Acque Chiare, cartelle Arneo: dirigente del consorzio sotto inchiesta

Il gip ordina prosecuzione indagine per omissione di atti d’ufficio dopo esposto di uno dei proprietari delle villette. Intanto Abaco chiede pagamento Imu

Il complesso Acque Chiare

BRINDISI – Finisce sotto inchiesta un dirigente del consorzio Arneo, con riferimento ai solleciti di pagamento del tributo, notificati ai proprietari delle villette del villaggio Acque Chiare, nel 2016, anno in cui il complesso era sotto sequestro, a rischio di confisca, per lottizzazione abusiva. L’ipotesi di reato contestata al funzionario, in qualità di responsabile del procedimento amministrativo, è omissione di atti d’ufficio, stando a quanto ha ordinato il gip del Tribunale di Brindisi, disponendo la prosecuzione delle indagini.

La procura di Brindisi

L'ordinanza del gip

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi, Stefania De Angelis, ha accolto l’opposizione all’archiviazione chiesta dal pubblico ministero Pierpaolo Montinaro,  presentata da uno dei proprietari degli immobili, l’avvocato Luca Leoci, lo stesso che tre anni fa presentò un esposto in Procura dopo aver chiesto spiegazioni all’Arneo sulle opere di bonifica che il consorzio sostenne di aver eseguito e sulla mancata applicazione delle disposizioni di legge che sospendono la richiesta di pagamento dei tributi con riferimento agli immobili sequestrati.  

Acque Chiare dal sequestro alla Cassazione

Le villette del complesso finirono sotto sigilli il 28 maggio 2008 e per arrivare alla pronuncia favorevole della Cassazione, i proprietari hanno dovuto attendere undici lunghissimi anni: gli Ermellini lo scorso 6 luglio hanno dichiarato prescritto il reato di lottizzazione abusiva e hanno disposto la restituzione delle case ai proprietari. Ad oggi, la restituzione non è ancora avvenuta, poiché non il dissequestro non è stato eseguito, non essendoci ancora stata la relativa notifica.

La Finanza al villaggio Acque Chiare

Il caso Arneo

La pronuncia del gip De Angelis, invece, è stata notificata alle parti all’esito dell’udienza in camera di consiglio che si è svolta il 10 luglio scorso, in considerazione del fatto che “alla stregua degli atti acquisiti, emerge chi sia il responsabile della pratica amministrativa concernente il pagamento richiesto dal consorzio Arneo”. Si tratta – ha scritto sempre il gip – della “destinataria della diffida” scritta dall’avvocato, come proprietario di una delle villette del complesso, e “notificata con raccomandata il primo agosto 2016”.

Secondo il gip, la “condotta di rilevanza penale appare attribuibile al suddetto indagato” e per questo ha ordinato che il nominativo del dirigente “sia iscritto nel registro delle notizie di reato, ai fini della necessaria prosecuzione delle indagini preliminari”.

L’esposto in Procura

Il penalista nell’estate 2016 scrisse ai vertici dell’Arneo per avere spiegazioni sul sollecito di pagamento per opere di bonifica notificate per ogni immobile, con richiesta di versamento di 52 euro. Nella missiva contestava la richiesta in sé, a prescindere dall’importo per due motivazioni: non solo perché, secondo il legale,  non sarebbe affatto chiaro quali siano state le opere di bonifica al servizio del villaggio Acque Chiare, realizzate dal Consorzio, ma l’Arneo – sempre secondo il professionista -  con i solleciti avrebbe persino dimenticato di prestare attenzione a una recente pronuncia del legislatore, secondo il quale nulla è dovuto in relazione agli immobili sottoposti a sequestro.

Il decreto legislativo

In questo caso, sarebbe rilevante quanto previsto nel decreto legislativo 175 del 2014 e in particolare quanto contenuto nell’articolo 32 a proposito del “regime fiscale” dei beni sottoposti a sequestro. “Durante la vigenza  dei provvedimenti di sequestro e confisca – si legge – e comunque sino all’assegnazione o alla destinazione dei beni a cui si riferiscono, è sospeso il versamento di imposte, tasse e tributi dovuti con riferimento agli immobili oggetto di sequestro, il cui presupposto impositivo consista nella titolarità del diritto di proprietà o nel possesso degli stessi”. Il tributo chiesto dall’Arneo rientrerebbe in questa fattispecie, secondo quanto sostenuto dall’avvocato Leoci nell’esposto che ha portato all’apertura del procedimento penale nei confronti del dirigente del consorzio.

Nonostante le richieste di spiegazioni del legale, risulta agli atti che l’Arneo abbia inviato nuovi solleciti nel 2018 per ottenere il versamento del tributo con riferimento all’anno 2015. “Tale richiesta avveniva nonostante lo stesso Ente si fosse reso conto della illegittimità del tributo, tanto da provvedere per il 2014 allo sgravio della somma pagata”. Importo che, secondo l’avvocato non sarebbe mai stato restituito. Identica situazione riguarderebbe gli altri proprietari delle villette del villaggio Acque Chiare. 

Acque Chiare, la spiaggia il giorno del sequestro

Risale alla fine del mese di maggio 2018 l’integrazione di denuncia a firma di Leoci poiché dagli uffici dell’Arneo, nessuno avrebbe risposto alla richiesta di ulteriori spiegazioni, con indicazione del responsabile della pratica. “Richiesta puntualmente inevasa”, ha sostenuto il professionista che per questo ha chiesto al gip di disporre la prosecuzione delle indagini allo scopo di ascoltare chi firmò le cartelle esattoriali.

Per il sostituto procuratore, al contrario, gli accertamenti posti in essere non hanno fatto emergere alcuna condotta rilevante sul piano penale. Da qui la richiesta di archiviazione per infondatezza della notizia di reato. Per il gip, le indagini vanno portate avanti. Ci saranno, quindi, altri sei mesi di verifiche nei confronti del dirigente Arneo, il quale potrà nominare un difensore di fiducia e chiedere di essere ascoltato, così come potrà depositare una memoria per la ricostruzione della vicenda.

Abaco e l’Imu

In questi giorni, ai proprietari delle villette sono state notificate cartelle di accertamento Imu (imposta comunale sugli immobili) per gli anni 2014, 2015, 2016 e 2017, per un “parziale omesso versamento”. Gli avvisi sono stati spediti dall’Abaco, la società di riscossione dei tributi per conto del Comune di Brindisi. Ma anche in questo caso, trova applicazione il decreto legislativo 175 del 21 novembre 2014. Del resto, l’Abaco ha già provveduto all’annullamento della tassa sui rifiuti urbani, dando applicazione a quelle disposizioni di legge. Il consigliere comunale di Forza Italia, Gianluca Quarta, intende sollevare il caso con una interrogazione rivolta al sindaco e all'assessore al Bilancio.

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