Non c'era nessun diplomificio: tutti assolti, l'imprenditore e gli altri. "Il fatto non sussiste"

Non c'era nessuna fabbrica di attestati di scuola superiore, nelle scuole paritarie di Marco Macchitella, imprenditore salentino finito alla sbarra a Brindisi insieme a un'altra ventina di persone. Assolti in 11

BRINDISI - Non c’era nessuna fabbrica di attestati di scuola superiore, nelle scuole paritarie di Marco Macchitella, imprenditore salentino finito alla sbarra a Brindisi e di alcuni suoi famigliari, tra cui la titolare dell’istituto privato “Giovanni Pascoli” con sede nel Brindisino, si conseguivano diplomi con procedure che non facevano una piega. E’ quanto ha stabilito oggi il gup Valerio Fracassi che ha assolto con la formula “perché il fatto non sussiste” tanto Marco Macchitella, quanto gli altri 10 imputati che avevano optato per il rito abbreviato scegliendo d’essere giudicati allo stato degli atti. Per tutti il pm, Raffaele Casto, che aveva coordinato le indagini e sostenuto poi l'accusa a processo, aveva chiesto condanne a pene comprese tra uno e sei anni.

Marco Macchitella-2Ecco chi sono: Marco Macchitella, difeso dagli avvocati Vincenzo Farina e Angelo Pallara; Enza Macchitella, difeso da Danilo Di Serio; Alessandra Macchitella, sempre da Danilo Di Serio; Gabriella Greco, da Gianvito Lillo ; Giuseppe Toraldo difeso da Gianvito Lillo; Ines Aprile, assisita da Cosimo Lodeserto; Tito Sartorio, difeso da Cosimo Lodeserto e Adolfo Sartorio; Quintino Rizzelli, difeso da Karin Pantaleo; Antonio De Stradis da Karin Pantaleo; Mimma Zanzarelli dall'avv. Santoro; Damiano Chiego dall'avvocato Maria Di Castri.

Hanno invece voluto intraprendere un percorso non alternativo, e attendono quindi che sia celebrata l’udienza preliminare dinanzi al gup Maurizio Saso: Marco Argentieri, difeso da Giampiero Iaia; Cosimo Argentieri, anch'egli da Giampiero Iaia; Alessandro Salicandro, difeso da Antonio Andrisano; Antonella D'Alema, difesa da Antonio Andrisano; Alberto Salicandro, difeso da Antonio Andrisano; Cosimo Ligorio, Maria Filomena Suma, difesi dall'avvocato Di Noi; il consigliere comunale Carmelo Palazzo e Alessandro Palazzo difesi da Carlo Caniglia.

raffaele casto-2Agli imputati era contestata l'associazione per delinquere, ma anche i reati di abuso di ufficio, corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio, falsa dichiarazione sostitutiva di certificazione. Il capo e promotore era secondo l’accusa proprio, Marco Macchitella, al timone della scuola paritaria "Icos" di Lecce, la sede in cui "si conseguivano titoli di idoneità, superavano esami intermedi o finali aventi valore legale" in cambio di denaro. Fino a 3mila euro. Nulla di tutto ciò è realmente accaduto, per lo meno non così come rappresentato attraverso i reati contestati. Il perché il giudice abbia ritenuto che sia così lo si conoscerà quando verranno depositate le motivazioni.

Ad ogni modo l’accusa, rivelatasi poi una costruzione non del tutto fondata, era così articolata: i "maturandi", secondo il pm Casto, venivano reclutati a Francavilla Fontana, Ostuni e San Donaci e Galatina, in scuole paritarie in cui avrebbero dovuto avere luogo le lezioni e nelle quali sono state piazzate microspie. Veniva pagato un corrispettivo per ottenere la garanzia di superare gli esami senza difficoltà, veniva chiamato "tassa esame" o "tassa di frequenza". Evidentemente si trattava di tutt’altro. Nessun rilievo penale, nessuna responsabilità per gli 11 imputati. La buona novella, per tutti loro, è giunta nel primo pomeriggio di oggi. Lo è anche, in parte, anche per tutti gli altri che attendono il pronunciamento del gup sulla richiesta di rinvio a giudizio. Il “fatto non sussiste” per le posizioni principali. Potrebbe andare allo stesso modo, a questo punto, anche per quelle ritenute marginali, ovvero per coloro che avrebbero fruito delle presunte facilitazioni, dietro compenso, rivelatesi in primo grado inesistenti.

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