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Cronaca

I profughi al quartiere Perrino accolti da lamentele: "Li mandano tutti qui"

Malcontento tra i residenti del quartiere Perrino per la decisione di far alloggiare nella ex scuola del quartiere, in via Sele di fronte alla chiesa del Sacro Cuore e accanto all'unico parco della zona, 73 dei 718 migranti giunti questa mattina a Brindisi a bordo della fregata Aliseo.

BRINDISI - “E' una struttura pericolante, il prospetto è pieno di crepe, i solai di alcune camere sono crollati, i servizi igienici non funzionano correttamente. Con tanti edifici che esistono a Brindisi perchè proprio nella ex scuola di via Sele che, per altro, i vigili del fuoco hanno dichiarato inagibile? Perchè non nella chiesa dove ci sono numerose camere? Perchè non nell'edificio che sarebbe dovuto essere destinato al centro antiviolenza, costruito e chiuso? E poi quando queste persone andranno via, verrà qualcuno a pulire? O accadrà la stessa cosa di quando furono fatti alloggiare gli ospiti del dormitorio? Nessuno ci ha informato dell'arrivo di nuovi ospiti. Si gestiscono in questo modo le emergenze?”.

Sono queste alcune delle domande che si pongono la maggior parte dei residenti del quartiere Perrino davanti alla decisione di far alloggiare nella ex scuola del quartiere, in via Sele di fronte alla chiesa del Sacro Cuore e accanto all'unico parco della zona, 73 dei 718 migranti giunti questa mattina a Brindisi a bordo della fregata Aliseo.

Una scelta per niente condivisa che fin dalle prime ore del pomeriggio ha suscitato malcontento tra chi ha ancora fresco il ricordo di quando in via Sele sono stati ospitati per pochi mesi gli stranieri del dormitorio. “Fu una pessima esperienza perchè quando andarono via la struttura non fu disinfettata ma chiusa. Sentivamo cattivi odori provenire dalle finestre ma nessuno è mai venuto a pulire nonostante numerose sollecitazioni – raccontano alcuni residenti – l'odore era insopportabile e a nessuno è mai importato nulla. Ma queste situazioni devono essere create proprio al Perrino che vive già i suoi disagi?”.

Quello di oggi, però, è solo un alloggio temporaneo, entrola gironata di giovedì i 73 profughi ospitati in via Sele dovrebbero essere trasferiti a un residente si lamenta-2Restinco dove nel campo di calcio interno alla struttura sono state montate tende da campeggio. L'ingresso è stato pattugliato fino alle 21 dalla guardia di finanza e poi per tutta la notte dalla polizia. Nonostante quegli stranieri potevano muoversi liberamente, sono stati guardati a vista da uomini in divisa e cittadini diffidenti ("ma è vero che sono malati?", "Ma a noi invece chi ci aiuta?", si chiedevano alcuni di essi).

Sono arrivati poco dopo le 14,30. La maggior parte senza scarpe, altri ne avevano solo una. Magliette sudice, pantaloni strappati. Ad accoglierli gli operatori dell'associazione culturale Aquarinto, la stessa che gestisce il Cara di Restinco. Per evitare reazioni poco piacevoli dei residenti ai 73 profughi è stato impedito di uscire fuori da quell'alloggio. Gli è stato fornito cibo e acqua ma non la possbilità di guardare il cielo e realizzare che forse la nuova vita era proprio arrivata.

Provenivano dalla Nigeria, dal Sudan, dalla Siria, dal Pakistan, dall'Iraq, ma nessuno aveva provveduto a cercare un mediatore culturale, sono stati affiancati solo da alcune hostess di un'agenzia locale che parlavano inglese, che hanno aiutato i migranti a comunicare con gli operatori dell'associazione. E che hanno poi distribuito cibo e vestiario. Poi però dopo qualche ora qualcuno ha manifestato l'esigenza di prendere una boccata d'aria, fare due passi per strada, andare a comprare le schede telefoniche per poter telefonare alla famiglia e comunicare di essere vivi.

Erano vivi, dopo un viaggio di oltre un mese, quasi a digiuno e senza potersi lavare, erano vivi. E' stato concesso loro di uscire dalla struttura, alcuni la consegna del cibo-2si sono seduti alle panchine tra i residenti, altri sul marciapiede, altri ancora si sono recati nei negozi di telefonia per acquistare nuove sim card. Qualcuno ha chiesto a qualche cittadino di poter mandare un messaggio alla madre per dire di essere arrivato sano e salvo. Poi è arrivato il cibo, dopo qualche ora il kit di prima accoglienza: vestiario, sandali, asciugamani e detergenti.

Fino alle 21, gli unici a fare visita ai migranti sono stati alcuni residenti, avvicinatisi solo per esternare disappunto, il parroco della chiesa Sacro Cuore, don Piero De Mita, anche presidente Caritas. Il sindaco Mimmo Consales è in ferie e nessuno dell'amministrazione si è recato in via Sele per controllare se le disposizioni della Prefettura venivano eseguite correttamente, e soprattutto, per dare il benvenuto ai migranti.

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