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Cronaca

La 'faccia tosta' di delinquere in tribunale: aste pilotate, nove condanne. Pene fino a 5 anni

La "faccia tosta" di delinquere in un palazzo di giustizia. E la risposta arriva con una raffica di condanne a pene pesanti, in taluni casi superiori a quelle invocate dal pm Milto Stefano De Nozza

BRINDISI - La “faccia tosta” di delinquere in un palazzo di giustizia. E la risposta arriva con una raffica di condanne a pene pesanti, in taluni casi superiori a quelle invocate dal pm Milto Stefano De Nozza, per il gruppo che frequentava le aule del tribunale destinate alle aste giudiziarie per “manipolarle” con minacce e con atteggiamenti intimidatori nei confronti dei partecipanti.

Il Tribunale di Brindisi (Biondi, Scuzzarella, De Angelis) ha condannato questa sera, dopo una lunga camera di consiglio, Antonio Beato a 5 anni di reclusione (richiesta pm 6); Florenzo Borselli a 4 anni e 6 mesi (richiesta 6 anni); Girolamo Antonio Borselli 1 anni di reclusione (richiesta assoluzione); Giuseppe Gerardi 4 anni (richiesta 3 anni); Francesco Beato 3 anni (richiesta 4 anni); Angelo Beato 1 anno (richiesta 2); Assunta Conenna 1 anno (richiesta 2 anni e 6 mesi); Nicola Saponaro 4 anni (richiesta 2 anni e 6 mesi); Giovanni Taliente 4 anni (2 anni richiesta); unico assolto Pierfrancesco Scalone, con la formula “per non aver commesso il fatto". Va rilevato che per alcune delle accuse è stato deciso il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione. I reati contestati sono a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla turbata libertà degli incanti, lesioni personali e minacce, estorsioni.

Il sostituto procuratore Milto De NozzaIl conto insomma è salato per la cricca di personaggi, molti dei quali abbondantemente noti alle forze dell’ordine, che avevano messo su un gruppo che pilotava le vendite all’incanto per aggiudicarsele e che aveva portato i propri metodi e i propri affari oltre l’ingresso di un luogo in cui è rappresentata quotidianamente la legalità. Il pm De Nozza lo aveva sottolineato nella requisitoria, il collegio non ha avuto alcun dubbio. I fatti risalgono al 2006: dieci ordinanze di custodia cautelare furono eseguite il 15 agosto del 2007 dai poliziotti della Squadra mobile di Brindisi tra il capoluogo, Ostuni e Carovigno.

Uno dei soggetti principali dell’affare delle aste truccate, con ruolo di “regista” neppure tanto occulto, è Vincenzo Zurlo, molto conosciuto a Ostuni e dintorni con il soprannome “Musc de vov”. Per lui c’è stato uno stralcio, dovuto alle sue condizioni di salute. E’ da tempo impossibilitato a muoversi perché costretto su una sedia a rotelle. Poi Antonio Beato e il gioielliere di Carovigno, Florenzo Borselli, già noto perché coinvolto in un processo per mafia, Berat Dia, che riguardava il clan dei fratelli Brandi.

“Tolto il vestito buono” secondo quanto rappresentato dall'accusa e condiviso dal collegio, Borselli è persona dalla spiccata mentalità criminale. In grado di commissionare l’incendio dell’abitazione di una persona anziana che aveva osato fare apprezzamenti sulla sua compagna.

Quindi Antonio Beato, anch’egli conosciuto alle forze dell’ordine, in prima linea nelle aule del tribunale di Brindisi in cui si svolgono le aste giudiziarie per ottenere in esclusiva l’aggiudicazione delle stesse con un duplice atteggiamento: fare “massa critica” attorno agli altri eventuali partecipanti, o cercando di dissuaderli anche con atteggiamenti ben più che semplicemente pressanti.

Condotte cui avrebbe contribuito un numero rilevante di persone tra cui anche Assunta Conenna soggetto attivo, proprio perché materialmente presente in aula durante le aste giudiziarie, nell’attuare la strategia di dissuasione. Vi sono numerose conversazioni che attestano come in caso di aste giudiziarie vi fosse la presenza di esponenti della combriccola che su commissione pilotavano l’esito delle stesse, facendo si che venissero aggiudicate al prezzo a base d’asta o al massimo per qualche centinaio di euro in più.

ANTONIO BEATO-2Antonio Beato è il principale protagonista e per lui è stata decisa la pena più elevata. Fornisce il “cavaliere” a una delle committenti perché la accompagni a Brindisi, a palazzo di giustizia. E’ in grado di spiegare per filo e per segno le procedure. Borselli è il “cervello” secondo il pm, che ha la gestione del sistema. E’ una vera e propria “attività di impresa svolta su commissione” che ha agito con una “violenza molto latente ma efficace”.

“A me non piace perdere” dice Antonio Beato al telefono in una circostanza, in cui l’esito delle procedure non va come era stato preordinato. Ha perso questa sera, e solo in primo grado, la battaglia che aveva ingaggiato convinto di poter dimostrare la propria innocenza. Ha supportato il figlio Francesco, nelle ultime elezioni amministrative a Ostuni (la scorsa primavera), candidato a sostegno del sindaco Gianfranco Coppola (centrodestra), con una lista civica. Beato junior ottenne un bel gruzzolo di voti, ma non riuscì a compiere l’impresa.

Nel termine di 15 giorni, ora, saranno depositate le motivazioni della sentenza che li condanna: poi le difese, sostenute da Giuliano Calabrese, Francesco Sozzi, Gianvito Lillo, Daniela D’Amuri e Vita Cavaliere, faranno appello.

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