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Mercoledì, 1 Dicembre 2021
Cronaca

Quindici casi di intossicazione da funghi in 20 giorni, i consigli dell'esperto

Quindici casi di intossicazioni da funghi "spontanei" dall'inizio di ottobre ad oggi. Numerosi sequestri da parte del personale del Corpo forestale dello Stato della Stazione di Brindisi, dalla Guardia di Finanza di Fasano ed il Centro di controllo micologico Asl, nell'ambito di controlli su venditori abusivi di funghi

BRINDISI – Quindici casi di intossicazioni da funghi “spontanei” dall’inizio di ottobre ad oggi. Numerosi sequestri da parte del personale del Corpo forestale dello Stato della Stazione di Brindisi, dalla Guardia di Finanza di Fasano ed il Centro di controllo micologico Asl, nell’ambito di controlli su venditori abusivi di funghi. Il responsabile del Centro di controllo micologico dell’Asl di Brindisi, Liborio Rainò, invita alla prudenza durante il consumo di questi vegetali.

Prima precauzione da adottare, per chi in questo periodo dell’anno raccoglie i funghi spontanei dai boschi o li acquista dagli ambulanti agli angoli delle strade, è quella di far esaminare il raccolto da un esperto micologo. Specie perché spesso l’aspetto di molte specie velenose è simile a quello di quelle non altamente tossiche.

Ecco alcuni consigli: consumare solo funghi spontanei certificati (dal micologo), in buono stato di conservazione, sottoporre i funghi a cottura prolungata (almeno 25-30 minuti in umido), poiché scarsamente digeribili; assumerne modeste quantità (come condimento, contorno) e non in pasti ripetuti e frequenti, consumare funghi epigei (funghi comuni) spontanei solo se si è in buona salute (no anziani, bambini, donne incinte), non affidarsi alle credenze popolari e frequentare corsi di formazione in micologia di base per raccoglitori (organizzati dai Comuni o dalle associazioni micologiche).

Secondo quanto analizzato in base ai casi di intossicazione riscontrati è emersa una caratteristica comune: tutti hanno riferito di funghi amarieddi-2aver consumato funghi “amarieddi” o “ordinari”. “Definizioni queste che riuniscono, in realtà, tipologie di funghi a spiccata tossicità, in particolare di tipo gastroenterico – si legge in una nota di Rainò - tra gli “amarieddi”, la tradizione salentina predilige i cosiddetti “funghi di mucchio” (lactarius tesquorum) tipici della macchia mediterranea che presentano tossine gastroenteriche in parte distrutte dalla cottura prolungata. Il raccoglitore occasionale che incappa in una intossicazione, però, non possedendo alcun tipo di formazione specifica, si attiene esclusivamente al “sentito dire” o ad alcune “conoscenze” acquisite in ambito familiare” nella foto a destra un esempio di amarieddi

“In tal modo accade che anziché il classico “amarieddu” (o “fungo di mucchio”) si raccolgano altri funghi del genere Lactarius (L. mairei, L. scrobiculatus, L. torminosus, L. acerrimus, etc.) che, pur “ricordando” i primi, posseggono un corredo quali-quantitativo di tossine ben più pericoloso”. Inoltre, “l’illusione di raccogliere funghi “ordinari” (Clitocybe nebularis, già in odore di tossicità) conduce alla raccolta del ben più pericoloso e, ad un occhio inesperto, somigliante Entoloma lividumentoloma sintaum-2, causa di una delle più gravi intossicazioni gastroenteriche che, diventano più pericolose nei soggetti sensibili o debilitati (anziani, bambini, donne in gravidanza)”. Nella foto a sinistra un asempio di Entoloma lividum

L’unico mezzo di prevenzione di questi incidenti è dato dalla conoscenza, che si acquisisce nei corsi di formazione necessari per ottenere il permesso di raccolta regionale (obbligatorio, per raccogliere in Puglia) ed in cui si acquisiscono le nozioni utili ad un necessario orientamento tra specie commestibili e specie tossiche o velenose.

Un altro passaggio fondamentale è costituito dal fare esaminare, prima del consumo, il proprio raccolto da un esperto micologo del Centro di controllo micologico Asl Br (il calendario dell’ispettorato micologico è disponibile presso tutti i Comuni e gli Uffici sanitari) che certifica i funghi in modo assolutamente gratuito. Da non trascurare infine che l’acquisto dei funghi presso raccoglitori professionali o altri esercenti deve sempre avvenire alla presenza (obbligatoriamente in esposizione) del certificato di commestibilità rilasciato dai micologi della Asl. 

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