Cronaca

Le scuse di Ecologica: "Mezzi grandi per i vicoletti". L'umido? "Costerà di più, ma a Salerno"

"Non avevamo mezzi adeguati alla raccolta porta a porta, perché ad esempio con i compattatori grandi non si può entrare nei vicoletti di Brindisi". E' la prima notizia emersa oggi nella conferenza stampa della ditta

BRINDISI - “Non avevamo mezzi adeguati alla raccolta porta a porta, perché ad esempio con i compattatori grandi non si può entrare nei vicoletti di Brindisi”. E’ la prima notizia emersa oggi nella conferenza stampa della ditta che ha l’incarico del servizio di igiene urbana su ordinanza contingibile e urgente del Comune. Poi ce n’è un’altra: “L’umido, nel mese di dicembre è stato conferito in discarica”. Ecco la ragione: “Perché non abbiamo trovato alcuna piattaforma che fosse in grado di riceverlo, considerato che tutti gli impianti di compostaggio sono saturi”. Ma ora, tutti tranquilli: “Ne abbiamo trovato uno a Salerno, quindi andremo fuori Regione”. Ci sono costi maggiori? “Sì, ponderati al chilometraggio. Sono costi che dovrà sostenere il Comune”.

Tutto ciò, dunque, hanno specificato l’avvocato Rosanna Lisi e il ragioniere Giovanni Pipoli per Ecologica Pugliese, “non era assolutamente prevedibile prima di avviare il servizio”. Quanto alle indagini della Digos i rappresentanti della ditta si sono detti assolutamente “tranquilli” e pronti a nominare un consulente tecnico di parte per gli accertamenti tecnici irripetibili sul carico di spazzatura che è stato sequestrato ieri. BrindisiReport.it, insieme a pochi altri, nonostante sia voce critica, non poteva mancare a questa conferenza stampa. In primo luogo perché chi si fa portatore di una visione non proprio allineata, e chiunque ponga dei dubbi, non può non concedere il diritto di replica a colui il quale ne è al centro, in secondo luogo per rivolgere tutte le domande cui solo i diretti interessati possono dare risposta.

Questa sera, 20 gennaio, si è preso atto di un disastro. Ne hanno preso atto perfino i tecnici di Ecologica Pugliese che non hanno potuto confutare i dati di novembre e di dicembre e il crollo dal 40 al 13 e 16 per cento della differenziata. Sulle percentuali pari a zero di farmaci, pile scariche, amianto, olii vegetali, pneumatici, vernici, non hanno saputo dire un granché. Se sono stati effettivamente raccolti e perché quindi non conferiti, visto che il dato frazione per frazione è perentorio. La causa del crollo della differenziata è a dire di Ecologica l’impossibilità di trovare un impianto di compostaggio in cui portare la frazione umida.

Monteco ci riusciva, non ha mai incontrato problemi di sorta. Ecologica non ne ha reperito neppure uno in Puglia. “Non potevamo saperlo prima”, ha detto l’avvocato Lisi ai giornalisti. “Neppure il Comune poteva essere preparato a un’evenienza simile”.

Stessa storia per i mezzi. Domanda dalla platea: “Voi stessi state affermando che non avete un parco mezzi adeguato. Ma in queste condizioni non avreste potuto partecipare a una gara indetta dal Comune, perché a questo punto il Comune ha scelto voi con ordinanza e perché voi avete accettato?”. Risposta: “Il comune aveva valutato il nostro parco mezzi e rispondeva ai requisiti”.  E invece “ci sono mezzi troppo ingombranti che non entrano nelle stradine per fare la raccolta porta a porta”. Ma con lo strumento dell’ordinanza si sa, il sindaco può scegliere come meglio crede, senza una selezione.

E se ha deciso di cacciare via a tutti i costi Monteco, che fino a quel momento era sempre riuscita a penetrare nei vicoli, a prendere i rifiuti e a conferirli, per dare il servizio per sei mesi a una ditta che non è riuscita a fare altrimenti, allora il problema oltre a risiedere nello strumento utilizzato per l’affidamento (non ne faccia una questione di profilo giuridico, Consales, perché qui si sta discutendo di merito e non di liceità formale), sta pure nella fretta e furia con cui si è cercata un’azienda disponibile. Una qualsiasi, a propria scelta. Nelle more dell’indizione di una gara d’ambito per cui non sono stati predisposti i documenti tanto da costringere la Regione a commissariare l’Aro facendo fare a Brindisi, unico capoluogo di provincia bocciato, a fare una figura barbina.

Monteco avrebbe potuto proseguire. Non su proroga, ma su ordinanza, ad esempio, come Ecologica Pugliese. L’amministrazione, il sindaco Mimmo Consales, l’assessore all’Ambiente Antonio Monetti si sono impuntati. Via il vecchio per il nuovo. Con l’obbligo e non l’ambizione (l’avvocato Lisi aveva inizialmente parlato in conferenza stampa solo di ambizioni) di raggiungere sin da subito il 58 per cento di differenziata e di mantenere lo standard per tutti e sei i mesi dell’affidamento.

rosanna lisi e pipoli-2“Non è stato possibile, ma non per nostra responsabilità”. E i mesi trascorsi sono già due. Ne restano quattro per riportare la situazione alla normalità. Ecologica pugliese, ditta di Capurso, ha fatto sapere che adeguerà i mezzi, reperirà altri impianti per conferire i rifiuti speciali oltre alla monopolista Bri.Ecologica della famiglia Roma che non ha l’autorizzazione per ricevere tutto quel materiale infiammabile che riceve, proprio perché a luglio si sviluppò un incendio nel cuore della zona industriale, attiverà le isole ecologiche, migliorerà la raccolta porta a porta. Brindisi se lo augura. Perché il tempo sta per scadere. L’umido è stato conferito fino ad ora alla ditta Nubile, quindi è andato sostanzialmente in discarica, senza alcuna autorizzazione. Sul passato saranno le indagini della Digos e della magistratura a fare chiarezza, a stabilire se sia stato compiuto un reato o se invece ciò non si sia verificato. Il cumulo di rifiuti che stava per finirci, in discarica, sarà analizzato per verificare se vi siano materiali pericolosi.

Il futuro interessa più di quel che è stato: il Comune ed Ecologica Pugliese hanno ora quattro mesi di tempo, per dimostrare che tutti, la Digos, i cittadini spazientiti, le opposizioni attente, i giornali che hanno raccontato le inchieste in atto e che hanno approfondito tutti i risvolti di una vicenda sospetta, fino a trovarsi dover pubblicare le foto di cumuli di monnezza per la strada, in realtà si erano sbagliati: non c’era una manovra politico-elettorale dietro la cacciata di Monteco, e non si stava andando allo sbaraglio alla ricerca di una qualsiasi azienda che sostituisse la precedente. Una società che ha avuto una sola responsabilità: aver agito, o aver cercato di agire, entro i confini della legalità in un ambito, quello dei rifiuti, in cui è facilissimo incappare in errori. O cadere in tentazione. 

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