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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
Cronaca

Bagagli saccheggiati in aeroporto, sfilano gli imputati: "Rubavano gli altri, non noi"

In alcuni casi quelle offerte oggi sono state giustificazioni un po' "bizzarre", come ha rilevato proprio uno dei tre giudici del collegio giudicante, chiedendo chiarimenti. In altri supportate dalla logica.

BRINDISI - In alcuni casi quelle offerte sono state giustificazioni un po’ “bizzarre” come ha rilevato proprio uno dei tre giudici del collegio giudicante, chiedendo chiarimenti. In altri sono state fornite spiegazioni supportate da un filo logico la cui tenuta sarà poi valutata dal Tribunale. Ad ogni modo, nell’udienza che si è celebrata oggi del processo a carico dei quattro presunti furbetti che frugavano nei bagagli dei passeggeri del Papola per appropriarsi di roba altrui, c'è stata una testimonianza che ha posto un punto fermo su uno degli episodi clou fra le decine di razzie di effetti personali.

Un racconto circostanziato, fatto da una vittima, che da solo può gratificare la mole di lavoro degli agenti della Polizia di Frontiera i quali, coordinati dal pm che ora sostiene l’accusa nel giudizio, Milto Stefano De Nozza, hanno bloccato la banda dei manolesta riuscendo a ribaltare in positivo l’immagine che la Puglia e Brindisi in particolare avevano dato di sé a una viaggiatrice veneta, oltre che a studenti, turisti di ogni dove: non più la terra in cui si corre il pericolo di finire depredati dei propri oggetti, specie se di valore, semplicemente passando per uno scalo aeroportuale. Bensì, la terra in cui un furto di un dispositivo hi-tech, caso raro, può essere scoperto. Non solo. Il responsabile può essere individuato e il maltolto restituito. “Non era mai capitato a nessuna delle persone che conosco” ha raccontato, seduta al banco dei testimoni Maria Zanazzo, teste citata dal pm De Nozza e ritenuta rilevante, forse da oggi non più come in principio, anche dalla difesa di colui che si sarebbe appropriato dell’iPad della donna, Antonio Binetti, 38 anni, ex guardia giurata Ivri di Brindisi (difeso dall’avvocato Rolando Manuel Marchionna).

“L’ho trovato su una sedia gialla nella sala d’attesa dell’aeroporto”, questa è la sua versione. La vittima della sottrazione ha spiegato tutto nel dettaglio. Si chiama Maria Zanazzo, è una persona che risiede in Veneto e che in quel periodo, nel 2011, volava spessissimo sul Venezia-Brindisi o viceversa per motivi di lavoro. All’epoca dei fatti operava nel Salento.

Quel giorno arrivò in aeroporto con due ore di anticipo, ha spiegato. Avrebbe voluto leggere uno dei tanti e-book scaricati dal web. Ma l’iPad era scarico, allora decise di infilarlo nella valigia che avrebbe imbarcato. Nel bagaglio c’era il caricabatterie che non si era mai mosso da lì. “Arrivai a Venezia e l’iPad non c’era più – ha proseguito la donna – e non feci denuncia perché ero convinta che non ne valesse la pena. Il lucchetto della valigia era stato forzato. Dei tanti furti di telefonini o di materiale di elettronica di cui avevo appreso, mai nessuno si era concluso con la restituzione. Non avevo alcuna speranza”. Un anno dopo le giunse una telefonata. Erano i poliziotti di Brindisi. Avevano trovato quello che verosimilmente era il suo tablet: “A quel punto sono andata a formulare la denuncia. Perché avevo ancora a casa la scatola con tutti i codici. Ho pensato che a quel punto mi sarebbe stato restituito. E così è stato”. Con tanto di caricabatterie.

Binetti, imputato proprio per quell’episodio, ha risposto dopo alle domande del pm e del suo legale. Ha continuato a portare avanti la tesi del ritrovamento casuale e di una appropriazione probabilmente non consona al buon costume di roba "smarrita" da altri.

Milto Stefano De NozzaCi sono però i filmati, le intercettazioni, le testimonianze a illuminare il percorso che si sta compiendo e che è giunto quasi al traguardo. Altra teoria è quella di Claudio Malvaso, 34 anni, di Brindisi, (difeso dall’avvocato Vincenzo Farina) anche lui ormai ex dipendente Ivri in servizio all’aeroporto. Sarebbe stato, a suo dire. una sorta di informatore confidenziale di un poliziotto della Polaria, incaricato delle indagini e ascoltato in aula, al quale avrebbe fornito tutta una serie di dettagli tranne uno: le ruberie del collega (uno dei tre che hanno patteggiato, mentre altre due persone sono state condannate al termine di un processo con rito abbreviato).

Agente provocatore o “ladro” di orecchini Swarovsky? Bisognerà attendere un paio di udienze almeno per conoscere il verdetto dei giudici. Hanno fornito le proprie spiegazioni al collegio (Cucchiara, Testi, De Angelis), rispondendo agli avvocati Danilo Di Serio e Antonio Maurino, anche Andrea Torino, 24 anni, e Antonio Lazzoi, 27 anni, di Brindisi, le cui posizioni sono più marginali. Si tornerà in aula il 3 dicembre prossimo, quando si chiuderà il dibattimento e la parola passerà al pm per le conclusioni. 

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