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Cronaca

Comune "troppo litigioso", ma il contenzioso costa salato ai brindisini

Il Comune di Brindisi è troppo "litigioso". Non è una valutazione fatta al bar, ma un monito riportato nella relazione dei revisori dei conti dell'ente municipale sul bilancio

BRINDISI - Il Comune di Brindisi è troppo “litigioso”. Non è una valutazione fatta al bar, ma un monito riportato nella relazione dei revisori dei conti dell’ente municipale sul bilancio. C’è quindi da stare sereni sulla serietà della valutazione. E forse da preoccuparsi un po’ per gli scenari futuri: “in merito al contenzioso civile e amministrativo in atto in cui il Comune è parte – si legge -  si raccomanda di procedere a una verifica per valutare i rischi di passività potenziali sia per le spese legali sia per le eventuali soccombenze. I risultati di tale indagine dovranno essere utilizzati per valutare l’impatto dell’esito di tale contenzioso sulla spesa corrente dei futuri esercizi e quindi sulla politica di bilancio che dovrà essere adottata per fronteggiarlo. Non bisogna sottovalutare i risvolti di carattere finanziario sia per spese legali e soprattutto per eventuali soccombenze nel merito, in considerazione dei costi che il suddetto contenzioso comporta per il Comune. A tale scopo si invita l’ente a costituire un apposito fondo rischi”.

Ecco cosa hanno detto i revisori dei conti. Ed ecco cosa accade. Ci sono decine di richieste di risarcimento del danno da parte di cittadini scivolati in questa o quell’altra buca. Ma non è certo il quantitativo di processini dinanzi al giudice di pace che va a incidere sul bilancio dell’ente municipale. Ci sono almeno tre o quattro grossi nodi in tema di ristoro dei presunti danni a costituire una minaccia per la solidità del Comune. Vediamo i più attuali.

Monteco – Aimeri – Ecologica Pugliese

Si insedia l’amministrazione comunale retta dal sindaco Mimmo Consales (Pd) che ha tra i suoi punti programmatici la cacciata di Monteco, ditta messa in discussione da molto tempo prima da una parte dei lavoratori, azienda che aveva imposto regole rigide nella turnazione, parametri particolarmente inclini alla legalità da rispettare per fare parte della squadra. Monteco non piace a molti, e i numeri hanno una certa rilevanza in tempi di elezioni. Deve andare via, insomma. A tutti i costi. Anche al costo di attivare per la “cacciata” un mega contenzioso dagli importi ancora non definiti e destinati a crescere.

Ecco i fatti. Il sindaco emette una ordinanza nel marzo 2014 con cui rileva inadempienze di Monteco (capannoni non agibili) e affida il servizio ad Aimeri. Si attiva il giudizio amministrativo. In sede cautelare il Tar accoglie la richiesta di sospensiva, il Consiglio di Stato annulla tutto. Aimeri che aveva già formulato richiesta milionaria di risarcimento del danno, proprio in virtù degli ostacoli che si erano interposti per l’avvio del servizio di raccolta rifiuti, rilancia e arriva a battere cassa per 5 milioni e 600 mila euro una volta che i funzionari di palazzo di città e il sindaco si ritrovano costretti a prendere atto che l’azienda siciliana non ha i requisiti. Nel frattempo è stata avviata una inchiesta della procura nell’ambito della quale la Digos di Brindisi ha eseguito diverse acquisizioni.

L’8 ottobre il Tar discute il merito del ricorso sull’ordinanza sindacale contingibile e urgente. Non si conosce ancora la decisione dei giudici amministrativi, nel frattempo sempre con il medesimo strumento, il sindaco si rivolge a un’altra ditta, la Ecologica Pugliese. Monteco dovrà cedere il testimone il 10 novembre e chissà se sarà un passaggio indolore: cosa succederebbe se negli ulteriori passaggi giudiziari lo strumento dell’ordinanza scelto dal sindaco dovesse essere posto in discussione? La gara che sarà bandita dall’Aro risolverà la questione in termini pratici. Non dirimerà le controversie sulle spettanze di tutti, anche in termini di lesione dell’immagine dei protagonisti della vicenda.

Il ciclo dei rifiuti e il contenzioso con Nubile

Altra faccia della medaglia, sempre in ambito ‘spazzatura’ è quello che riguarda il trattamento dei rifiuti dopo la raccolta. C’è una ditta, la Nubile (il cui titolare Luca Screti è indagato nell’inchiesta sul sindaco), che si occupa tanto di gestire la discarica di Autigno quanto, con un contratto che dovrebbe terminare fra 14 anni, quanto dell’impianto di Cdr e Css della via per Pandi. Screti viene iscritto nel registro degli indagati anche per frode in pubblica fornitura in danno del Comune, costretto a prendere atto di inadempienze contrattuali (considerato che non si riesce a produrre combustibile derivato dai rifiuti e che non vi sono ecoballe in partenza da Brindisi) che Nubile contesta, sostenendo invece che sia stato l’ente municipale a consegnargli un impianto inservibile perché perennemente “offline”. E’ guerra sul denaro da impiegare per rimetterlo a posto. Nubile scarica sul Comune, il Comune scarica su Nubile.

Nel frattempo dal settore Ecologia, con la firma di Consales, parte una procedura di rescissione anticipata del contratto con Nubile che ovviamente la contesta nelle sedi opportune. E una denuncia per truffa. Una azienda portoghese che avrebbe dovuto ricevere le ecoballe rivendica un risarcimento da 15 milioni di euro da Nubile e scrive anche al Comune. Per la proprietà transitiva, se l’azienda di Screti ritiene di non avere responsabilità in merito al default dell’impianto Cdr allora sarà forse sull’ente pubblico che continuerà a puntare il dito. Per realizzare quell’impianto e rimetterlo a nuovo sono stati erogati finanziamenti comunitari (circa 7 milioni di euro) che, nel perdurare di una situazione di blocco, potrebbero dover essere restituiti. Non si possono utilizzare i fondi europei perché l’area in cui ricade l’impianto Cdr è interna all’area Sin, il sito inquinato di interesse nazionale, e non essendo stata fatta la caratterizzazione dell’area non è stato possibile effettuare interventi. Per accertare le relative responsabilità si dovrà probabilmente finire in un’aula di tribunale.

Il caos Multiservizi

Anche i rapporti con la partecipata, come è noto sono turbolenti. C’è un atto di citazione dinanzi al Tribunale di Bari, sezione specializzata in materia di Imprese, ad istanza di Multiservizi contro il Comune di Brindisi al fine di sospendere gli atti con cui veniva approvato il bilancio 2012 con le variazioni su crediti e debiti. Ovviamente Multiservizi chiede di condannare il Comune alla rifusione delle spese legali. Quanto alla vicenda dell’amministratore unico della partecipata, anche la defenestrazione in itinere di Francesco Arigliano, potrebbe portare delle conseguenze in termini di contenzioso. Arigliano certo non andrà via senza rivendicazioni, se non dovesse ritenere che vi sia giusta causa all’origine della sua rimozione. Il Comune ha chiesto la convocazione dell’assemblea proprio per la sua revoca per il 4 novembre. Arigliano invece ha scelto un’altra data, il 12 novembre, nel rispetto di termini imposti dallo statuto. Sarà dunque una settimana “calda”.

Lo sport e Natuna

Nei giorni scorsi il sindaco Mimmo Consales ha rilevato una serie di anomalie, a suo dire, nella condizione degli impianti sportivi affidati alla società Natuna. Ha anche annunciato di aver avviato procedure che potrebbero portare all’interruzione di ogni rapporto con l’azienda romana. Natuna, che riterrà sicuramente di non aver colpa alcuna, si regolerà di conseguenza. Anche perché la società opera su Brindisi da 10 anni, ha una immagine da tutelare. Natuna fino allo scorso anno aveva addirittura contribuito alla sponsorizzazione della squadra di calcio, supporto che quest’anno per ragioni economiche sarebbe al momento venuto meno, nonostante il sindaco il primo settembre, in una conferenza stampa al fianco del vicesindaco Pino Marchionna e dell’assessore Antonio Ingrosso, avesse dato per acquisito anche il contributo di 20mila euro di Natuna, annunciando nella stessa conferenza stampa di non escludere eventuali azioni legali nei confronti della società per azioni, per presunte inadempienze contrattuali sulla gestione in particolare dello stadio Fanuzzi e degli altri campi della città. I 20 mila euro non sono ancora stati versati. Le azioni legali sono state avviate. 

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