindisino. Ancora attivo, come ha dimostrato l’ultima sentenza (marzo 2014) nonostante la carcerazione del boss Salvatore Buccarella. Impegnato nel settore delle energie rinnovabili, sì, ma solo per ottenere la quota parte in termini di pizzo dagli imprenditori del fotovoltaico. 

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