Inchiesta omicidio Carvone, Riesame conferma arresti per tentata estorsione

Restano gravi indizi ed esigenze cautelari per Giuseppe Lonoce, in carcere dal 26 settembre, il cognato Stefano Coluccello e i fratelli Aldo ed Eupremio Carone, tutti ai domiciliari

BRINDISI – Il Tribunale del Riesame di Lecce ha confermato gli arresti per i quattro brindisini accusati di tentata estorsione aggravata nell’inchiesta scaturita dall’omicidio di Giampiero Carvone, 19 anni: resta in carcere Giuseppe Lonoce e rimangono ai domiciliari il cognato Stefano Coluccello e i fratelli Aldo ed Eupremio Carone, tutti ritenuti coinvolti nella richiesta  al padre del ragazzo, per la riparazione dell’auto in uso a un parente di Coluccello, utilitaria che il giovane aveva rubato e poi abbandonato, dopo un incidente stradale.

Il Riesame

Il collegio ha respinto le istanze discusse dai difensori degli indagati, destinatari di ordinanze di custodia cautelare ottenute dal pubblico ministero Raffaele Casto ed eseguite il 26 settembre scorso dagli agenti della Squadra Mobile di Brindisi, sulla base di riscontri avviati per definire movente e autori dell’omicidio, avvenuto in via Tevere, nel quartiere Perrino di Brindisi, la notte tra il 9 e il 10 settembre, nei pressi del condominio in cui vive la famiglia Carvone. Almeno tre colpi di pistola, uno dei quali ha raggiunto il 19enne alla nuca senza lasciargli scampo.

Se restano ancora senza nome gli autori dell’omicidio e gli eventuali complici, per il Tribunale del Riesame di Lecce sussistono gravi indizi di colpevolezza ed esigenze cautelari a carico dei quattro brindisini, in relazione all’accusa di tentata estorsione aggravata ai danni del padre del ragazzo ucciso, Piero Carvone, all’indomani del furto della Lancia Y. Furto consumato dal 19enne, dodici ore prima dell’omicidio. Coincidenza temporale sulla quale si concentrano le indagini. L’auto, stando a quanto verificato dai poliziotti, sarebbe stata abbandonata in seguito a un incidente.

L’accusa di tentata estorsione

 Nella ricostruzione dell’accusa, una volta venuto a conoscenza del nome dell’autore del furto, Lonoce avrebbe chiesto un incontro per definire i termnini della riparazione della Lancia e si sarebbe presentato a casa di Giampiero Carvone, assieme a tre amici.

Per Lonoce, 37 anni, i giudici hanno negato anche l’attenuazione della misura, respingendo la richiesta di arresti domiciliari avanzata dal difensore, Luca Leoci. Le motivazioni saranno depositate nel termine di 45 giorni. Il legale potrà valutare se presentare o meno ricorso in Cassazione. I domiciliari sono stati confermati nei confronti degli altri, considerati complici di Lonoce, Stefano Coluccello, 28 anni, Aldo ed Eupremio Carone, rispettivamente 22 e 21 anni, difesi dagli avvocati Manuela Greco, Gianvito Lillo e Alessandro Gueli. La ricostruzione dell’accusa, illustrata nel provvedimento di arresto, al momento resta in piedi, per nulla scalfita dai ricorsi dei penalisti.

Omicidio Giampiero Carvone, , auto attinta dai colpi 3-2

La difesa

Tutti gli indagati, in sede di interrogatorio di garanzia dinanzi al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, hanno negato di aver mai minacciato o fatto pressioni al padre di Giampiero Carvone respingendo l’accusa di tentata estorsione legata alla richiesta del denaro.

Lonoce, stando al verbale dell’interrogatorio, ha sostenuto di essere amico del 19enne e di aver appreso che fosse stato lui l’autore del furto, dopo aver parlato con il cognato Stefano Coluccello, il quale aveva in uso l’utilitaria, in quel periodo spesso guidata da un suo parente. Conoscendo il responsabile, stando alla sua versione, avrebbe deciso di incontrarlo per un chiarimento e per questo motivo avrebbe citofonato a casa di Carvone. Lonoce ha anche negato di aver danneggiato il portone d’ingresso della palazzina, confermando di aver dato un calcio dopo che il padre del ragazzo aveva detto che il figlio stava dormendo.

Omicidio Giampiero Carvone, , auto attinta dai colp 4-3

L’incontro e l’interessamento di un’altra persona

Lonoce sarebbe salito nell’appartamento solo dopo che il ragazzo si è svegliato. Cosa è successo a questo punto? L’indagato ha sostenuto che il padre di Giampiero si era arrabbiato parecchio per quella visita, poiché a casa c’erano moglie e figlia. Il 37enne ha precisato di non aver minacciato nessuno perché lo stesso Giampiero Carvone gli avrebbe assicurato la propria disponibilità alla ricerca e al montaggio delle parti dell’auto danneggiata.

A tal proposito, sempre secondo la versione di Lonoce, ci sarebbe stato l’interessamento di un’altra persona, il cui nome risulta per esteso nel verbale di interrogatorio: si tratta di un uomo che rientra nella cerchia familiare di Lonoce e Coluccello, il quale sarebbe stato informato del furto, con successivo danneggiamento dell’auto. Dopo quell’incontro, Lonoce sostiene di non essere più andato in via Tevere e di avere avuto contatti con Carvone, né con il figlio e neppure con il padre. E ha aggiunto che la sera in cui avvenne l’omicidio, era a pesca. Resta in carcere, in attesa della conclusione dell’inchiesta.

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