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Venerdì, 28 Gennaio 2022
Cronaca

Caso Eternit e prescrizione: tutti contro la ex Cirielli, ma quella legge è di Luigi Vitali

E' compito di giuristi armati di calcolatrice stabilire se la ex Cirielli (si badi bene "ex" Cirielli) abbia davvero influito sull'esito del processo Eternit, solo loro possono dire come sarebbe andata a finire se quella legge non fosse mai stata approvata.

BRINDISI - E’ compito di giuristi armati di calcolatrice stabilire se la ex Cirielli (si badi bene “ex” Cirielli) abbia davvero influito sull’esito del processo Eternit, solo loro possono dire come sarebbe andata a finire se quella legge non fosse mai stata approvata. Se insomma, applicando le regole sulla prescrizione che erano in vigore prima del 2005, il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny avrebbe evitato una condanna penale a ventotto anni di distanza dai fatti.

Sta di fatto che tutti ce l’hanno ora con lei, proprio con la ex Cirielli, e in pochi ricordano che in realtà il padre "legittimo" della legge è brindisino: Luigi Vitali, ex parlamentare e sottosegretario di Fi, che per pochissimo ha mancato la nomina al Csm come membro laico.

Le vicende processuali per i fatti di Casale Monferrato (Torino) dove aveva sede fino al 1986 lo stabilimento Eternit faranno il loro corso, così come lo faranno le indagini appena avviate sui 256 casi di morti sospette su cui si sta lavorando nell'inchiesta Eternit bis coordinata dalla procura di Torino in cui si ipotizza l’omicidio volontario continuato e pluriaggravato. I famigliari avranno forse un risarcimento in sede civile. Le vie giudiziarie sono impervie quando l’insorgere del male dista anni dal fenomeno che potrebbe averlo scatenato (e nel caso amianto, con la respirazione di fibre d’asbesto, provoca il mesotelioma). Si dovranno forse trovare strumenti che regolino anche casi come questi, a beneficio anche di casi come Brindisi e Taranto, dove l’industrializzazione provoca conseguenze sulla salute meno facili da correlare con la loro causa, come lo è invece l’esposizione all'amianto che produce una patologia specifica.

Ma tutto il caos che si è scatenato attorno alla sentenza Eternit ha un risvolto certamente interessante. Ha puntato i fari sul disastro giudiziario che quotidianamente si vive nelle aule di giustizia in cui si celebrano ormai quasi tutti processi con l'incubo del tempo che scorre. Di sentenze di non luogo a procedere se ne emettono in quantità, la clessidra scorre veloce, la dilatazione strumentale dei tempi del dibattimento è ormai una strategia difensiva, spesso e volentieri.

Insomma con la riduzione dei tempi di estinzione del reato entrata in vigore in Italia nel 2005 con la ex Cirielli si arriva spessissimo a non poter affermare la responsabilità (o meno) degli imputati, a meno che essi non rinuncino alla prescrizione e scelgano di andare avanti. C’è poi la problematica della confisca, in caso di non luogo a procedere, su cui si è espressa la Corte europea dei diritti dell’Uomo di Strasburgo e che è ora questione al vaglio della Corte costituzionale.

Preso atto che in Gran Bretagna, Inghilterra, in Germania, vi sono regole diverse, ora la ex Cirielli è finita al banco degli imputati. In realtà è la legge del 5 dicembre 2005 che fu disconosciuta dal suo primo firmatario, Edmondo Cirielli, il quale in Parlamento dopo che vennero fatte modifiche non condivise votò contro chiedendo che la legge non fosse chiamata con il suo nome. E’ stata ribattezzata “legge salva Previti” perchè sembrava tagliata su misura per l'allora senatore azzurro alle prese con il processo Imi-Sir, ma a all'ultimo momento fu approvata una norma transitoria che escludeva l'applicazione delle nuove norme ai processi in corso. E' in realtà la legge ‘Vitali’, quindi un po’ ‘made in Brindisi’ o meglio ‘made in Francavilla Fontana’ perché relatore, dopo il rifiuto di Cirielli fu proprio lui, l’onorevole Luigi Vitali che restò a sostenerla. Quando terminò il suo travagliato iter di approvazione i giornali titolavano “La legge Vitali finalmente ha concluso il suo travagliato iter”.

Luigi Vitali era sottosegretario alla Giustizia all’epoca. Poi è tornato a essere parlamentare, ora è coordinatore provinciale di Forza Italia a Brindisi e consigliere comunale a Francavilla Fontana.

Ha sfiorato di recente l'ingresso a Palazzo dei Marescialli, non è ritornato ancora a fare l’avvocato, e resta al momento al riparo dalla bufera che si è abbattuta sulla creatura. Chissà cosa penserà oggi Vitali della ex Cirielli che in pochi ricordano porta il suo nome e la sua firma, legge che l’ex onorevole ha rivendicato anche di recente nei corridoi di palazzo di giustizia nel corso di chiacchierate informali, quando puntava il dito contro il “troppo tempo” utilizzato dai magistrati per le indagini preliminari.

Sappiamo bene cosa pensano gli altri di quella legge che dopo il Porcellum (la legge elettorale), dopo la Fini Giovanardi in materia di droghe, è ora d’attualità perché finita nell'agenda delle riforme urgenti da attuare.

Nel 2005 la "Vitali" ha cambiato alla radice il sistema di calcolo della prescrizione: mentre prima esisteva un termine di prescrizione base per fasce di reati (uguale per esempio per tutti i reati a cui dovesse essere applicata una pena tra i 5 e i 10 anni), con le norme introdotte nel 2005 il termine deve corrispondere al limite massimo della pena edittale prevista per il singolo tipo di reato. Si è poi ridotto dalla metà a un quarto l'aumento della prescrizione che ricorre per le varie interruzioni (per esempio dopo la sentenza di primo grado). Il risultato complessivo è che mentre per i reati gravi che hanno pene elevatissime (come quelli che riguardano la droga) la prescrizione è diventata lunghissima, è stata invece drasticamente ridotta per la maggior parte degli altri reati.

Diverse norme della ex Cirielli sono cadute a seguito di interventi della Consulta, che hanno riguardato soprattutto l'irrigidimento dei benefici penitenziari per i recidivi; con l'ultimo che risale al maggio scorso la Corte costituzionale ha bocciato un'anomalia della legge: tempi di prescrizione per alcuni reati (come l'incendio) più lunghi nelle ipotesi colpose (che sono meno gravi) rispetto a quelle dolose.

Ora in molti, tranne i penalisti, tornano a contestarla. Come spesso avviene, sull’onda dell’emotività. "I magistrati hanno sollevato da anni il problema della prescrizione". Lo ha dichiarato all’Ansa il presidente dell' Anm Rodolfo Sabelli. "Non è che solo oggi sull'onda di una sentenza su fatti così drammatici che ci interroghiamo sulla prescrizione. Già nel 2005, quando venne approvata la ex Cirielli, dicemmo che era una pessima riforma che avrebbe creato tanti problemi". Anche il ministro della Giustizia Orlando ha puntato sulla necessità di una riforma della prescrizione ma anche del testo unico ambientale.

"Della prescrizione parliamo da decenni, ora è successo un fatto che ha scosso le coscienze e oggi tutti sono d'accordo. Io vorrei che domani tutti fossero insieme a risolvere il problema". Sulle stesse frequenze il premier Matteo Renzi: “Ci sono due modi per concepire il caso Eternit: o la vicenda non è un reato o se lo è, ma è prescritto, vanno cambiate regole sulla prescrizione perché non è possibile che le regole facciano saltare la domanda di giustizia. Non ci dev’essere modo di chiudere la partita velocemente perché tanto la domanda giustizia viene meno: no, la domanda di giustizia non viene meno”.

Tutti contro la ex Cirielli, insomma. Meravigliosa creatura in cui scorre sangue “azzurro” brindisino.

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