Cronaca

Rapine, trasferte da Brindisi nel Salento: identificato dopo otto anni

Avviso di conclusione indagine per Luciano Pagano, nell’inchiesta per droga della Dda. Spaccio contestato a cinque brindisini

BRINDISI – Otto anni dopo le rapine consumate in due gioiellerie del Salento, dall’inchiesta della Dda, su un presunto spaccio di droga, arriva il nome di un brindisino indagato con l’accusa di aver partecipato alle azioni: l’avviso di conclusione è stato notificato a Luciano Pagano. In sei sono indagati in relazione a singoli episodi di spaccio in città.

Arte Orafa-2

Le rapine

Pagano è ritenuto l’autore del colpo da 200mila euro nel punto vendita Arte Orafa di Nardò il 5 novembre 2011, assieme a un ragazzo di Brindisi già condannato, e di quello nella gioielleria Mauro’s di Castrì, avvenuta il 20 giugno 2012, assieme a un complice mai identificato. In entrambi i casi, gli investigatori sono stati costretti a fare i conti con la mancanza di immagini registrate dalle telecamere dei sistemi di videosorveglianza, perché i rapinatori riuscirono a portar via l’hard disk, prima di fuggire.

La rapina a Nardò fruttò un bottino di almeno 200mila euro, stando a quanto emerse dalle indagini condotte dagli agenti della Squadra Mobile di Brindisi, all’epoca diretta da Francesco Barnaba (la chiamarono Everywhere). I gioielli furono ritrovati solo in parte e venne identificato un secondo giovane di Brindisi, poi arrestato con l’accusa di ricettazione.

Il ruolo contestato

L’esito dell’inchiesta ha portato a contestare la partecipazione di Pagano in entrambe le rapine: sarebbe stato il rapinatore armato di pistola. Per la rapina nella gioielleria di Nardò, il brindisino avrebbe puntato l’arma al collo della commessa, mentre il titolare sarebbe stato legato con fascette da elettricista. Riuscì anche a portare via l’hard disk del sistema di videosorveglianza, prima di fuggire a bordo di una Fiat Panda. L’auto venne trovata il giorno successivo, bruciata, alle porte di Brindisi.

Pagano, avendo ricevuto copia dell’avviso di conclusione potrà nominare un avvocato di fiducia e chiedere, tramite il legale, di essere ascoltato: potrà domandare di essere sottoposto a interrogatorio, rilasciare dichiarazioni o presentare istanza per lo svolgimento di ulteriori indagini o ancora depositare una memoria difensiva entro venti giorni.

Lo spaccio di droga

Lo stesso potranno fare i sei brindisini nei cui confronti l’inchiesta della Dda ha portato a contestare la partecipazione a singoli episodi di spaccio di sostanze stupefacenti in città. Nella ricostruzione, la droga, sarebbe stata fornita avendo la disponibilità di canali di approvvigionamento gestiti da alcune persone residenti a Lecce (da qui la competenza funzionale della Dda).

Complessivamente, sono stati ricostruiti e contestati 45 episodi di spaccio tra Brindisi, Lecce e alcuni comuni del Salento. I brindisini ai quali sono stati notificati gli avvisi di conclusione sono: G.C, 43 anni; F.D.L, 36; A.D.G, 28; M.E, 37; C.L,64 anni.

Nel caso in cui i pm della Dda dovessero confermare l’impostazione contenuta negli avvisi di fine indagine, esercitando l’azione penale con la formulazione del capo d’imputazione, rischiano tutti di finire sotto processo.

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