Corruzione, archiviata inchiesta per sindaco ed ex vice di Erchie

Decreto del gip per Giuseppe Margheriti, Domenico Margheriti, Cosimo Abete e per Pasquale e Massimiliano Pedone

ERCHIE – “Reati improcedibili per estinzione, a seguito di sopravvenuta prescrizione”: il trascorrere del tempo ha cancellato le accuse di corruzione che la Procura di Brindisi aveva mosso nell’estate del 2017 nei confronti dell’attuale sindaco di Erchie Giuseppe Margheriti, del suo ex Domenico Margheriti (ora consigliere comunale), di Cosimo Abete e degli imprenditori Pasquale e Massimiliano Pedone (padre e figlio).

L’archiviazione

Il pm Giuseppe De NozzaIl decreto di archiviazione è stato firmato dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Tea Verderosa, su richiesta del pubblico ministero Giuseppe De Nozza (nella foto), in accoglimento dell’istanza depositata dal difensore di Domenico Margheriti, l’avvocato Michele Iaia. Margheriti sindaco, difeso dall’avvocato Raffaele Missere, il 4 luglio di tre anni fa, finì agli arresti domiciliari, misura confermata dal Tribunale del Riesame di Lecce, ma non si dimise rivendicando con forza la propria estraneità ai fatti contestati. Missere sollevò eccezioni per incompetenza funzionale e territoriale perché l'inchiesta inizialmente era della Dda, essendo un troncone di una inchiesta più complessa. Domenico Margheriti, invece, pur affermando la propria innocenza scelse la strada delle dimissioni e venne rimesso in libertà dal Riesame.

La corruzione contestata

La prima accusa di corruzione riguardava l’affidamento di lavori per un importo di poco superiore a un milione di euro per il completamento delle infrastrutture primarie della zona Pip a carattere artigianale e alla realizzazione di un parco eolico. La contestazione era stata mossa nei confronti di Margheriti sindaco e dell’altro, in qualità di suo vice con deleghe alle Politiche comunitarie, programmazione e bilancio, nonché politiche sociali, e pubblica istruzione  (non c’è alcun legame di parentela fra i due). Per la zona Pip, il Comune avrebbe affidato lavori per  manti bituminosi, reti fognarie, pluviali e di pubblica illuminazione delle strade per 1.009.828 euro e venti centesimi in favore di una srl, poi vincitrice della gara d’appalto, la Tecnoscavi. Il lasso temporale della contestazione parte da un periodo anteriore al 28 marzo 2012, sino al gennaio 2014.

Per Margheriti sindaco c’era un’ulteriore accusa di corruzione rispetto alla realizzazione di un parco eolico: Avrebbe posto in essere “su esplicita richiesta di Massimiliano Pedone, una pluralità di atti contrari ai doveri d’ufficio”. Massimiliano Pedone, secondo questa chiave di lettura, avrebbe “agito d’intesa con il padre Pasquale”. Il primo cittadino avrebbe “effettuato continui controlli nel cantiere in cui si stava realizzando un parco eolico in zona Tre Torri” e avrebbe fatto in modo di “far pervenire alla Regione Puglia una segnalazione”. In questa comunicazione “esponeva una serie di irregolarità, contrariamente al vero” sostenendo che ci fosse stato “l’interramento del cavidotto in maniera difforme rispetto all’autorizzazione del progetto”.

La Procura contestava anche un provvedimento di blocco parziale dei lavori con “emissione di un’ordinanza contingibile e urgente in danno della società Eolica Erchie, proprietaria dell’impianto dietro la promessa di consegna di una percentuale di denaro pari al 10-12 per cento da applicare sull’importo del contratto di subappalto che l’impresa Tecnoscavi avrebbe ottenuto per l’esecuzione dei lavori di movimento terra” dopo l’attività di “ostruzionismo posta in essere dal sindaco Margheriti”. In tal modo, sostenevano i pm, la Eolica Erchie avrebbe “perso i benefici dell’incentivazione dell’energia rinnovabile e l’autorizzazione rilasciata dalla Regione Puglia il 28 dicembre 2012 per la costruzione del parco” in agro di Erchie.

La difesa

michele iaia-2Le contestazioni sono state confermate negli avvisi di conclusione delle indagini, notificati il 17 gennaio scorso. Accuse alle quali hanno fatto seguito le istanze del penalista Michele Iaia (nella foto): la prima depositata il 18 febbraio e l’altra l’11 giugno. In entrambi i casi, il difensore di Domenico Margheriti contestava il merito del processo  e la procedibilità del nuovo preseesercizio dell’azione penale.

“Sono reati collocabili, quanto alla consumazione, non oltre la data del 16 dicembre 2011, data dell’aggiudicazione definitiva in favore di Tecnoscavi”, si legge nella richiesta del sostituto procuratore. “Data non oltre la quale può ragionevolmente collocarsi la stipulazione del pactum sceleris e data rispetto alla quale nessun rilievo, ai fini di un successivo decorso della prescrizione, può attribuirsi al tempo del compimento di un atto contrario ai doveri d’ufficio essendo dato incontestato, sia un dottrina che in giurisprudenza, che il momento consumativo del delitto di corruzione debba essere individuato in quello in cui ha luogo la promessa di denaro o di un’latra utilità”, ha scritto ancora il pm.

La Procura

“Le argomentazione sono apparse mirate e ragionevoli anche perché lo stesso pubblico ministero di Lecce, originariamente titolare dell’inchiesta, in una nota a sua firma, aveva espressamente argomentato e motivato che il perfezionamento dell’accordo corruttivo in relazione a entrambi i delitti di corruzione, era da collocarsi in epoca antecedente al 28 novembre 2012”.

“Può, quindi, condividersi l’assunto secondo cui il termine di prescrizione di entrambi i reati è giunto a maturazione il 15 giugno 2019, dunque in epoca coeva al pervenimento alla segreteria del pm dell’interrogatorio di Domenico Margheriti chiesto dopo la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini”. Il gip ha condiviso le argomentazioni del pm. Inchiesta archiviata.
 

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