Cronaca

Brindisi, la tassa sui rifiuti e l'arroganza degli "eletti"

Dove manca il conforto della Legge, dove le istituzioni neanche stanno a guardare e la burocrazia è comodamente seduta in poltrona, è conseguenza naturale che prevalga il più forte. Brindisi né è la dimostrazione

Dove manca il conforto della Legge, dove le istituzioni neanche stanno a guardare e la burocrazia è comodamente seduta in poltrona, è conseguenza naturale che prevalga il più forte. Brindisi né è la dimostrazione. Qualche sera fa ho incontrato un amministratore locale appena rieletto in maggioranza, plurivotato e plurinavigato. Si parlava (si fa quello e basta) di spazzatura, dei rifiuti ovunque, di puzza, blatte, mosche e topi. Facevo notare che una discarica a cielo aperto è posta proprio di fronte al mio studio di commercialista per il quale, ogni anno, versiamo al Comune oltre 1000 euro di tassa rifiuti per gettare nel cassonetto un sacchetto di indifferenziata a settimana avendo come concambio lo scempio noto a tutti. La risposta è stata “se tu guadagni 100mila euro l’anno che ti lamenti a fare di 1000 euro di Tari? Paga e basta”.

Forte dei miei studi economico-giuridici facevo sommessamente notare che la tassa non è commisurata al reddito ma proporzionale al servizio di cui il cittadino fruisce: il diritto romano ci dice che se produco un sacchetto di spazzatura a settimana dovrei pagare il costo dello smaltimento di quel sacchetto e non una somma pari al quintuplo di chi getta rifiuti domestici tre volte al giorno. Altro discorso sono i miei 100mila euro di guadagni (bontà sua) per i quali pagherò delle imposte progressive calcolate sul reddito maturato. 

Il discorso era evidentemente troppo ardito, Diritto romano, imposta e tassa,ero forse ad una conferenza di giureconsulti? A riprova del contrario l’affermazione successiva è stata “che se avesse vinto Marino, avrebbero acceso subito il termovalorizzatore!”

All’unisono con un mio vicino che ascoltava il discorso la replica è stata immediata: “era ora!”. Sottolineavo che, esorcizzando il terrorismo ambientale cavalcato dai re degli ignoranti sparsi qua e la, ridicolizzando il motto brindisino del “No a tutto”, gente sicuramente più intelligente di noi ha capito che mandare i rifiuti a 1000km di distanza non fa che triplicare la Tari e che, invece, differenziando, trattando e bruciando il residuo, si produce energia, ci si paga lo smaltimento fino ad azzerare la tanto odiata tassa per la quale Brindisi ha il record nazionale. Del resto sul territorio nazionale ci sono 52 impianti, la maggior parte al nord ed uno proprio a Bolzano, da anni prima Città d’Italia per indice di vivibilità in tandem con la vicina Trento. Città, queste, che forse neanche sanno dove sia Brindisi (al 92mo posto della medesima classifica), visto il baratro non solo in termini di km ma di mentalità che separa le due civiltà (di civili, almeno, vedo le prime due Città, sulla terza mi riservo).

Ma anche qui, con ogni evidenza, il dibattimento era troppo tecnico, Termovalorizzatori, ciclo dei rifiuti, ero forse ad una conferenza di tecnici ambientali? Abbassando ancora il livello dei contenuti, il breve scambio di idee (?) si è concluso quando, facendo io notare la confusione e lo scontro di poteri che regnano nella maggioranza cittadina prim’ancora della convocazione di un primo consiglio comunale, mi è stato risposto “ma che dici, noi dureremo cinque anni e ci dobbiamo pure divertire, alla faccia della Procura, della Prefettura dei Tribunali e di tutti i poteri che cercano di governare a Brindisi!”

No, non ero ad alcuna conferenza, non ad una tavola rotonda, ancor meno in un brainstorming di un centro studi. Ad orecchie basse ho capito che forse non era il caso di continuare. Che senso aveva cercare un dialogo con chi, forte di centinaia di voti, non ha interesse a studiare un argomento ma solo a dimostrare la propria forza percentuale; con chi dice di volersi divertire mentre una città affonda; con chi non intende cambiare nulla rispetto al passato ma, anzi, vuole che sto maledetto Gattopardo campi ancora altri mille anni in una Città sempre più vicina all’Africa più che all’Europa? Ho capito che è inutile portare esempi virtuosi se si preferisce vivacchiare seduti su uno scranno, comodamente adagiati sulla consuetudine di quella Brindisi indolente ed apatica, con tanta voglia di non ricominciare, pronta a bloccare, impedire, interdire, negare. No a tutto, anche se ci dovesse essere un barlume di buono, fosse anche una scommessa vincente, no, non rimbocchiamoci le mani, mai!

Ed ho capito che la colpa è mia. E’ mia e dei tanti, tantissimi uomini e donne di destra, di sinistra ma soprattutto di cultura che, come me, dopo dodici ore di lavoro, la famiglia, e gli impegni privati, non hanno tempo, energie e voglia di attivarsi per dare vita ad un nuovo ragionamento lontano dal viscido stallo in cui da anni siamo impantanati. E’ colpa delle tante menti (rimaste) che si dedicano a sbarcare lecitamente il lunario girando al largo da quella res publica che tanto avrebbe bisogno di intelligenze illuminate. Gente che non ha il posto fisso e garantito, che non ha le pause caffè di due ore per andare a raccogliere voti scambisti, che non ha i permessi o aspettative per motivi elettorali e che per ogni minuto che impiega per altro sa che quel minuto lo sta sottraendo alla propria attività. Gente che, al termine delle elezioni, si accorge affranta che Brindisi è una Città senza più vergogna, che vota gli stessi che due mesi prima governavano assieme ad un sindaco poi arrestato, dove un arresto non ha la forza morale per far tacere il reo, dove il fallimento non è un attestato di inadeguatezza, dove il non aver fatto nulla non è indizio di incapacità.

La colpa è mia e lo sarà sino a quando non avrò voglia e forza di riunire quelle menti e, con loro, capire se, almeno noi, abbiamo lo stimolo per cambiare qualcosa o se è meglio andare via abbandonando quella Città già oppidum romano, diletta degli Svevi, avamposto degli Aragonesi, fortezza fascista, Capitale d’Italia, polo industriale e poi nulla più.

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