“Estorsione ai lavoratori del mobilificio”: citazione della curatela fallimentare

Il gup accoglie la richiesta dei legali dei dipendenti di Magrì Arreda, parti civili. Sentenza di fallimento per la srl

FRANCAVILLA FONTANA – Dopo che la Procura di Brindisi ha chiesto il processo per estorsione ai danni dei lavoratori, nei confronti degli amministratori della società Magrì Arreda, il legale che rappresentano uno dei dipendenti parte civile ha ottenuto la citazione della curatela, come responsabile civile dopo la dichiarazione di fallimento della srl di Francavilla Fontana.

L’udienza preliminare

Il giudice Vittorio Testi-2Questa mattina il gup del Tribunale di Brindisi, Vittorio Testi, di fronte al quale pende l’udienza preliminare ha accolto l’istanza avanzata dall’avvocato Domenico Attanasi nell'interesse di uno dei lavoratori e ha disposto la notifica della citazione, con conseguente rinvio per la prosecuzione al prossimo mese di febbraio. Il penalista rappresenta un lavoratore non contrattualizzato (in nero), rimasto ferito a causa di un infortunio.

Il fallimento

La dichiarazione di fallimento di Magrì Arreda è stata pronunciata dal Tribunale di Brindisi con sentenza lo scorso 11 ottobre (presidente Alfonso Pappalardo). Il 23 gennaio era  stata disposta l’adunanza per l’esame dello stato passivo, nella sezione commerciale del Tribunale di Brindisi. I curatori fallimentari, Roberto Fusco e Francesco Francioso, hanno depositato richiesta di differimento della data utile ai fini della presentazione delle istanze per l'insinuazione nel passivo.

A presentare ricorsi con richiesta di fallimento nei confronti di Magrì Arreda sono stati la Procura con il sostituto Luca Miceli, Imab Group spa, rappresentata dall’avvocato Davide Arnaldi del foro di Milano, Giessegi Industrie Mobili spa rappresentata dagli avvocati Manuel Formica del foro di Macerata e Francesco Monopoli del foro di Brindisi “adducendo crediti complessivi superiori a trenta milioni di euro”.

Gli imputati

Sono imputati Vincenzo Magrì e Maria Luigia Scatigna, in qualità di amministratori della srl, oggetto dell’inchiesta coordinata dallo stesso procuratore capo di Brindisi, Antonio De Donno. La difesa dei coniugi ha già fatto sapere di essere pronta a dimostrare l’assoluta estraneità dei due alle contestazioni mosse a conclusione delle indagini delegate alla Guardia di Finanza. Il 6 dicembre 2018 entrambi finirono ai domiciliari, ordinanza poi venuta meno per cessate esigenze cautelari.

L’estorsione contestata

L’accusa di estorsione è stata mossa sostenendo l’esistenza di “minacce nei confronti” di alcuni lavoratori del mobilificio Magrì Arreda, “per procurarsi un ingiusto profitto pari a 160.892 euro, determinato dalla mancata corresponsione di ciò che era dovuto ai dipendenti”, si legge nel capo d’imputazione. Marito e moglie sono imputati in concorso con “Luciana Piroscia, dipendente di Magrì Arreda srl, sino al mese di giugno 2017, per aver posto in essere “minacce consistite nell’escludere dalla possibilità di assunzione i lavoratori, o – dopo la stipulazione del contratto – nel palesare il licenziamento o il trasferimento ad altra sede (sempre approfittando della situazione di debolezza delle vittime, a cause del difficile contesto occupazionale), imponendo ai lavoratori di accettare condizioni deteriori”. 

Nel capo di imputazione si fa riferimento allo “svolgimento di mansioni superiori a quelle indicate nel contratto di assunzione”, alla “corresponsione di retribuzioni inferiori a quelle risultanti nelle buste paga”. E ancora al “mancato pagamento dello straordinario e della 14esima mensilità”, allo “svolgimento senza retribuzione di un orario settimanale superiore a quello previsto dal contratto” e, infine, a “sottoscrizione di buste paga con indicazione di assenze non realmente verificatesi e ad acconti sulla retribuzione mai versati” e “a false dimissioni volontarie con contestuale riassunzione a condizioni meno vantaggiose con conseguente perdita dei diritti maturati e a falsi verbali di conciliazione”. Nella ricostruzione dell’accusa, “tali condotte” avrebbero permesso agli imputati di “procurarsi l’ingiusto profitto pari a complessivi 1.160.892,48 euro, determinati dall’impiego delle energie lavorative altrui senza corresponsione di ciò che era dovuto ai propri dipendenti”.

L’autoriciclaggio e la falsità ideologica

Il procuratore capo contesta anche l’autoriciclaggio nei confronti dei coniugi in relazione alla “somma pari a 236.754 euro, avendo commesso il delitto non colposo di cui al capo precedente”, ossia l’estorsione, “per il pagamento in nero delle retribuzioni di alcuni lavoratori non regolarmente assunti”.

De Donno ha chiesto il processo per Cosimo Di Maria e Giacomo Gallone, assieme a Magrì e Scatigna “quali istigatori,  con l’accusa di falsità ideologica in relazione ai verbali di conciliazione sottoscritti dai due, in qualità di pubblici ufficiali, negli “uffici della Cisl o della Uil di Francavilla Fontana.

Le lesioni personali

Nei confronti di Magrì, infine, è contestato il reato di lesioni personali colpose, in conseguenza alla ferite riportate da un lavoratore, Giuseppe Saracino,  “senza regolare contratto, impiegato nello smantellamento delle strutture presenti all’interno del punto  vendita di Surbo”, giudicate guaribili in 40 giorni. Magrì, lo stesso Saracino e Francesco Sternativo sono accusati di aver “indotto in errore i medici del pronto soccorso dell’ospedale di Francavilla, rappresentando falsamente di aver riportato le lesioni durante un incidente domestico”.

La difesa

Nel collegio difensivo ci sono gli avvocati: Massimo Manfreda, Ladislao Massari, Domenico Attanasi, Cosimo Malerba, Michele Fino, Pietro Piccoli e Cosimo Assanti, tutti del foro di Brindisi, e Francesca Rizzi e Vittorio Rizzi del foro di Campobasso.

 

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