Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca

Le soffiate sulle indagini e la corruzione: 5 anni al finanziere, condannato l'avvocato

Regge l'accusa e la mano del giudice si fa pesante. Nel caso dell'ex maresciallo della guardia di finanza la pena decisa è andata oltre le richieste del pm. Non passa come una "leggerezza" il comportamento dell'uomo in divisa

BRINDISI - Regge l'accusa e la mano del giudice si fa pesante. Nel caso dell’ex maresciallo della guardia di finanza la pena decisa è andata oltre le richieste del pm. Non passa come una “leggerezza” il comportamento dell’uomo in divisa, tutore dello Stato, le cui “soffiate” su questioni sottoposte a indagine, soffiate per nulla disinteressate secondo il teorema dall’accusa, sono state ritenute non solo censurabili, ma anche da sanzionare senza sconti.

pasquale lisi-2Il gup, Giuseppe Licci, ha condannato a 5 anni e 6 mesi l’ex sottufficiale, Pasquale Lisi, e a 1 anno e 4 mesi (pena sospesa) l’avvocato civilista Giovanni Faggiano. Per entrambi le pene sono calcolate tenuto conto dello sconto di un terzo previsto dal rito abbreviato. Il pm Milto Stefano De Nozza aveva chiesto la condanna di Lisi a 3 anni e 4 mesi di reclusione, 1 anno e 4 mesi per Faggiano.
Assolta la dirigente dell’Inps, Gabriella Iafelice per non aver commesso il fatto. E’ difesa dall’avvocato Massimo Manfreda. Le erano stati contestati reati minori per una vicenda diversa, ma correlata a quella principale.

Tornando al filone più importante, parte del quale è ancora oggetto di un processo con rito ordinario (per l’ex direttore Inps di Brindisi Cesare Bove e per l’ex presidente dell’Enel Basket Brindisi nonché imprenditore Antonio Corlianò), le accuse formulate sono quelle che oggi, anche alla luce delle nuove considerazioni in tema normativo che si stanno facendo in ambito nazionale, vengono ritenute fra le più gravi. Ancor di più se commesse da un uomo in divisa.

I due condannati, entrambi conoscitori dei meccanismi della giustizia per professione, avrebbero approfittato del privilegio (dell’ex sottufficiale) di poter avere qualche notizia in anteprima per rivelarla. Non senza contropartita.

Le accuse sono a vario titolo di corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio. Quest’ultima è la principale contestazione riferita a Lisi che avrebbe fornito notizie riservate, naturalmente non senza ottenere in cambio qualche agevolazione. Favori? L’assunzione della figlia in un istituto di vigilanza di Faggiano. Il maresciallo nativo di Fasano, residente a San Pietro Vernotico, era in servizio all’epoca dei fatti, quando la procura di Napoli approfondiva il business dei rifiuti che coinvolgeva Faggiano, presso la compagnia di Brindisi della Gdf. Era il responsabile dell’ufficio delegato alle indagini patrimoniali. In quel periodo la procura di Brindisi aveva delegato proprio i finanzieri di svolgere accertamenti patrimoniali sull’avvocato in relazione a un impresa di Brindisi (la Ca.Me.) della quale era stato amministratore. 

giovanni faggiano-2Il professionista fu raggiunto da una telefonata in cui Lisi gli prospettò la necessità di incontrarsi personalmente. Poi in seguito gli investigatori ascoltarono anche il seguito: fu spifferato in anticipo quanto la procura aveva chiesto alle fiamme gialle. Disse di aver “bloccato tutto” per far mettere a posto le carte. Faggiano rispose che non aveva nulla a che fare con quella società ormai da anni. Ma le notizie riservatissime, ad ogni modo, andavano mantenute sotto il più stretto riserbo. Utili o inutili, per non commettere un illecito, non avrebbero dovuto esservi “soffiate”. Per l'omesso versamento di Iva, le indagini patrimoniali sulla Ca.Me. furono effettuate regolarmente. Il pm chiese l'archiviazione per Faggiano, il gip la dispose. Ma tutto ciò non ha mutato di un soffio l’ipotesi accusatoria del pm Milto Stefano De Nozza, condivisa del tutto per Faggiano e Lisi, dal gup Licci.

Il sostituto procuratore Milto De NozzaLisi e Faggiano vennero arrestati nel dicembre del 2011. Il finanziere durante l’interrogatorio di garanzia ammise gli addebiti. Poi, una volta a giudizio, la scelta del rito abbreviato per puntare allo sconto di pena in caso di condanna. Le difese di Lisi e Faggiano (sostenute dagli avvocati Gianvito Lillo e Vito Epifani) annunciano già ora l’impugnazione della sentenza, mentre Gabriella Iafelice tornerà al proprio lavoro dopo essersi liberata da un macigno: “E’ la fine di un incubo”, ha sospirato appena dopo la lettura del dispositivo. Presente in aula anche l’ex maresciallo del nucleo di polizia tributaria. Non c’era il civilista Giovanni Faggiano.

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