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“Furbetti del cartellino a Brindisi”: la Regione parte civile contro 31 dipendenti

Terminata la notifica degli avvisi di conclusione indagine: gli impiegati rischiano processo e licenziamento

BRINDISI – Incastrati da due microtelecamere, mentre escono dal palazzo in via Tor Pisana, sede degli uffici della Regione Puglia, i 31 dipendenti pubblici rischiano di finire sotto processo con le accuse di truffa aggravata e falso e di essere licenziati. La Regione intende costituirsi parte civile, con richiesta di risarcimento dei danni, non solo patrimoniali. Nella conta potrebbe essere inserita anche la voce legata alla lesione dell’immagine.

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La parte offesa

La Regione Puglia, in persona del governatore pro tempore Michele Emiliano, è stata riconosciuta come “parte offesa” nell’inchiesta chiamata Porte girevoli, coordinata dal procuratore aggiunto di Brindisi, Antonio Negro. L’avviso di conclusione delle indagini è stato notificato anche all’ufficio legale dell’Ente pubblico. La valutazione sull’opportunità della costituzione in giudizio, sulle ragioni alla base della richiesta risarcitoria e sul quantum spettano alla giunta regionale che dovrà esprimersi con delibera, così com’è avvenuto in inchieste analoghe. Da ultima quella sulla Asl e sulla sua partecipata, la Sanitaservice, il cui processo è pendente.

Gli indagati

Nell’elenco degli indagati  ci sono dipendenti in servizio presso gli uffici patrimonio, demanio, economato, bilancio e rendimento, contenzioso, osservatorio dei fitosanitari, lavori pubblici e promozione della salute. Tutti con sede in via Tor Pisana.

Per il giudice per le indagini preliminari che ha firmato le misure interdittive per 29 dei 31 indagati, quelle immagini sono più che indizi di colpevolezza perché costituiscono una piattaforma granitica che conferma le condotte contestate. Essendo stati notificati gli avvisi di conclusione, si va verso la richiesta di processo e quindi verso l'udienza preliminare davanti al gup del Tribunale di Brindisi.

La procura di Brindisi

Le contestazioni

In primis, il falso per l’attestazione della presenza negli uffici della Regione Puglia, a Brindisi, quando invece i 31 finiti sotto inchiesta erano altrove: in alcuni casi, stando a quanto hanno avuto modo di accertare i finanzieri, erano al bar, in pause caffè anche più volte nell’arco delle otto ore lavorative, soprattutto al mattino; in altri erano a fare la spesa e in altri ancora si erano spostati per accompagnare i figli a scuola.

Le presenze risultavano dalla timbratura del cartellino (il badge). I finanzieri hanno avuto modo di accertare che alcuni dipendenti cedevano il proprio tesserino ai colleghi e che raggiungevano il posto di lavoro solo successivamente.

La seconda contestazione mossa attiene alla truffa ai danni della Regione Puglia, per un ammontare di 35mila euro: si tratta della somma che, stando ai conteggi, sarebbe stata riconosciuta ai 31 dipendenti, nonostante le assenze. Per questo motivo, il gip ha ordinato il sequestro dei conti correnti, bancari o postali, intestati agli indagati, con riferimento ai singoli importi calcolati in base alle ore di assenza.

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