Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Cronaca

Le rapine con l’auto della mamma: “Quella Clio deve sparire”

Tre in carcere e due indagati a piede libero: intercettazioni e uso di ricetrasmittenti. Ruolo di leader per Francesco Andriola sotto inchiesta anche ad Ancona per un colpo alla posta e per azioni tentate in gioielleria assieme al gestore di un albergo. I giovani dopo le perquisizioni: "Sono venuti i ladri", erano gli agenti della Mobile

BRINDISI – Nessuno aveva l’auto di proprietà e la chiedevano in prestito alla mamma di uno del gruppo, assolutamente estranea ai fatti. Ma quell’utilitaria, una Clio vecchio modello di colore grigio, era diventata un problema: “Deve sparire quella macchina”. Perché gli agenti della Mobile l’avevano messa in relazione alle rapine al Dok di viale Belgio, rione Bozzano, a Brindisi, e alla farmacia Rigliano di via Pola, a Latiano.

Marco De Michele-2Per quei colpi, messi a segno a distanza di un mese, sono stati arrestati Marco De Michele, 24 anni, il giovane che chiedeva alla madre la disponibilità dell’auto alla cui guida ci sarebbe stato Francesco Andriola, 29, ritenuto il leader in quanto considerato l’ideatore delle azioni, e Gianluca Romano, 23. Tutti nati e residenti a Brindisi. In due, un ragazzo di Brindisi e un mesagnese residente a Latiano sono rimasti a piede libero nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Raffaele Casto, il quale ha chiesto e ottenuto dal gip Maurizio Saso l’ordinanza di custodia cautelare eseguita dagli agenti della sezione Antirapina della Mobile, diretti dal vice questore Alberto Somma.

Gianluca Romano-2L’utilitaria rappresenta uno degli indizi di colpevolezza a carico degli indagati, il primo ad essere stato raccolto dai poliziotti nell’informativa scritta dall’ispettore Cosimo Pizza subito dopo la rapina consumata nel supermercato Dok il 27 novembre 2015 attorno alle 15,45: l’ascolto dei testimoni e delle cassiere ha portato subito alla ricerca di una Clio di colore grigio “con alcune ammaccature”, particolari e targa evidenziati una volta esaminate le immagini delle telecamere del market. Da qui i primi passi che hanno portato a identificare i giovani ritenuti autori del colpo che ha fruttato 900 euro più un Bancoposta usato il giorno successivo, alle 16,32, allo sportello del rione Perrino, dove sono stati prelevati 130 euro.

Chi come l’ispettore Pizza e gli altri della Mobile conosce il territorio, intuì che la targa poteva essere “posticcia allo scopo di sviare le indagini”. Se quella Clio era in suo a Brindisi e se i rapinatori erano del posto, stando all’accento, doveva saltare fuori da qualche parte e infatti è andata così: il 10 dicembre successivo, un poliziotto libero dal servizio ha visto una Clio vecchio modello di colore grigio parcheggiata davanti al supermercato Famila di via della Torretta, rione Paradiso, e annotò la targa. L’auto era ed è intestata alla madre di De Michele e gli agenti hanno deciso di seguire la vettura a distanza facendo affidamento al Gps. E di ascoltare le conversazioni al telefono tra un gruppo di giovani.

rapina dok brindisi1-2Il localizzatore ha permesso di avere conferma sul tragitto percorso dalla Clio il giorno in cui venne consumata la rapina nella farmacia di Latiano, il 22 dicembre, attorno alle 20. Bottino pari a 800 euro.  Modello e targa sono state segnalate anche da una guardia giurata dell’istituto Vigil Nova srl. Le intercettazioni hanno portato ad avere conferma della composizione del gruppo, anche sei i ragazzi hanno parlato poco nel timore di essere ascoltati dai “ladri”, termine usato per riferirsi agli agenti che l’8 gennaio scorso hanno effettuato una perquisizione aggiungendo un ulteriore indizio di colpevolezza, costituito dai vestiti trovati a casa di due giovani, Gianluca Romano e Marco De Michele. “Sono gli stessi di quelli indossati dai rapinatori”, è scritto nell’ordinanza.

Nel provvedimento di arresto, inoltre, ci sono i nomi di altri due ragazzi a casa dei quali i poliziotti hanno trovato “ricetrasmittenti usate per comunicare” perché entrambi, in quel periodo, “erano agli arresti domiciliari”. Secondo il gip il Andriola avrebbe avuto un ruolo di primo piano, come peraltro lui stesso ha ammesso in un telefonata intercettata: “Devo andare  io a farlo, devo fare il leader no?”. L’altro gli aveva chiesto: “Lo stanno facendo il torneo di poker?”. E Andriola di nuovo: “Se non mischio io le carte”.

Francesco Andriola-3Andriola è sotto inchiesta, assieme ad altri due brindisini, ad Ancona in relazione a un colpo consumato nell’ufficio postale di Marina di Montemarciano e ad alcune azioni tentate in gioiellerie del posto: “Il 19 gennaio 2016 la Squadra Mobile di Ancona riferiva di una rapina alla posta ad opera di tre individuati travisati e armati”, ha ricordato il gip nell’ordinanza.

“L’ufficio consapevole del fatto che in passato e in più occasioni erano state eseguite rapine da soggetti giunti da Brindisi e considerando la presenza ad Ancona di un noto basista Massimiliano (c’è anche il cognome, ndr), scriveva alla Mobile di Brindisi per appurare la presenza di Andriola e di Cosimo (anche in questo caso c’è il cognome, ndr)”. Entrambi “risultavano presenti presso la struttura alberghiera gestita da Massimiliano, nonché i loro tentativi di perpetrare rapine ai danni di alcune gioiellerie”.

Il 25 gennaio successivo, Francesco Andriola e quel Cosimo sono stati deferiti in stato di libertà non solo per le vicende di Ancona, ma anche per una “tentata rapina presso il casello autostradale di Bari”. Circostanza che lo stesso Andriola ammette parlando al telefono: “A Bari mi hanno preso?”. Chi? “Coco Pizza”, risponde facendo il nome dell’ispettore che per primo lo ha indicato come autore della rapina al Dok. “E da lunedì che si trovava dietro di me e meno male che ho lasciato il telefono a casa”. Evidentemente non è servito.

I tre arrestati saranno ascoltati dal giudice per le indagini preliminari nelle prossime ore. Il carcere, secondo il gip, è la sola misura cautelare possibile tenuto conto dell’”obiettiva gravità delle rapine, della personalità connotata negativamente che offre spunti di infausta valenza tali da costituire altrettanti, sicuri indici di probabile e specifica recidivanza anche con l’uso di armi e di violenza alle persona”.

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