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Il porto di Bar, in Montenegro

Il porto di Bar, in Montenegro

Scu, esame Dna su cadavere in Montenegro: “Ossa di Nicolai Lippolis”

L’omicidio risalirebbe al 1998. Depositati i risultati della perizia genetica nel processo d’appello bis. Per Cincinnato, Belfiore, Guarini ed Epicoco chiesta conferma condanna

BRINDISI – Dieci anni di interrogativi dopo la scoperta di resti scheletrici a Bar, in Montenegro, sotto un ponte, prima di avere una risposta sulla identità: le ossa scoperte nel 2009 sono quel che rimane di Nicolai Lippolis, ucciso nelle logiche delle vendette interne alla Sacra Corona Unita nel 1998. L’esame del Dna ha dato la conferma che mancava, dopo i dubbi sollevati nel processo d’appello bis nei confronti di quattro brindisini imputati con l’accusa di omicidio di stampo mafioso, aggravato dalla premeditazione.

Tribunale di Brindisi-2

Gli imputati

I risultati della perizia genetica sono stati depositati nei giorni scorsi. Sono sotto processo dinanzi ai giudici, togati e popolari, della Corte d’Assise d’Appello di Taranto, dopo l’annullamento con rinvio della Cassazione, ci sono: Marcello Cincinnato, 52 anni, di Mesagne,  condannato nel primo processo d’appello a Lecce a venti anni dai trent’anni di reclusione inflitti in primo grado dal gup (rito abbreviato); Tommaso Belfiore, otto anni e quattro mesi a fronte della prima condanna a undici anni, dopo il riconoscimento dello status di collaboratore di giustizia; Emanuele Guarini, 45 anni, di  Mesagne, condannato a 30 anni e Antonio Epicoco, 45 anni, di Mesagne, condannato alla stessa pena di 30 anni di reclusione. Il procuratore generale ha chiesto alla Corte la conferma della condanna inflitta ai giudici salentini.

 Gli imputati furono arrestati il 14 ottobre 2013, nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Lecce chiamata Zero, su una serie di fatti di sangue inquadrati nelle dinamiche interne alla Scu, l’associazione di stampo mafioso a Brindisi e provincia. Cincinnato, Epicoco e Guarini furono scarcerati per decorrenza dei termini massimi di custodia cautelare il 19 aprile 2018. Per tutti venne disposto l’obbligo di firma, come unica misura di limitazione della libertà personale, in attesa della sentenza. Belfiore, invece, era già libero.

Il processo pendente dinanzi alla Corte d’Assise d’Appello di Taranto è conseguenza dell’accoglimento in Cassazione di ricorsi discussi dagli avvocati difensori Cinzia Cavallo, Raffaele Missere, Rosanna Saracino e Marcello Falcone del foro di Brindisi.

raffaele missere e rosanna saracino-3

L’accusa e le aggravanti

L’accusa mossa dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Lecce è omicidio di stampo mafioso, imbastita anche sulle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia: “In concorso tra loro e con Eugenio Carbone, deceduto, cagionavamo la morte di Lippolis, colpendolo con un piccone e con colpi di arma da fuoco, per poi seppellirlo in una fossa appositamente scavata”, si legge nel capo di imputazione. “Cincinnato e Leo avendo convinto e determinato Carbone e Belfiore a punire Lippolis, Belfiore incaricato Epicoco, suo affiliato, che unitamente a Guarini eseguiva l’omicidio”.

E’ contestata la premeditazione: “al fine di agevolare l’associazione di tipo mafioso denominata Sacra Corona Unita, mediante l’eliminazione di chi aveva i più occasioni contravvenuto alle regole del sodalizio spacciando sostanze stupefacente senza il consenso e partecipando alla commissione di furti estranei al programma criminoso del gruppo e infine rubando un’Audi 80 di proprietà di Cincinnato”.

I verbali resi dai pentiti sono stati contestati dai penalisti perché le dichiarazioni sono ritenute “contraddittorie” sui aspetti importanti come le “condizioni in cui venne ritrovato il cadavere che si suppone appartenere a Lippolis”. Il dubbio sull’appartenenza a Lippolis dei resti scheletri, trovati a Bar, in Montenegro, venne sollevato sin dall’esecuzione dei provvedimenti di custodia cautelare poiché mancava l’esame del Dna.

L'esame del Dna e la rogatoria

L’esame basato sulla comparazione genetica è stato disposto solo dalla Corte d’Assise d’appello di Taranto, dopo il rinvio della Cassazione. Ed è stato eseguito una volta ottenuto il via libera delle  autorità montenegrine successivamente al nulla osta per la richiesta di rogatoria all’Alta Corte di giustizia di Podgorica, competente per territorio.

Il Dna ricavato dai resti dello scheletro è stato confrontato con quello dei fratelli di Nicolai Lippolis. La comparazione ha accertato che si tratta effettivamente di ossa appartenenti a Lippolis, la cui scomparsa venne denunciata alla fine degli anni Novanta.

La difesa

Il fatto di sangue risalirebbe al 1998. I resti furono scoperti il 7 ottobre 2009. Secondo la difesa, resta “l’assoluta incertezza sulla data dell’omicidio: “Belfiore vuole che il fatto di sangue avvenne nel gennaio 2000, in contrasto con quanto dichiarato da Leo Cosimo, il quale afferma di aver frequentato Lippolis sino a marzo 2000”.  Inoltre, sempre secondo i difensori, “tutti i collaboratori affermano che Lippolis fu denudato, mentre il cadavere rinvenuto era vestito”.

E ancora: nei verbali agli atti del processo, si parla di “picconate, mentre il cadavere risulta appartenere a persona uccisa con armi da fuoco che non presenta fratture compatibili con le picconate”. Non da ultimo, sempre secondo i difensori, occorre far riferimento al movente: “Per alcuni sarebbe legato al furto di un’auto, per altri al traffico di droga e per altri ancora sia all’una che all’altra causa”. I difensori prenderanno la parola per le arringhe in occasione della prossima udienza. La sentenza del processo d’appello bis è attesa a breve. I familiari di Lippolis, aspettano di conoscere la verità.

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